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Valencia-Roma A/R. Al MAXXI i capolavori della collezione IVAM, da Rauschenberg a Muñoz

Allana McCollum, Collection of 60 drawings nº 7, 1988-1990 circa, inchiostro su carta di conservazione. Courtesy IVAM, Institut Valencià d’Art Modern

Roma – Simile a un astrolabio, il grande cerchio in ferro da cui fuoriescono portoni, coltelli, ringhiere e altri elementi tipici della ricerca degli esordi dell’artista madrileno Juan Muñoz, accoglie il pubblico del MAXXI con l’effetto straniante di un universo misterioso nel quale tutti gli oggetti sono intrecciati tra loro in una “tormenta” di idee e di pensieri.
È questa enigmatica opera del 1986, intitolata Al norte de la tormenta, a dare il titolo alla mostra che fino all’8 settembre ospiterà al MAXXI alcuni storici capolavori dell’arte spagnola e internazionale della collezione dell’IVAM, Institut Valencià d’Art Modern, uno dei più importanti musei d’arte contemporanea della Spagna.
Nel 2020, invece, saranno le sale dell’IVAM ad accogliere un focus sulla collezione del museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. A cura di Hou Hanru con Chiara Bertini, il percorso, parte di Expanding The Horizon – il programma del MAXXI dedicato allo sviluppo di una rete di collaborazioni internazionali tra il museo e altre istituzioni culturali, collezioni pubbliche e private – si apre con un’altra scultura di Muñoz, Senza titolo (1998), della Collezione MAXXI, che sottolinea il dialogo tra le due istituzioni. Questa figura sorridente, dalla fisionomia asiatica, sembra intenta a ricercare un’interazione con lo spettatore. D’altra parte è coerente con una delle linee narrative centrali nel lavoro di Muñoz, secondo cui il pubblico deve essere accompagnato e trasportato, attraverso i lavori dell’artista, in un universo illusorio e visionario, dove ambigua e talvolta indefinibile è la distinzione fra realtà e finzione.
L’utilizzo di oggetti di scarto assemblati nelle due sculture Float di Tony Cragg e Blood Orange Summer Glut di Robert Rauschenberg evoca un immaginario ludico e frammentario al tempo stesso, mentre nelle tele dell’artista spagnolo Antoni Tàpies, La ligne rouge e Gran diptic roig i negre, la materia sembra sprigionarsi da un big bang esplosivo.

Bruce Nauman, con il suo tunnel vuoto, suggerisce uno stato di indefinitezza volto a porre maggiore enfasi sul processo più che sull’opera finita. There´s no reason a good man is hard to find I di Richard Tuttle si innalza come una spirale verso l’alto, suscitando un senso di meraviglia, mentre Cristina Iglesias, con la sua grande scultura in ferro e cemento Senza titolo, invita il pubblico a entrare nell’opera per ritrovarsi in un mondo onirico. I mozziconi di sigaretta, minuziosamente posizionati da Eulalia Valldosera nelle due fotografie della serie El melic del món / L’ombelico del mondo, ammiccano all’enigmatica costruzione circolare, realizzata con legno e materiali industriali, con la quale il portoghese Pedro Cabrita Reis invita a spingersi al di là del visivo per arrivare a una dimensione contemplativa e spirituale.
C’è poi l’artista valenciana Ángeles Marco con la sua Escalera mecánica, una scala in ferro troncata che si erge verso il nulla trasmettendo un senso di vertigine, e c’è la serie di 101 ritratti fotografici in bianco e nero con i quali Hans-Peter Feldmann offre una riflessione sullo scorrere del tempo ritraendo persone d’età compresa tra pochi mesi e cento anni. Sweets di Susana Solano è una scultura in ferro, piombo e vetro, che rievoca una grande scatola di caramelle, ricordo di tempi lontani, mentre la scultura sonora Ostinato Blanco-Azul di Josè Antonio Orts si anima al passaggio del pubblico.

In mostra sono presenti anche alcune opere della Collezione MAXXI, come Entrando, di Juan Uslé, una tela in cui la purezza delle forme geometriche si unisce a colori forti e decisi, e Dolmen II, Allegretto di Jorge Peris, acquisita grazie al contributo degli Amici del MAXXI.

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