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Land art e sculture all’aperto: le installazioni da scoprire d’estate

Yayoi Kusama, Narcissus Garden, 1966. Lousiana Museum, Humlebaek of Modern Art,

Giganti di pietra, sculture di specchi, pitture effimere che svaniranno nell’abbraccio della natura: l’arte incontra l’ambiente e si ispira, prendendo forme virtualmente infinite. Giardini storici, parchi, lungomare e prati di montagna cambiano volto in un dialogo fecondo. Dall’Inghilterra alla Svizzera, dalla Danimarca all’Italia, ecco le tappe da non perdere nell’estate 2020.

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C’è ancora poco tempo per ammirare World in Progress,

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l’opera di land art realizzata dall’artista svizzero Saype per i 75 anni delle Nazioni Unite nel grande prato davanti alla sede ONU di Ginevra: le vernici biodegradabili da cui è composto si scioglieranno velocemente seguendo il ciclo della natura. Su 6 mila metri quadri del dipinto è possibile scorgere due bambini intenti a disegnare sull’erba: attraverso i loro gessetti prende forma un mondo ideale fatto di amici che si danno la mano, alberi e animali. Dopo Beyond di Crisis, che nel cuore delle Alpi ha lanciato un messaggio di speranza durante l’emergenza coronavirus, Saype è pronto a riprendere appena possibile il suo tour del mondo con il progetto Beyond the Walls, che l’ha visto protagonista nel 2019 ai piedi della Torre Eiffel.


Saype, World in Progress, 2020, Ginevra. © Saype

Nel giardino del Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaek, in Danimarca, la scena è della vulcanica Yayoi Kusama. Qui 800 sfere di acciaio specchiante fluttuano sulla superficie di un laghetto, producendo una suggestiva sinfonia di riflessi. Alla base del lavoro c’è il mito greco di Narciso, che si innamorò di se stesso scorgendo il proprio volto riflesso nell’acqua di un ruscello. Narcissus Garden è “un’opera selvaggia in cui le sfere si muovono liberamente e mostrano tutto quello che è già lì intorno a loro”, ha detto la curatrice Marie Laurberg: “Tutto muta di continuo in visioni fugaci”. Creata per la Biennale di Venezia del 1966 e modificata in una versione ad hoc per il museo danese, l’installazione di Kusama è in buona compagnia ad Humlebaek: il parco esplora il rapporto tra arte e natura attraverso le sculture di Jean Arp, Alexander Calder, Joan Mirò, Alexandre Dubuffet, Richard Serra.


Yayoi Kusama, Narcissus Garden, 1966. Lousiana Museum, Humlebaek of Modern Art

Nelle verdi campagne di Norfolk, nell’Inghilterra orientale, l’architettura palladiana della storica Houghton Hall incontra il contemporaneo di Anish Kapoor. Fino al prossimo 1° novembre ventiquattro grandi sculture, disegni e opere di dimensioni minori raccontano l’originale ricerca dell’artista di origine indiana. Sono molti i lavori esposti all’aperto, tra gli alberi e i prati della tenuta che appartenne al Primo Ministro Robert Walpole: oltre al gigantesco Sky Mirror, che trasforma lo spazio circostante ribaltando il mondo verso il basso, troviamo opere marmo di ogni forma e colore. Una vasta collezione di scultura contemporanea arricchisce il fascino del parco di Houghton con creazioni di Henry Moore, Rachel Whiteread, Stephen Cox, Richard Long, Anya Gallaccio.


Anish Kapoor at Houghton Hall, 19 luglio-1 novembre 2020. Courtesy Houghton Hall

E in Italia? Ecco le ultime novità. La scultura incontra il mare a Forte dei Marmi nel progetto Conversations with a Changing World dell’artista e fotografo svizzero Giacomo “Jack” Braglia. Reduce dalla 58° Biennale di Venezia e dalla vittoria del Visvamitra International Award of Excellence 2019, Braglia riflette sui temi dell’ambiente con opere al confine tra le arti. La fotografia si fonde con la scultura e conquista le tre dimensioni sul lungomare della città toscana. “Le nuove opere Same Outcome e Pollution Suppliers sono il frutto di alcuni miei viaggi in Paesi dove la natura è costantemente violentata”, ha raccontato l’artista. Esposta anche l’installazione The Twin Bottles. Message in a Bottle, realizzata a quattro mani con lo scultore Helidon Xhixha: dopo il debutto della scorsa estate a Venezia sul Canal Grande è diventata un simbolo della lotta contro la plastica nei mari.


Francesco Arena, Anello, 2020. Foto di Amalia Di Lanno. Courtesy Parco Archeologico del Colosseo

Anello di Francesco Arena è la prima installazione contemporanea permanente nel Parco Archeologico del Colosseo. Largo 410 centimetri, alto 50 e spesso 20, proietta sull’erba della vecchia Vigna Barberini, sul Palatino, i bagliori caldi del bronzo. Opaco all’esterno e scintillante nel bordo interno, come un gigantesco gioiello porta incisa una frase di Virginia Woolf: “The very stone one kicks with one’s boot will outlast Shakespeare” (“Quella pietra che calci con lo stivale sopravviverà a Shakespeare”). La pietra in questione è il fusto di un’antica colonna marmorea adagiata sul prato, che Arena ha trovato sul posto e circondato con la sua opera. I suoi riflessi nell’Anello si confondono con le lettere incise nel bronzo, in una riflessione che lega la resilienza della materia alle memorie della Città Eterna.

In Val di Fiemme, infine, sta per prendere il via RespirArt, la manifestazione di arte ambientale più alta del mondo. Nuove creazioni gareggeranno in bellezza con le cime delle Dolomiti e con le opere incluse nel percorso permanente di tre chilometri del parco, come Il giardino di Danae del giapponese Hidetoshi Nagasawa. Dal 18 al 25 giugno sono attese Patrizia Giambi, ex collaboratrice di Maurizio Cattelan, e i land artist Gabriele Meneguzzi e Vincenzo Sponga. L’installazione Reggia barbarica di Giambi avvolgerà i visitatori in un caldo abbraccio di feltro e legni di recupero, con un richiamo alla fertilità della natura. Punto e virgole di Meneguzzi e Sponga offrirà invece nuove letture dell’ambiente dolomitico con un’inedita punteggiatura di ferro, rami e zolle di muschio.


Hidetoshi Nagasawa, Il giardino di Danae, 2013. Foto Graziano Bosin. Courtesy Respirart

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