L’emozione è palpabile. Dopo Rubens e Bruegel il Vecchio, nelle Fiandre il sipario si alza su Jan van Eyck: il mago della pittura a olio, l’artefice della rivoluzione naturalista, il primo fiammingo a fregiarsi dello status di artista e non più di bravo artigiano, il pittore ufficiale della raffinata corte di Borgogna, l’illusionista capace di materializzare col pennello luci, colori, trasparenze, superfici, sguardi e stati d’animo mai visti prima. Salutato da eventi ed esposizioni nelle principali città delle Fiandre, l’Anno di van Eyck non può prescindere da una tappa a Bruges, dove il maestro quattrocentesco visse e lavorò per lungo tempo lasciando una preziosa eredità.

Ruota proprio intorno a due capolavori di casa la prima grande mostra del 2020. Al Museo Groeninge, infatti, il Ritratto di Margaretha van Eyck e la Madonna del Canonico van der Paele diventano spunti per raccontare l’esistenza del loro autore nella Perla delle Fiandre. Dai processi creativi e dai segreti della tecnica di van Eyck alle abitudini quotidiane e al suo stile di vita, un ritratto completo del pittore prende forma con l’aiuto di rari documenti d’epoca, per poi approfondire la figura di Joris van der Paele, committente di un dipinto che non smette di stupire (Jan van Eyck in Bruges, 12 marzo-12 luglio).
Impossibile avere un quadro esauriente dell’arte dei Primitivi fiamminghi senza citare un altro grande maestro attivo nella Bruges borgognona: si tratta di Hans Memling, cui è dedicato il secondo evento espositivo dell’anno. Nello storico Ospedale di San Giovanni, le sue splendide pale d’altare si nutriranno del confronto con opere d’arte contemporanea nate sotto l’influsso del pittore di origine tedesca. Da Joseph Kosuth a Kehinde Wiley (il ritrattista di Obama), da David Claerbout a Diana Al-Hadid, un itinerario inedito mostra come l’opera di Memling abbia saputo ispirare oltre i secoli artisti di tutto il mondo (Memling Now, 4 aprile-6 settembre).
Torniamo nel Quattrocento con Heaven in a Nutshell, il terzo grande progetto del 2020, che ci proietta nel mondo in miniatura dell’arte creata per la devozione personale. Centro di commerci ricca e cosmopolita, all’epoca di van Eyck Bruges vide l’ascesa di famiglie borghesi attive nella finanza e nei traffici di merci di lusso. Furono loro ad alimentare la produzione di oggetti raffinati ed esclusivi: libri miniati, statuette, dipinti su tavola, mirabili opere di oreficeria che saranno presto in mostra nel suggestivo scenario dell’Ospedale di San Giovanni. Una finestra da cui guardare i costumi dell’epoca, tra storie d’arte e di spiritualità (ottobre 2020-febbraio 2021).

Una visita a Bruges è ancora oggi un’immersione nei fasti dei duchi di Borgogna e nella grande arte fiorita sotto il loro impulso. Incluso nell’Unesco World Heritage dal 2000, il centro storico presenta palazzi e stradine dove il tempo sembra essersi fermato, basti pensare a Casa Gruuthuse, da poco restaurata e trasformata in museo, ai giardini del Beghinaggio o a Bladelin Court, antica residenza dei Medici in città, per non parlare delle tante chiese ed angoli pittoreschi nascosti tra i canali.
Il Museo Groeninge è uno scrigno di tesori imperdibile per chi desidera avvicinarsi alle meraviglie di Van Eyck e dei Primitivi fiamminghi, prima tra tutte la grande pala della Madonna del Canonico van der Paele. Il Sint-Janshospitaal ha una storia ancora più illustre: tra i più antichi ospedali d’Europa, nel XIX secolo ha dato origine con il suo patrimonio artistico al primo museo pubblico del Belgio e ancora oggi accoglie una superba collezione di opere di Hans Memling.

E se ancora non bastasse, nel 2020 Bruges si prepara ad accogliere gli amanti dell’arte con uno speciale tour guidato nel segno di van Eyck: una suggestiva passeggiata tra i luoghi frequentati dal maestro sei secoli fa, per scoprire le tracce che ha lasciato in città e rivivere la quotidianità di un’epoca d’oro. Tra la casa-laboratorio di Gouden Handstraat, che van Eyck abitò con Margaretha e i due figli, il quartiere dei pittori e la Cattedrale di San Salvatore con i banchi progettati dall’artista per il prestigioso Ordine del Toson d’Oro, incontriamo i mercati delle stoffe preziose immortalate nei dipinti, i palazzi delle comunità straniere che animavano Bruges, la tomba del maestro e la statua che lo rappresenta, fino alla sontuosa residenza ducale di Het Prinsenhof e alla celebre cappella di San Luca, dove la corporazione dei pittori e degli scultori custodì orgogliosamente il doppio ritratto di Jan e Margaretha.

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