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Home Arte

Nell’anima di Frida Kahlo: dentro il percorso sensoriale dedicato alla “ocultadora”

by Redazione
2 Novembre 2019
in Arte
Reading Time: 6 mins read
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Frida Kahlo, Le due Frida, 1939, Colore a olio, 173 x 173 cm, Museo De Arte Moderno, Città del Messico | © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. | Courtesy of NAVIGARE Srl 2019

Roma – “Nonostante tutto ho la volontà di fare molte cose e non mi sento mai delusa dalla vita”. Scriveva così Frida Kahlo in una lettera inviata al suo medico di fiducia, Leo Eloesser. È stato forse questo ottimismo nei confronti della vita, in un’esistenza sconvolta da patimenti e sofferenze fisiche, a rendere la pittrice messicana un’icona di sempre, dal punto di vista artistico ma soprattutto umano. Ed è proprio la straordinaria intensità di Frida come donna e come artista – che ha attraversato il suo inferno personale per tradurre in arte il caos generato dal destino e delle infedeltà del marito – il fulcro attorno a cui ruota la mostra “sensoriale” Frida Kahlo. Il caos dentro, in corso allo Spazio Eventi Tirso fino al 29 marzo.

Maria Rosso, una delle curatrici del percorso assieme a Sergio Uribe, Alejandra Matiz, Ezio Pagano, spiega com’è nata l’idea di un itinerario dedicato alla pittrice il cui rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato in seguito all’incidente in bus – che la costringe a svariate operazioni alla colonna vertebrale nel corso dell’intera esistenza – resta uno degli aspetti fondamentali della sua arte. Quell’arte che Andrè Breton aveva paragonato a “un nastro intorno ad una bomba” e che virerà verso una complessità psicologica e una ricercatezza tecnica sempre crescenti.

«L’idea di un percorso interamente dedicato alla Kahlo – spiega Maria Rosso – è nata dal desiderio di celebrare una delle artiste più conosciute e apprezzate di tutto il mondo attraverso un percorso unico, multisensoriale in grado di coinvolgere sia il pubblico più esperto che quello dei giovanissimi. Un lavoro intenso che ha visto impegnato un grande team di lavoro e svariate collaborazioni tra cui la Fondazione messicana a lei dedicata e che si avvale inoltre del patrocinio delle ambasciate del Messico e della Colombia».

Che cos’è, secondo lei, di Frida Kahlo, che ancora oggi maggiormente affascina?
«Su di lei è stato scritto e detto tantissimo. La stessa artista ha lasciato decine di testimonianze dirette dei suoi sentimenti e stati d’animo che hanno portato a molti studi, approfondimenti ed interpretazioni critiche. Per ricostruire il suo mondo interiore infatti ci si può affidare alle letture di un nutrito carteggio composto da lettere e pagine di diario. Senza tralasciare la produzione pittorica, una finestra sulla sua anima. Nonostante questa sfaccettata mole di documenti, a mio parere, la sua figura è ancora avvolta da un alone di mistero. Come se di questa straordinaria interprete di se stessa ci sfugga sempre qualcosa. Un invito, un costante richiamo a leggere, vedere, ricercare e scoprire sempre qualcosa in più su di lei. Ogni sua traccia non fa che mettere in risalto l’universalità dei sentimenti e quindi il suo lato più umano».

Quella allo Spazio Tirso è una mostra immersiva, un percorso fotografico e interattivo che invita il visitatore a ripercorrere la vita, la storia e la creatività della Kahlo grazie all’uso della multimedialità. Che cos’è, secondo lei, che attraverso questa mostra, anche chi già conosceva l’arte di Frida, potrà scoprire?
«Per bambini e ragazzi che si approcciano per la prima volta alla conoscenza di Frida, la mostra permette che ciò avvenga in modo accattivante. Per chi invece già conosce l’artista, offre vari spunti di riflessione. In una lettera inviata al medico di fiducia Leo Eloesser, Frida scrive : “Nonostante tutto ho la volontà di fare molte cose e non mi sento mai delusa dalla vita”. Credo sia un grande insegnamento».

La mostra tiene conto anche degli spazi dove Frida visse sin dall’infanzia. Vengono ricostruiti la sua camera da letto, il suo studio, il giardino di Casa Azul dove teneva le scimmiette, i cani, i pappagalli. Perché gli ambienti sono così importanti per entrare nell’intimo di questa donna?
«La ricostruzione degli ambienti di Casa Azul, alla periferia di Città del Messico, è importante perché permette al visitatore di compiere un viaggio nel tempo e nello spazio, coinvolgendolo in prima persona negli ambienti che hanno fatto da sfondo alla quotidianità di Frida e Diego. Luoghi dove hanno vissuto, si sono amati e in cui si è originata la “magia” dell’ispirazione creativa».

Una sezione della mostra è dedicata agli scatti del fotografo colombiano Leo Matiz, donate al “Bagheria Museum – Osservatorio dell’arte contemporanea in Sicilia” di Ezio Pagano dalla Leo Matiz Fundación di Bogotà, diretta da Alejandra Matiz, figlia del grande fotografo. Le fotografie ritraggono la pittrice ormai più che trentenne e riescono a captare le mutevoli correnti d’animo e di pensiero che l’attraversano. Matiz mette in scena e rivela la “ocultadora” – come Frida amava definirsi – in spazi di quotidianità, attraverso la gestualità delle mani, l’interazione con le altre persone ritratte, gli oggetti e gli spazi che la circondano. Tanti sono stati i fotografi ad averla immortalata. Perché la vostra scelta è ricaduta su Leo Matiz?
«Leo Matiz è un grande maestro della fotografia. Come testimoniato dalla figlia Alejandra nella video-intervista inserita nel percorso espositivo, il padre riuscì ad immortalare la pittrice prima che ulteriore dolore fisico trasformasse il suo corpo. Gli scatti quindi hanno reso eterni alcuni tra i momenti più sereni della vita dell’artista messicana. Ecco spiegata la scelta di dedicare una specifica sezione fotografica a Leo Matiz, sebbene lungo tutto il percorso della mostra siano presenti in formato gigante altri celebri scatti. Tra i più iconici che abbiamo voluto includere in mostra vi sono quelli di Nickolas Muray, fotografo e per un periodo anche amante di Frida».

Oltre alle opere d’arte proposte in formato Modlight, la collezione presenta anche ritratti d’autore, lettere, pagine di diario, abiti e gioielli ispirati all’artista, ma anche diversi francobolli emessi da diversi Paesi nel mondo con l’effige di Frida, per un viaggio a 360 gradi nell’universo della pittrice. Secondo lei, tra gli oggetti esposti, qual è quello che rimarrà a lungo nella mente del visitatore?
«Gli abiti hanno un grande fascino. Non dobbiamo dimenticare come uno degli aspetti che ha contribuito a rendere popolare la pittrice è stato proprio il suo aspetto fisico. Le sopracciglia incolte, le rose tra i capelli e gli abiti della tradizione messicana hanno fatto di Frida un’icona di stile. Inoltre la sezione dedicata alla filatelia è una chicca imperdibile per gli appassionati ma anche solo un modo per accorgersi come il messaggio artistico di Frida Kahlo sia davvero globale».

In mostra c’è anche un’opera attribuita a Frida, esposta per la prima volta in Italia.
«Per completare il ricco percorso espositivo non poteva certamente mancare un’opera di Frida. Piden aeroplanos y les dan alas de petate (‘Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia’) è stata dipinta nel 1938 ed è esposta per la prima volta in Italia proprio in occasione di questa mostra. L’artista messicana esprime una delle piccole grandi delusioni della sua vita, avvenuta durante gli anni dell’infanzia. Già all’epoca, colpita dalla poliomielite, fu limitata nei movimenti. La composizione del quadro lo evidenzia in modo inequivocabile. Si tratta di un’opera fortemente simbolica. La grande forza d’animo della Kahlo è quella che le ha permesso di compiere il grande miracolo di staccarsi dal suolo e spiccare il volo, raggiungendo un posto di rilievo nell’olimpo degli artisti attraverso la semplicità delle sue “ali di paglia”».

Qual è, secondo lei, il punto di forza del percorso espositivo? Che cos’è che differenzia questa mostra da quelle tenutesi in Italia finora?
«Uno dei punti di forza è senz’altro quello di aver indagato Frida Kahlo sia sul piano artistico che su quello prettamente personale, aggiungendo molta cura nella riproduzione di abiti, monili ed ambienti in grado di catturare l’attenzione con il loro energico impatto visivo. Un modo per riproporre le atmosfere proprie del Messico negli anni in cui l’artista visse ed operò».

La mostra “tende a stabilire la verità artistica tra due grandi della pittura, Frida Kahlo e il marito, Diego Rivera: amici, amanti, sposi, colleghi e complici”. Che cos’è che li legava veramente?
«A legarli a mio parere è stata una profonda complicità. Con fatica sono riusciti a trovare un personalissimo equilibrio. Questo ha permesso loro di resistere ad ogni cosa, ed a continuare a vivere e produrre straordinarie opere d’arte».

Oggi la figura di un’artista come Frida come verrebbe percepita dal panorama artistico?
«Non riesco ad immaginare Frida al di fuori del periodo in cui visse. È innegabile che l’impegno politico e sociale abbiano condizionato non poco la sua vita e influito significativamente sulla sua ricerca creativa».

Dopo Roma, la mostra sarà riproposta in altre città?
«Sì, la mostra sta riscuotendo enormi consensi e ciò sta inducendo la Produzione (NAVIGARE Srl ndr) a prospettare la possibilità di spostarla in altre città italiane per venire incontro alle costanti richieste da parte del pubblico contagiato dalla “Frida-mania”».

Leggi anche:

• Frida Kahlo. Il caos dentro
• Il caos dentro. Nel mondo di Frida Kahlo

Fonte

Tags: arte
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