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Vienna-Aquileia A/R. In mostra i tesori dal Kunsthistorisches Museum

Rilievo con sacrificio di toro, marmo, 182 x 94 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum. Ritrovato ad Aquileia e presente a Vienna dal 1819

Udine – Uno straordinario esempio di accoglienza e di dialogo tra culture diverse, oggi come 2200 anni fa.
È questa Aquileia, la città archeologicamente più preziosa dell’antico Stato asburgico, unita a Vienna da uno storico dialogo artistico e culturale, e presto anche da una mostra che rinnoverà il prezioso fil rouge tra l’antica città romana, patrimonio Unesco, e il Kunsthistorisches Museum.
“Magnifici ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum” dall’8 giugno al 20 ottobre riporterà, a distanza di quasi 200 anni tra le sale del Museo Archeologico Nazionale recentemente riallestito, 110 reperti archeologici restituiti dal ricco sottosuolo aquileiese ed esposti nella collezione permanente del museo austriaco.

“A partire dal 1817 – spiega Georg Plattner, direttore della Collezione di Antichità greche e romane nel Kunsthistorisches Museum – circa 340 reperti antichi da Aquileia furono inviati a Vienna. Di questi 45 – tra sculture, iscrizioni, bolli laterizi – tornarono in Italia nel 1921, nell’ambito delle restituzioni che l’Austria fece dopo la fine della prima guerra mondiale”.
Torna così a ricomporsi per qualche mese il pantheon di divinità che caratterizzò la religiosità della cittadina romana, unita a Vienna da un proficuo dialogo mitteleuropeo e che, anche grazie al temporaneo ritorno dei preziosi materiali, aggiunge un ulteriore tassello alla ricostruzione della storia cittadina.

Tra i pezzi più attesi in mostra – voluta dalla Fondazione Aquieia, dal Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna per celebrare i 2200 anni dalla fondazione della città friulana – c’è la massiccia croce bronzea del IV secolo con il monogramma dato dall’intersezione delle lettere alpha e omega appese al braccio orizzontale della croce latina. Questo oggetto, molto caro agli abitanti di Aquileia, fu rinvenuto durante i lavori per l’aratura di un vigneto in località Monastero, e fu donato a Vienna dal barone Ettore van Ritter.

Tra le statue a tutto tondo, la Venere in marmo rinvenuta nel 1824 all’interno di una proprietà del parroco Suppantschitsch e venduta quattro anni dopo alle collezioni imperiali di Vienna, è a suo modo un unicum. La scultura rappresenta la dea senza veli, con il solo mantello che avvolge il corpo all’altezza dei fianchi e deriva da un’elaborazione ellenistica del II secolo a.C della celebre Afrodite Cnidia di Prassitele, che, per la prima volta, rappresentava la divinità completamente nuda.
Accanto alla statua, eco del mondo classico, e alla croce, emblema illustre della tradizione cristiana, il magnifico rilievo in marmo che raffigura il dio mitra nell’atto di uccidere il toro, senz’altro uno dei ritorni più attesi. Ad acquistare questo pezzo era stato il Barone Carlo von Reinelt di Trieste che lo aveva offerto in dono all’imperatore Francesco Giuseppe.
Di questo importante ritrovamento rimase ad Aquileia un calco in gesso che ancora oggi rappresenta un chiaro richiamo all’indissolubile fil rouge che pone in dialogo le due collezione museali.
La forma ellissoidale del rilievo, unica del suo genere, richiama alla mente l’ambientazione della scena in una grotta, luogo dove in origine veniva celebrato il culto di Mitra. Anche il rilievo frammentario in marmo bianco, databile alla fine del I secolo d.C. – che ritrae una scena di sacrificio rituale alle divinità da parte di due personaggi – spicca tra le lapidi dell’allestimento. Non mancano le gemme. Come quelle raffiguranti una matrona pettinata con una complessa acconciatura secondo la moda del I secolo d.C. o una gara di corse in un circo. E ancora si fanno notare le teste di Venere e di Demetra, un piatto d’argento con allegoria della fertilità, una lucerna decorata con due maschere teatrali. Bella anche la statua di aquila, del II secolo d.C. , rappresentata a grandezza naturale e con le ali aperte, utilizzata come simbolo del potere dell’Impero romano, oltre che come animale collegato al culto di Giove.

“Siamo particolarmente grati al Kunsthistorisches Museum per aver accettato di concedere il prestito di tutti i più importanti pezzi delle sue collezioni provenienti da Aquileia” ha commentato Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, nel corso della presentazione della mostra alla stampa, ribadendo come quella operata da Vienna non sia affatto da concepire come una spoliazione. “L’apertura e lo spirito di collaborazione di tutti i responsabili del Kunsthistorisches e il risalto che ai reperti aquileiesi viene dato nelle sale espositive viennesi – ha specificato Zanardi Landi – ci fanno capire che il rapporto Vienna-Aquileia è davvero molto positivo e che in realtà in quella sede Aquileia ha una sorta di “succursale austriaca” oltre che una vetrina con una eccezionale capacità di richiamo”.

Il museo viennese e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia nacquero infatti a breve distanza, l’uno, nel 1891, con il nome di Kunsthistorisches Hofmuseum, e l’altro, con il nome di Imperial Regio Museo dello Stato, nel 1882. Entrambi furono costruiti per iniziativa diretta dell’imperatore Francesco Giuseppe, quale chiara espressione della politica culturale dell’impero austro-ungarico, nella cornice di una temperie culturale che, nel corso del XIX secolo, portò alla maturazione della moderna concezione del museo quale bene dello Stato al servizio dei cittadini.

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