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Venezia, la falsa partenza della Mostra del Cinema grazie allo scivolone del suo “madrino”

L'attore Michele Riondino inaugura la 75a Mostra del Cinema di Venezia nel segno della politica, dichiarando la sua antipatia per il Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Ma la Mostra non dovrebbe essere un evento dedicato alla Settima Arte?
Michele Riondino
Michele Riondino sbarcato al Lido di Venezia (foto: Corriere Veneto)

Lo sbarco al Lido del bel Michele Riondino, il nuovo “padrino”, o meglio “madrino” (come preferisce farsi chiamare) della 75a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, non è stato certamente dei più felici (per usare un eufemismo). Sarà il mal di mare, sarà la necessità della Mostra di dover in qualche modo far parlar di sé, il giovane attore italiano è letteralmente scivolato alla prima occasione avuta di aprire bocca. Alla notizia che il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, avrebbe rifiutato l'invito al galà inaugurale della Mostra, Riondino ha commentato "se l'avessi incrociato al Palazzo del cinema l'avrei molto volentieri evitato”, dimenticando di essere lui stesso un ospite della kermesse veneziana. “Salvini non mi rappresenta e non rappresenta la maggioranza di quelli che hanno votato 5 Stelle, lo dico da elettore dei 5 Stelle”, ha aggiunto in una non richiesta dichiarazione di fedeltà politica. “Non avrei mai accettato un contratto di governo con la Lega né avrei mai votato 5 Stelle se avessi saputo che lo avrebbero fatto", per chiudere con un altrettanto superflua analisi del voto. 

Ebbene, se è dalla scelta di questo “madrino” che dovremmo giudicare Venezia 75, allora potremmo tranquillamente affermare che quest’anno la Mostra ha toppato. Ma diamo al cinema il tempo di esprimersi, sperando che il red carpet del Lido non si trasformi nell’ennesima sfilata di aspiranti idoli anti-salviniani: lo dovremmo interpretare come una sintomatica carenza di contenuti.
Nell’attesa, non ci resta che sottoscrivere il motto di saggezza popolare con cui il presidente  della Regione Veneto, Luca Zaia, ha commentato l’affaire Riondino. “Do schei de mona in scarsea no fa mai mal”, ha dichiarato all’ANSA il Governatore, con un proverbio che significa “che nella vita bisogna essere umili e saper anche tacere senza voler sempre fare il primo della classe”.
«Forse Riondino non sa – ha aggiunto Zaia - che noi non abbiamo mai politicizzato questa manifestazione e i politici non sono mai saliti sul palco. Non serviva davvero che arrivasse questa persona a violentare il senso vero della Mostra del Cinema». Che adesso rischia di non far parlare di sé come vorrebbe. È proprio vero, “un bel tacer non fu mai scritto”. E questo non serve essere veneti per capirlo.