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2001 Odissea nello spazio, cinquant'anni di un successo senza tempo e senza età

di Aurora Edoardi
Nell'aprile del 1968 usciva negli Stati Uniti "2001 Odissea nello spazio", il film filosofico-fantascientifico di Stanley Kubrick che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema. "Mi interessa la vita nell'universo" disse il regista
Il capolavoro di fantascienza di Stanley Kubrick è ancora punto di riferimento nel mondo del cinema
Nel 1968 usciva nelle sale il kolossal di Kubrick "2001 Odissea nello spazio"

Affascinante. Poetico. Enigmatico. Filosofico. Misterioso. Scioccante. Sono tantissimi gli aggettivi che in cinquant’anni di storia sono stati associati a 2001 Odissea nello spazio, il kolossal del regista statunitense Stanley Kubrick (morto a settant’anni il 7 marzo 1999) che festeggia cinque decenni dalla sua uscita nelle sale.

50 anni e non sentirli, anzi. Essere ancora un punto di riferimento imprescindibile per chiunque ami la settima arte, capolavoro assoluto di rigore visivo e perfezione estetica. Un film di straordinaria potenza visiva, intessuto di significati che vanno ben oltre la mera esplorazione fantastica del futuro, e che colpisce per la simmetria delle immagini, il minimalismo dei dialoghi e delle scenografie, la profondità dell’analisi antropologica che svolge. Un capolavoro che non perde di attualità, di smalto, di forza e di capacità di stupire ed emozionare.

Ormai non possiamo più ascoltare il brano Sul bel Danubio blu di Johann Strauss senza pensare automaticamente al balletto delle astronavi di Kubrick nello spazio. Non possiamo vedere un occhio tecnologico rosso senza ricordare Hal 9000, il supercomputer di bordo della nave spaziale di 2001. Ci viene difficile guardare un blocco di cemento verticale senza fare il collegamento mentale con il mitico e mistico monolito nero del film.

Il 2 aprile 1968, 2001 Odissea nello spazio ebbe la sua anteprima mondiale all’Uptown Theater di Washington, per uscire due giorni dopo al Warner Cinerama Theatre di Hollywood e al Loew’s Capitol di New York. L’uscita in 35 mm, nelle sale di tutti gli Stati Uniti, si ebbe solo in autunno, mentre in Italia il film uscì il 12 dicembre. Già dalle prime recensioni (non tutte positive in realtà) si capì che 2001 Odissea nello spazio avrebbe segnato un punto di svolta nella storia dell’arte cinematografica. Il critico del britannico The Observer, nella recensione datata 5 maggio 1968, lo definì quite simply stunning, semplicemente sbalorditivo. Roger Ebert (celebre critico cinematografico statunitense) elogiò la “cura fanatica con cui Kubrick ha costruito le astronavi e realizzato gli effetti speciali. Le stelle sembrano stelle vere, e lo spazio è profondo e cupo”. John Mahoney di The Hollywood Reporter giudicò 2001 “il più grande successo della MGM di tutti i tempi, una maestosa esperienza visiva, non abbiamo mai visto niente del genere prima d’ora”.

In una rara intervista rilasciata la sera dell’anteprima mondiale, Stanley Kubrick (che allora aveva trentanove anni e aveva già diretto Spartacus nel 1960, Lolita nel 1962 e Il Dottor Stranamore nel 1964) confermò di avere un forte interesse nei confronti “delle intelligenze che popolano l’Universo: nel mio film i fatti servono solo a rendere credibile la storia” affermò sul tappeto rosso. “Gli scienziati sanno che esistono oltre cento miliardi di stelle nella galassia, e ci sono circa cento miliardi di galassie nell’universo visibile. Per quanto piccole possano essere le possibilità che ci sia vita nel cosmo, ci sono di sicuro centinaia di milioni di mondi nell’universo”.

Stelle, mondi, universo, esplorazione, evoluzione e soprattutto vita. Nel significato più profondo e filosofico del termine. Sono questi i protagonisti del film che oltre a essere un’avventura nello spazio, analizza il significato dell’evoluzione umana, i vantaggi e gli svantaggi della tecnologia, approfondisce i temi legati all’esistenzialismo.

A cinquant’anni dalla sua uscita, il mondo del cinema si mobilita per celebrare 2001 Odissea nello spazio, che vinse solo il premio Oscar per i migliori effetti speciali e si guadagnò le candidature nelle categorie miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior scenografia. Da Steven Spielberg a Martin Scorsese, da Woody Allen a John Landis, da Francis Ford Coppola a James Cameron. Tantissimi sono i cineasti che hanno subito l’influenza del cinema di Stanley Kubrick e di 2001, la pellicola che “ha cambiato i film, per sempre” come recita la locandina postata su Twitter dal Festival di Cannes. Già, perché la kermesse cinematografica più importante al mondo ospiterà il 12 maggio una proiezione speciale in 70 mm della pellicola, alla presenza della moglie di Kubrick Christiane, della figlia Katharina e del genero Jan Harlan (storico co-produttore del genio di New York). A introdurre la serata, ci sarà un altro adepto dell’arte di Kubrick (regista anche di Arancia Meccanica, Shining e Full Metal Jacket), il cineasta londinese Christopher Nolan, già dietro la macchina da presa di Inception, Interstellar e Dunkirk.

E dopo Cannes, si spera che il film possa tornare per un po’ anche nelle nostre sale. Per darci la possibilità di rivedere (o vedere per la prima volta) sul grande schermo, un film che parla di noi, dell’umanità, del significato dell’esistenza. E che tanta influenza ha avuto non solo sul cinema, ma sulla musica, la moda, la letteratura di fantascienza.