avvocatoinprimafila il metodo apf

Il caos dentro. Nel mondo di Frida Kahlo

Frida Kahlo. Il caos dentro

Roma
“Una bomba con un nastro intorno”, così André Breton definì l’arte di Frida, a indicare come l’intensità prorompente dei suoi dipinti sia vestita di bellezza e tecnica ricercata. Dal 12 ottobre al 29 marzo un nuovo progetto espositivo proverà ad andare al cuore di un personaggio tanto popolare quanto complesso.
Sono diversi i mezzi impiegati dai curatori Sergio Uribe, Alejandra Matiz, Ezio Pagano e Maria Rosso per raccontare l’universo della pittrice: Frida Kahlo. Il caos dentro è una mostra “sensoriale” che si avvale di tecnologie immersive e coinvolgenti, ma presenta anche rare fotografie personali, preziosi ritratti d’autore, abiti, gioielli, pagine di diario, lettere scritte dall’artista di suo pugno. E per i fan della Kahlo c’è una chicca inedita in Italia: il dipinto Piden aeroplanos y les dan alas de petate (Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia, 1938), ispirato a un ricordo di infanzia, che esprime bene il connubio di dolore e forza d’animo alla base della “bomba” Frida. Sono in mostra poi il ritratto della pittrice che Diego Rivera disegnò nel 1954 e la Nina de los abanicos, sempre di Rivera. Non a caso, ha spiegato la curatrice Maria Rosso uno dei meriti dell’allestimento è di dare ragione del rapporto della Kahlo con il muralista messicano, un amore fatto di affanni, entusiasmi e burrasche che finì per confondere le acque sul valore di entrambi come artisti.

Tra aneddoti e curiosità, l’itinerario allestito al SET-Spazio Eventi Tirso ci trasporta nel caos di un’esistenza diventata leggenda, ma non sempre adeguatamente compresa: dalla politica alla trama di relazioni che Frida e Diego intrattennero con grandi personaggi dell’epoca, fino al rapporto della pittrice con il proprio corpo, al legame con gli allievi o alla sua visione dell’attività creativa. Se grandi immagini in formato Modlight introducono i focus sulle singole opere, la tecnologia ci apre anche la porta di Casa Azul, la dimora dell’artista nei dintorni di Città del Messico che conosciamo da fotografie e autoritratti e che oggi è un museo dedicato alla Kahlo. Attraverso le riproduzioni dell’iconica camera da letto, dello studio e del coloratissimo giardino entriamo letteralmente nella quotidianità dell’artista.
Ma a smascherare definitivamente l’ocultadora – come lei stessa amava definirsi – sono gli scatti di Leo Matiz, il fotografo colombiano legato a Frida da una profonda amicizia, “scoperti” dai curatori in Sicilia, al Museum Bagheria. In queste immagini un gioco di sguardi e di sensibilità ci accompagna fin sullasoglia di un miracolo: quello dell’arte che nasce “da una ferita che diviene luce”, come diceva Georges Braque.

Leggi anche:
• Frida. Il caos dentro

Fonte

Exit mobile version