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Presentato a Cannes il docufilm "Whitney". RIvelazioni shock sul passato di Whitney Houston

di Aurora Edoardi
Intenso e potente, emozionante e disturbante. Si intitola "Whitney" il documentario che il regista premio Oscar Kevin McDonald ha dedicato a Whitney Houston e che è stato presentato al Festival di Cannes. Nei cinema italiani a fine 2018
Il film diretto da Kevin McDonald ha scosso il pubblico del Festival di Cannes
La cantante da bambina fu molestata dalla cugina Dee Dee Worwick

Immagini inedite, album fotografici personali, testimonianze dirette di familiari e amici intimi. Ma soprattutto una rivelazione shock: quell’abuso sessuale subito da bambina da parte della cugina. Ha scosso il pubblico del Festival di Cannes il documentario presentato fuori concorso sulla Croisette intitolato semplicemente Whitney, e dedicato a una delle voci più belle della musica mondiale, Whitney Houston.

Diretto dal cineasta scozzese Kevin McDonalds ( regista anche de L’ultimo Re di Scozia e premio Oscar nel 2000 per il documentario Un giorno a settembre sul massacro alle Olimpiadi di Monaco del 1972), il documentario presentato in anteprima mondiale cerca di portare lo spettatore alle origini della natura autodistruttiva della cantante statunitense, morta l’11 febbraio 2012 per annegamento accidentale nella vasca da bagno, in seguito a un'eccessiva assunzione di droghe e a una malattia vascolare.

Da piccola fu abusata sessualmente dalla cugina Dee Dee Worwick, morta nel 2008 all'età di 63 anni, nipote della madre di Whitney (Cissy Houston) e sorella della cantante Dionne Warwick. E’ questa la cosa che più colpisce del lungometraggio costruito come una vera inchiesta giornalistica, che va a scavare alle origini degli istinti autodistruttivi di Houston, caduta in una spirale di droghe, alcol e depressione che la portarono alla morte a soli 48 anni.

"C'era qualcosa di molto disturbato in lei, come se non si sentisse mai a proprio agio nei suoi panni. Sembrava asessuata” ha dichiarato in un’intervista a Vanity Fair Kevin McDonald. “Era una donna bellissima, ma non era mai particolarmente sexy. Ho visto e fatto delle riprese con persone che avevano subito abusi sessuali durante l'infanzia e c'era qualcosa nel suo modo di fare che mi ricordava quel tipo di comportamento. Poco dopo averlo pensato, qualcuno mi ha detto di essere stato informato che Whitney era stata vittima di abusi e questo credo sia uno dei motivi principali che stanno dietro la sua auto-tortura".

La rivelazione sugli abusi sessuali, è arrivata dal fratellastro di Whitney, l’ex giocatore di basket Gary Garland-Houston, che ha dichiarato che sia lui che la sorellastra vennero molestati dalla cugina quando erano ragazzini. La tesi è stata avvalorata anche dalla assistente personale di Whitney, Mary Jones, che ha detto che la Houston le aveva parlato di una donna che la molestava quando era giovane.

"Penso che si vergognasse...diceva sempre: 'Mi chiedo se non ho fatto qualcosa per farle pensare (a Dee Dee, ndr) di volerla’. Io le dicevo, ‘Basta. Un molestatore è solo un molestatore. Se Cissy lo avesse saputo, avrebbe fatto qualcosa, perché Cissy ama i suoi figli’" ha dichiarato Mary Jones.

Il film scava nella famiglia di Whitney, rivela il suo rapporto con la società afro-americana, indaga sui motivi profondi del suo malessere, racconta la sua carriera sin dall’inizio. Commuove e fa rabbia, fa riflettere ed emoziona, analizza e soprattutto ci fa sentire vicina un’artista con una voce rara e un talento irripetibile.