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Ben Affleck tra basket e voglia di riscatto

Un Ben Affleck dolente e intenso per un personaggio che ha negli occhi la delusione per una vita storta, ma comunque ancora capace di provare a reagire, è l’anima di Tornare a vincere, lo sports drama che rinnova il sodalizio fra l’attore e il regista Gavin O’ Connor (che l’aveva già diretto nel thriller The accountant). Il film, in tempi di lockdown, debutta dal 23 aprile con Warner

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Lo sport salvifico o veicolo di nuove consapevolezze per vite in bilico è un tema amatissimo dal cinema, da Rocky a The Fighter, da Quella sporca ultima meta a Ragazze vincenti. O’ Connor, che aveva già esplorato il tema con Warrior (2011), su due fratelli in conflitto (interpretati da Joel Edgerton e Tom Hardy) che si trovano contro in un torneo di arti marziali, stavolta si sofferma, con uno sguardo più intimistico, sui traumi interiori del protagonista e sul mondo di abbandoni che lo circonda. Un piano che si mescola con l’energia vitale delle scene di gioco (rese da O’ Connor con veridicità) e le dinamiche nella squadra liceale, fra padri e figli che non si comprendono e paura del futuro.

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Affleck è Jack, operaio separato con un passato da grande talento del basket, segnato da un lutto famigliare, che passa gran parte del tempo libero in solitudine a bere. Una gabbia di autodistruzione che l’uomo prova a riaprire quando gli offrono di allenare la sua vecchia squadra liceale, reduce da una lunga serie di sconfitte. L’alcol e la disciplina di allenamenti e a partite mal si conciliano, almeno finché Jack, che si rivede nel momento travagliato vissuto dal suo giocatore più talentuoso, Brandon (Brandon Wilson), non prova ad affrontare i fantasmi del suo passato. Un percorso più difficile del previsto, che lo riporta alle sue scelte sbagliate, legate al pessimo rapporto con il padre, al legame ancora pieno di ‘non detto’ con la moglie Beth (una convincente Michaela Watkins) e al doversi riconfrontare con la malattia. Il film non sempre riesce a mantenere tutte le linee di racconto a fuoco, ma offre a Ben Affleck (che anche nella sua vita personale si è confrontato con l’abuso d’alcool) il palcoscenico per la sua performance più riuscita da Gone Girl. Una bella prova d’attore, dopo qualche colpo a vuoto, compreso il minidramma professionale del progetto, da interprete e protagonista, del reboot di Batman, abbandonato dopo la prima controversa sortita nei panni dell’uomo pipistrello in Batman v. Superman.

“Negli ultimi anni ho fatto molti film basati su tecnologia e effetti speciali – ha spiegato l’attore – e avevo voglia di tornare a qualcosa di più realistico e personale, a un dramma umano”. Leggendo lo script Affleck ha trovato una storia raccontata con verità, vulnerabilità e senza filtri: “Allo stesso tempo ti ispirava, ma senza essere zuccherosa o suonare falsa. Mi ha veramente commosso. Ero esaltato dal poter interpretare la parte di quest’uomo che deve affrontare cosi tante cose”. Ora è atteso il ritorno di Affleck, nei panni di Carlo VI, a fianco dell’amico fraterno Matt Damon in The Last Duel, il thriller storico di Ridley Scott ambientato nella Francia del 14/o secolo, ispirato al reale scontro mortale fra due ex amici e compagni d’armi, Jean de Carrouges (Damon) e Jacques Le Gris (Adam Driver).

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