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Covid, libertà e filantropia: all’asta le opere realizzate da Alberto Di Fabio, Lorenzo Marini e Fulvio Morella durante il lockdown

Dal 25 novembre al 5 dicembre Cramum partecipa con tre artisti di fama internazionale – Alberto di Fabio, Lorenzo Marini Fulvio Morella – a “SCUSATE IL DISTURBO 2020”. Si tratta della decima edizione della celebre asta benefica (quest’anno online) promossa da “ilVolo Onlus” insieme a Sotheby’s. Grazie alla generosità degli artisti tutto il ricavato raccolto sarà destinato al sostegno della Comunità terapeutico-riabilitativa Villa Ratti di Monticello Brianza ove opera l’équipe multidisciplinare di professionisti

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de Il Volo Onlus.

Al fianco di altre importanti opere d’arte e di design donate dai numerosi partner del progetto, il direttore artistico di Cramum Sabino Maria Frassà ha voluto proporre tre opere realizzate da noti artisti durante il primo periodo di lockdown: dal dipinto-preghiera di Alberto Di Fabio all’alfabeto del Covid di Lorenzo Marini alla scultura in legno e pietra di Fulvio Morella ispirata al volo degli uccelli. Sabino Maria Frassà spiega così questa scelta: “l’arte da sempre anticipa i tempi per guardare lontano. Proprio perché è innegabile il fatto che la pandemia abbia stravolto la nostra vita, è interessante comprendere come alcuni artisti siano riusciti a reagire rielaborando ed assimilando questa condizione attraverso la propria creatività. Il risultato sono opere accomunate da una profonda riflessione sul significato di felicità e di libertà al di là e a prescindere dalle contingenti limitazioni fisiche. L’arte sembra così spronarci a recuperare in primo luogo una piena libertà mentale“.

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Il link dell’asta sarà pubblicato online su tutti i canali social e istituzionali dei promotori e dei partner dell’iniziativa il 25 novembre; già disponibile invece in versione digitale il catalogo con tutte le opere in asta.

Alberto Di Fabio è tra gli artisti italiani più famosi al mondo. Persona molto sensibile, Alberto Di Fabio si è rifugiato nel suo mondo artistico per fuggire al coronavirus e alle paure dipingendo un nuovo ciclo di opere “Mandala”, che la stampa internazionale ha subito apprezzato e raccontato. L’artista descrive spesso tutte le sue opere come “preghiere universali per il Mondo che verrà“. In questo ciclo di opere emerge una sorta di sincretismo spirituale:  la dimensione rituale dei geometrici mandala induisti è “fusa” con la rappresentazione buddista dell’Universo. I “mandala” di Alberto Di Fabio descrivono così la complessità come il punto di incontro tra margini e centro, ovvero tra tutti quegli elementi che solo apparentemente ci sembrano “opposti” e lontani. Questo ciclo di opere ha rappresentato per l’artista un’occasione importante per ritrovare un momento di felicità ed è il segno che l’arte può trasformare le costrizioni fisiche e la solitudine in sublimazione dell’anima e occasione per liberare la propria fantasia. “In fondo la libertà è anche una condizione mentale oltre che fisica” ricorda l’artista commentando le opere “Mandala”.

Lorenzo Marini, l’artista che con i suoi tram ci ha dato il ben tornato nelle città a Maggio, ha trascorso il lockdown a Milano: aveva con sé poche opere non selezionate per la mostra milanese (Out of Words da Gaggenau Hub), pochi strumenti, ma tanta la voglia di continuare a vivere, lavorare e raccontarsi. L’artista decise quindi di rielaborare una vecchia opera dando vita a una sorta di alfabeto della vita ai tempi del coronavirus. Il titolo C19SH è infatti non è altro che l’acronimo di COVID 19 STAY HOME: ogni lettera è collegata a un’immagine o simbolo della pandemia: alla “C” è aggiunta il numero 19, la H diventa “home”, la S di Stay, la W di smart-working. La riflessione sul senso più profondo della libertà è al centro di quest’opera: non solo la lettera F è affiancata dalla parola “freedom”,  ma anche la lettera “L” è sia una pistola sia la parola libertà. L’ultima lettera “Z” è collegata con il cinematografico “the end” perché prima o poi tutto passa e finisce.

Fulvio Morella, noto per aver portato la tornitura nell’arte contemporanea, ha realizzato durante il lockdown un’opera ispirandosi all’apertura alare del gabbiano, simbolo stesso del vero senso della parola “libertà”. Come lo stesso artista scrive nel libro d’artista, che accompagna l’opera, “imparare a volare, anche per il gabbiano, non è cosa semplice. Tentativi, solitudine e possibilità di fallimento: sono queste le tappe attraverso cui dovrà passare per raggiungere la sua massima aspirazione, ovvero imparare a volare. Ed essere libero“. Con il consueto rigore che contraddistingue il modus operandi di Fulvio Morella “VOLO: ali di gabbiano” è stata progettata partendo dall’analisi quasi scientifica dell’animale. La forma dell’opera ricalca così in scala il profilo dell’apertura alare di un gabbiano. La scelta di Morella del soggetto rappresentato non stupisce e conferma il vivo interesse dell’artista per la valorizzazione della natura nelle sue opere. Del tutto innovativo invece l’accostamento della pietra al legno: l’opera nasce infatti da un monoblocco di frassino, legname valtellinese, scelto per il suo colore pastello tenue, e incorpora un cuore di serpentino della Valmalenco.