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"Dogman", dieci minuti di applausi a Cannes per il film di Matteo Garrone

di Aurora Edoardi
Dopo aver vinto due volte il Grand Prix du Jury per "Gomorra" e "Reality", Matteo Garrone è tornato al Festival di Cannes con il suo nuovo film dal titolo "Dogman". Dieci minuti di applausi alla proiezione ufficiale. E da oggi il fiolm è in sala
Convince il pubblico della Croisette il film ispirato alla storia del "canaro della Magliana"
Successo al Festival per il film del regista di "Gomorra". Da oggi "Dogman" è al cinema

Sarà deluso chi pensa di vedere in Dogman scene splatter e violenza, anzi gli consiglio caldamente di non andarci. Il mio film prende solo spunto da un lontano fatto di cronaca e se ne libera subito”. Il regista Matteo Garrone chiarisce subito un punto importante sul suo film in gara per la Palma d’oro, Dogman, appena proiettato con successo al festival di Cannes.

Chi si aspetta un film infarcito di scene forti e truculente, sbaglia. D’altra parte la natura della storia poteva rendere del tutto lecita una tale aspettativa, se è vero che il film si ispira a uno dei fatti di cronaca più efferati degli anni Ottanta, quello del toelettatore di cani Pietro De Negri, che attrasse il suo complice di piccoli delitti e persecutore seriale nel suo negozio, per perpetrare su di lui una vendetta lenta e ragionata.

Nel film De Negri è incarnato da Marcello Fonte, attore bravissimo e sinora sconosciuto, proveniente dalle “grotte calabresi” come dice lui stesso, e che Garrone ha subito trovato perfetto per il ruolo. “Più che la violenza è la sudditanza psicologica che lega questi due personaggi, un tema che, riconosco, tendo a riproporre anche se in maniera inconscia” ha dichiarato Garrone. “Marcello per me incarna il volto di un'Italia che sta scomparendo, un personaggio che vuole essere amato da tutti, un uomo pieno di luci e ombre, un Buster Keaton moderno".

Atmosfere alla Hopper, ambientazioni quasi da western (il film è girato a Villaggio Coppola, a Castelvolturno dove Garrone girò anche L’Imbalsamatore e parte di Gomorra) per la trasposizione sul grande schermo di una storia vera che scosse l’Italia per la sua crudezza. "E' stata proprio la violenza a rendere cosi' lunga la gestazione di questo film, mi bloccava. E poi del debole che si ribella ci sono tanti esempi , basti pensare a un Borghese piccolo piccolo o a Cane di paglia. Quello che volevo invece era raccontare un personaggio che, per la sua dolcezza, non si trasforma mai in mostro, resta umano. Pensavo a figure come Buster Keaton e Chaplin" ha aggiunto Garrone.

Alla proiezione ufficiale avvenuta al Grand Theatre Lumière, Dogman ha ricevuto dieci minuti di applausi. E da oggi arriva al cinema per il giudizio più duro e vero, quello del pubblico.