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Giorgio de Chirico a Palazzo Reale: la carriera del “pictor optimus” in 100 opere

Giorgio de Chirico, L’enigma di una giornata, 1914. Courtesy Electa

Milano – Il mondo “fantasmico” di Giorgio de Chirico popolato da manichini, cavalieri, nature morte, vite silenti, scorre attraverso la carriera del “pictor optimus”, raccontata a Palazzo Reale in cento capolavori.
A distanza di quasi cinquant’anni dall’ultima personale del 1970, l’esposizione che Milano dedica al pittore di Volo offre la chiave d’accesso a una pittura ermetica che affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che conquista Andy Warhol, gettando infine scompiglio con le sue irriverenti rivisitazioni del Barocco.
L’appuntamento con la mostra a cura di Luca Massimo Barbero è dal 25 settembre al 12 gennaio, quando otto sale di Palazzo Reale accoglieranno un cospicuo corpus di opere provenienti da importanti musei internazionali – dalla Tate Modern di Londra, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, dalla Menil Collection di Huston al Museu de Arte Contemporãnea da Universidade de São Paulo – a comporre un percorso che procede per temi pensati secondo accostamenti inediti e originali confronti. Il viaggio inizia nella Grecia dell’infanzia, a partire dal Centauro morente del 1909 – dipinto nel quale sono ancora evidenti l’apprendistato accademico e l’importanza della famiglia nella costruzione dell’iconografia dell’artista – per approdare alla rimeditazione della metafisica.

Al centro di questa ampia narrazione fortemente legata alla vicenda biografica, a una vasta produzione letteraria e a una profonda speculazione filosofica, la metafisica, la prima rivoluzione pittorica messa a punto da de Chirico che trasforma i dipinti in veri enigmi. Ma anche i giochi di prospettiva che fanno dell’artista l’antesignano del Surrealismo.
Se da un lato Le printemps de l’ingénieur e Interno metafisico (con faro) riportano il visitatore in un universo familiare, dall’altro Melancolia ermetica, in arrivo dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, segna la fine del suo soggiorno ferrarese con un insieme di scatole e di oggetti dall’equilibrio instabile, metafora di uno stato d’animo incerto.

Se la quarta sala è un omaggio alla pittura del maestro – con temi quali l’autoritratto, la natura morta e il mito – la quinta passa in rassegna il manichino, tema cardine della poetica dell’artista, presentato in mostra secondo differenti declinazioni.
Al tema degli interni – cui è dedicata la sesta sala, con templi divenuti giocattoli, grandi nudi sovradimensionati e trasfigurati, insieme a pinete che crescono nella camera stessa dell’artista – segue quello dei gladiatori.
I gladiatori eccezionalmente raccolti in questa stanza appartenevano al ciclo pittorico che il mercante Léonce Rosenberg aveva commissionato a de Chirico tra il 1928 e il 1929. Qui è inoltre possibile apprezzare un piccolo omaggio alla serie dei Bagni misteriosi del 1935: degli ermetici arcani che solo l’intuizione dell’arista è in grado di sciogliere.

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