Una sala della mostra “Plasmato dal fuoco” a Palazzo Pitti. Courtesy Galleri degli Uffizi

Firenze – Un’inedita Venere al bagno, realizzata dal Giambologna per Enrico IV di Francia e mai esposta fino ad oggi al grande pubblico, sprigiona tutta la potenza e l’energia plastica del bronzo.
Accanto a questa donna sensuale si affianca un piccolo nucleo di opere dello scultore fiammingo, eletto artista di corte da Francesco I de’ Medici, e con il quale ha inizio la grande stagione della bronzistica fiorentina culminata nella seconda metà del ‘600 con artisti celebri, da Giovan Battista Foggini a Massimiliano Soldani Benzi.
Alla potenza del bronzo barocco tra eros e sacro Palazzo Pitti dedica una mostra che accoglie 170 opere, alcune delle quali frutto di prestigiosi prestiti da musei internazionali, dai Musei Vaticani all’Hermitage, dal Getty di Los Angeles alla National Gallery of Art di Washington.

L’esposizione offre per la prima volta un racconto completo ed esaustivo della scultura in bronzo nel capoluogo toscano, che conobbe il suo apice al tempo degli ultimi granduchi di casa Medici.
Questa scultura divenne moneta corrente per doni diplomatici con le altre corti europee, oggetto di commissioni importanti da parte delle teste coronate e della nobiltà del continente, ma anche materia di scambi di natura tecnica e mercantile.

Accanto al San Giovanni del Giambologna, restaurato per l’occasione, nelle sale del Tesoro dei Granduchi di Palazzo Pitti tornano da Roma le copie delle antiche statue della Tribuna del Buontalenti, realizzate in bronzo dal Foggini con la probabile collaborazione di Pietro Cipriani.

Del maestro Soldani Benzi si potrà invece ammirare il bronzo con l’incontro tra Gesù bambino e San Giovannino e ancora non mancano gli ostensori, i ricchissimi oggetti sacri, la raccolta di 42 disegni di Soldani Benzi, uno straordinario blocco di fogli acquistati dagli Uffizi solo un anno e mezzo fa, e alcuni dipinti, tra i quali anche tele del Dandini e del Bimbi, messe in dialogo con la plasticità delle sculture.

È un piacere straordinario poter per la prima volta esplorare come merita questo capitolo di storia dell’arte tra Firenze e l’Europa, che dal tardo Cinquecento in poi è stato cruciale per la magnificenza della corte medicea – ha spiegato il direttore degli Uffizi Eike Schmidt -. La glorificazione del casato mediceo affrescata sulle pareti sembra amplificare l’argomento della scultura barocca fiorentina, che con l’energia plastica e danzante del bronzo celebra a sua volta l’inventiva e il magnifico cosmopolitismo del gusto di Firenze al tempo dei Medici”.

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