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Le Muse inquiete: la Biennale a confronto con i suoi 125 anni di storia in una grande mostra a Venezia

Aperto 90, Jeff and Ilona, Made in Heaven, 1990, 44 Esposizione Internazionale d’Arte | Foto: © Giorgio Zucchiatti

Venezia – Un dialogo inedito, figlio di un confronto eccezionale tra Arte, Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro, ripercorre i momenti cruciali succedutisi nei 125 anni di Biennale, tra guerre, boicottaggi, proteste, scontri generazionali.
La macchina della Biennale non ci sta a ricordare il 2020 soltanto come l’anno della pandemia, e in attesa della Biennale Architettura, slittata al 2021, si appresta a festeggiare i suoi 125 anni di storia sfoderando un progetto importante che sarà allestito nel Padiglione Centrale dei Giardini.

Dal 29 agosto all’8 dicembre una mostra corale, caratterizzata da un allestimento interdisciplinare, metterà in luce la bellezza e l’importanza dell’arte quale sismografo in grado di assorbire e testimoniare i sussulti della storia.
Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia – questo il titolo della mostra curata dai sei direttori artistici della Biennale (Arte, Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro) e coordinata da Cecilia Alemani – promuoverà un viaggio nella storia della Biennale di Venezia, che assume i contorni di un itinerario attraverso i momenti salienti del Novecento, dagli sconvolgimenti sociali del ‘68 alla caduta del muro di Berlino.


Padiglione Centrale, Giardini | Foto: © Francesco Galli | Courtesy of La Biennale di Venezia

“Il titolo della mostra – spiega Cecilia Alemani – oltre a costituire un chiaro richiamo alle Muse di De Chirico, esposte in Biennale nel 1948, che guardavano allo scenario del dopoguerra e al mondo da ricostruire, è un’allusione alle muse della mitologia greca, che, immaginando nuovi mondi e nuove possibilità, rappresentano una metafora dei sei settori della Biennale”.

L’allestimento, disegnato da Formafantasma, si focalizza sul secolo breve seguendo un andamento cronologico che include diversi materiali d’archivio a confronto con gli storici allestimenti, da Giò Ponti a Carlo Scarpa.
Il percorso, che si avvale di materiali audiovisivi, fotografici, installazioni e documenti, porrà in dialogo le sei arti della Biennale in un laboratorio permanente sotto l’egida dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee – ASAC, in collaborazione con l’ Istituto Luce-Cinecittà e Rai Teche.

Ma i curatori, Cecilia Alemani (Arte), Alberto Barbera (Cinema), Marie Chouinard (Danza), Ivan Fedele (Musica), Antonio Latella (Teatro), Hashim Sarkis (Architettura) hanno attinto anche ai documenti degli archivi di grandi istituzioni, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma alla Peggy Guggenheim Collection, dal Centro Sperimentale di Cinematografia Roma alla Tate Modern di Londra.


Il Padiglione Russia, Mostra del Futurismo italiano, 15 Esposizione Internazionale d’Arte, 1926 | Foto: © ASAC

La Biennale a confronto con la storia

Dagli anni del Fascismo fino all’inizio della globalizzazione, la mostra prende in considerazione le risposte offerte dal teatro, dall’arte, dalla musica, dalla danza, dall’architettura, al cambiamento dei tempi.
Particolare attenzione sarà offerta al radicale processo di trasformazione avviato da Antonio Maraini che conferisce alla Mostra un’apertura internazionale.
Soprattutto negli anni Trenta il cinema diventa una cartina al tornasole importante.
“Fino al 1937 – spiega il direttore artistico della Biennale Cinema, Alberto Barbera – la Biennale cinema gode di una certa autonomia dalla politica, mentre già nel 1938 le pressioni politiche costringeranno la giuria ad assegnare due premi ideologici a Olympia di Leni Riefenstahl e a Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini, due film di esplicita propaganda. Inizia in questi anni il boicottaggio della mostra, mentre dal ‘40 in poi avremo la partecipazione di film provenienti dai paesi solidali con l’Asse”.

Dagli anni del Fascismo, che vede nelle arti uno strumento di propaganda politica, il percorso scivola verso il periodo della guerra fredda e dei nuovi ordini mondiali (1948-1964). Un approfondimento interessante riguarderà la mostra del 1948, anno in cui la Biennale avverte la necessità di riaggiornarsi sui linguaggi e le esperienze censurate dal fascismo.
Per la prima volta la Biennale Arte presenta una mostra dedicata a Picasso, e ancora un’esposizione sull’Impressionismo, ostracizzato nei decenni precedenti. Peggy Guggenheim espone la sua collezione nel Padiglione Greco ai Giardini di Venezia, introducendo il pubblico ad artisti con artisti come Mondrian, Brancusi, Giacometti, Pollock.

Le dinamiche della Guerra fredda avranno una certa risonanza anche sulla Biennale Musica con artisti a confronto sul tema dell’inquietudine. La musicista Sofija Asgatovna Gubajdulina, a lungo censurata dal regime sovietico, ritroverà la propria voce nella grande manifestazione artistica veneziana.


Un momento della contestazione, 34 Esposizione Internazionale d’Arte, 1968 | Foto: © Giacomelli

La mostra Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia proseguirà poi con un approfondimento dedicato al ‘68, con le sue trasformazioni sociali e culturali che avranno ripercussioni anche sull’evento artistico con boicottaggi, chiusura di intere stanze e cariche della polizia.

Negli anni Settanta la Biennale si reinventa

Negli anni Settanta la Biennale si reinventa. Con Carlo Ripa di Meana entra in vigore un nuovo statuto in sostituzione di quello fascista, attivo dal 1930, e la Mostra si apre a nuove modalità interdisciplinari con eventi in città, un calendario dinamico di mostre, convegni e seminari. Edizione tematiche e interventiste dal preciso intento antifascista saranno quelle del 1974, edizione dedicata alla libertà al Cile, quella del ‘76, dedicata alla Spagna dopo la morte di Franco e la Biennale del ‘77, incentrata sul dissenso culturale in Unione Sovietica.

“Anche il teatro degli anni Settanta si rinnova – spiega Antonio Latella  – curatore della Biennale Teatro -. Luca Ronconi mette al centro il processo creativo inteso come gesto artistico, facendo scendere in piazza il teatro e conferendo allo spettatore un ruolo attivo”.


Manifesto per una cultura democratica e antifascista, Biennale, 1974

Il viaggio attraverso 125 anni di Biennale prosegue con un approfondimento sulla prima Mostra Internazionale di Architettura, nel 1980, sotto l’egida di Paolo Portoghesi, che ha portato l’architettura dentro la città, per allargarsi al 1999, con la Biennale di Harald Szeemann, e una riflessione sulla Guerra fredda, sulla caduta del muro di Berlino, sulle rovine della Germania e sul cantiere della ricostruzione.

“Questa mostra – anticipa Roberto Cicutto, Presidente della Biennale di Venezia – dimostra quale sia l’intento della Biennale, una manifestazione che non vuole esaurirsi in una serie di esposizioni con una data di inizio e di fine, ma che vuole dare il senso di un fluire continuo, attraverso un archivio che ci aiuta a scoprire la storia insegnandoci a disegnare presente e futuro”.

I biglietti della mostra Le muse inquiete. La Biennale di fronte alla storia sono in vendita esclusivamente on line sul sito della Biennale. Per prenotazioni gruppi e informazioni basta scrivere a booking@labiennale.org.

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