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Da Van Gogh a Picasso: per la prima volta in Italia i gioielli della Collezione Thannhauser

© Succession Picasso, by SIAE 2019 | Pablo Picasso, Donna dai capelli gialli (Femme aux cheveux jaunes), 27 dicembre 1931 Olio e Ripolin (est.) su tela , 100 x 81 cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York Thannhauser Collection, Donazione Justin K. Thannhauser 78.2514.59

Milano – Non si erano più visti in Europa da quando il loro proprietario emigrò negli States per sfuggire alle persecuzioni naziste. Ma i capolavori della Collezione Thannhauser hanno una lunga storia da raccontare. Dopo le tappe al Guggenheim di Bilbao e all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, 50 grandi dipinti di maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie del Novecento approdano a Palazzo Reale di Milano in una delle mostre più attese della stagione.

In prestito dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York, dove arrivarono nel 1963 grazie all’opulenta donazione della famiglia Thannhauser, ammiriamo tesori come la Montagna Blu di Vasilij Kandinskij, Davanti allo specchio di Édouard Manet, Palazzo Ducale visto da San Giorgio Maggiore di Claude Monet, Montagne a Saint-Remy di Vincent Van Gogh.
E l’elenco potrebbe proseguire a lungo, tra meraviglie uscite dal pennello di Paul Gauguin, Edgar Degas, Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir e un importante nucleo di opere di Pablo Picasso (la collezione ne annovera ben 30, in grado di offrire uno sguardo d’insieme sull’intera carriera dell’artista).
Curato da Megan Fontanella, conservatrice d’arte moderna al Guggenheim, il percorso di Guggenheim. La Collezione Thannauser. Da Van Gogh a Picasso è arricchito da altri gioielli dello stesso periodo scelti tra le collezioni del museo newyorkese, per mostrare come luminose pagine di pittura si intreccino alle vicende di una famiglia di grandi collezionisti.
Particolare attenzione meritano alcuni dipinti recentemente restaurati dalla Fondazione Guggenheim, come Strada con sottopasso di Van Gogh, di cui si apprezza finalmente la profondità dei colori, e Donna con vestito a righe di Manet, affidata alle cure dei restauratori per oltre tre anni, che offre un puntuale spaccato sulla moda femminile tardo ottocentesca.

Ma chi erano i Thannhauser? Probabilmente senza di loro la storia dell’arte moderna non sarebbe stata la stessa. “Spero che tutto ciò verrà apprezzato, è tutta la mia vita” disse Justin Thannhauser nel 1963, quando donò alla Fondazione Guggenheim la collezione iniziata dal padre e ampliata negli anni insieme alla moglie Hilde. Il tempo non poteva che dargli ragione.
Facciamo ora un passo indietro, per cogliere tutta la profondità della nostra storia. Nel 1905 Heinrich Thannhauser, imprenditore ebreo basato a Monaco, abbandona gli affari nel campo dell’abbigliamento per entrare nel mercato dell’arte. Tre anni dopo organizza nella sua galleria la prima grande mostra su Van Gogh in Germania. Con l’aiuto del figlio Justin, seguiranno pionieristiche esposizioni sul gruppo Blaue Reiter (il Cavaliere Azzurro) e su Picasso, con cui il giovane intreccerà un rapporto d’amicizia.

Nell’arco di un trentennio le gallerie Tannhauser aprono filiali a Berlino, Parigi e Lucerna presentando al pubblico capolavori di Degas, Gauguin, Matisse, Monet. Dopo la morte di Heinrich nel 1935, l’avanzare del nazismo costringe Justin a spostarsi di paese in paese. Fino al 1940, quando si imbarca per New York e inizia qui una nuova vita. Meta favorita della diaspora degli artisti europei, nel dopoguerra la Grande Mela strappa a Parigi il primato di capitale mondiale dell’arte. In poco tempo la casa di Justin Thannhauser diventa ritrovo abituale dei protagonisti della cultura dell’epoca: alle sue serate è possibile incontrare Leonard Bernstein e Marcel Duchamp, Arturo Toscanini o Louise Bourgeois, Henri Cartier-Bresson, Jean Renoir.
Il resto è storia nota. Non resta che ammirarla a Milano.

Promossa e prodotta da Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, Guggenheim. La Collezione Thannauser. Da Van Gogh a Picasso sarà visitabile a Palazzo Reale fino al 1° marzo 2020.

 

 

 

 

 

 

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