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Cannes 2019, oggi al Festival da Refn a Guadagnino

 

Don Pedro cala l’asso (per molti Almodovar è già tra i favoriti per la Palma), l’ombra di Kubrick ritorna sulla Croisette un anno dopo la celebrazione di “2001” con un restaurato “Shining” ancora capace di disturbare i sonni dei cinefili e la Quinzaine des Réalisateurs spariglia nel segno dei generi sottolineando la tendenza dell’anno.

– DOLOR Y GLORIA di Pedro Almodovar con Antonio Banderas e Penelope Cruz. IN CONCORSO. Viaggio nella vertigine della memoria e dell’ispirazione per l’ormai stanco regista Salvador Mallo. Tra gli anni ’60 e l’oggi l’artista cerca se stesso, sapendo ormai bene che l’unica terapia per assopire dolori, amori finiti, ferite dell’animo risiede nello scrivere, nell’inventare, nel dar vita sullo schermo ai suoi fantasmi.

– LITTLE JOE di Jessica Hausner con Emily Beecham e Ben Whishaw. IN CONCORSO. Madre single e genetista dedita al lavoro, Alice ha scoperto le virtù terapeutiche di un fiore, rosso sangue, che se correttamente seguito e accarezzato (anche con le parole) dà la felicità al suo proprietario. Alice commette una grave infrazione portando a casa una delle piante per regalarla a suo figlio. Ma poco a poco si accorge che non tutto ciò che luccica è vero e forse la pianta ha una volontà propria…

– TOO OLD TO DIE YOUNG di Nicolas Winding Refn con Miles Teller, John Hawkes, William Baldwin. FUORI CONCORSO. E’ un viaggio nell’orrore quello che intraprende l’ispettore Martin Jones, di giorno irreprensibile poliziotto ma di notte killer a pagamento per la malavita di Los Angeles. Quando incontra il suo delirante collega Viggo che dell’omicidio ha fatto una missione, Martin lo segue fin nei deserti del Nuovo Messico dove si imbatte in due fratelli satanisti. C’è tutto il ricettario del visionario regista scandinavo in questa sua nuova avventura americana.

– SHINING di Stanley Kubrick con Jack Nicholson. Quando la note cala sulla Croisette ritornano gli incubi di Stephen King, magistralmente reinventati da Kubrick in quello che molti considerano pietra miliare nella storia del cinema horror. Grazie a un accurato restauro il festival si concede una notte di cinefilia portando il film al posto d’onore nella grande sala del teatro Lumière. Chi sarà sulle marches?

– THE CLIMB di Michael Angelo Covino. UN CERTAIN REGARD. Opera prima che potrebbe candidarsi alla Caméra d’or con una singolare storia d’amicizia maschile che rischia di spezzarsi quando Mike va a letto con la donna del suo migliore amico. Qual è il limite della complicità maschile e quanto conta nella vita di un uomo?

– PAPICHA di Mounia Meddour. UN CERTAIN REGARD. Altro candidato al miglior esordio grazie a una giovane regista naturalizzata francese che ritrova le sue radici raccontando una storia algerina degli anni ’90. E’ quella della diciottenne Nedjma, studentessa universitaria col sogno di diventare stilista. In un paese sempre più stretto nella morsa dell’Islam conservatore, Nadjma sfida tutto e tutti organizzando una sfilata di moda… a suo modo.

– THE STAGGERING GIRL di Luca Guadagnino con Julianne Moore e Alba Rohrwacher. QUINZAINE DES REALISATEURS, evento speciale. Ritratto a specchio per due donne che vivono lontane, hanno in comune una storia, una parentela, una consonanza segreta. Guadagnino si offre alla cinefilia con un film che non è né lungo né corto e per il quale ha riunito i suoi due mondi, Italia e America.

– HATSUKOI di Takashi Miike. QUINZAINE DES REALISATEURS. Giovane pugile, abitante della Tokyo di notte, Leo incontra il suo primo amore, Monica, involontariamente implicata in un affare di droga. Sulle tracce dei due si scatenano uno yakuza senza cuore, un poliziotto corrotto e un’assassina inviata dalle triadi cinesi. Lo stile di Miike è inconfondibile una volta di più.

ZOMBI CHILD di Bertrand Bonello. QUINZAINE DES REALISATEURS. Nella Haiti degli anni ’60 quando imperava il dittatore Duvalier, un uomo viene richiamato dal regno dei morti per finire nelle piantagioni della canna da zucchero. 55 anni dopo una ragazza haitiana racconta alle amiche quell’antica storia che coinvolge la sua famiglia. Non sa di scatenare l’inferno…

– J’AI PERDU MON CORPS di Jeremy Clapin. SEMAINE DE LA CRITIQUE. Ancora un’animazione a indicare come la sezione dei critici non sia sorda ai nuovi linguaggi e alla commistione dei generi. Protagonista è una mano che, staccata dal corpo del suo proprietario, attraversa la città per riattaccarsi al corpo che le appartiene. Durante il percorso la mano ricorda chi è l’uomo che un giorno la usava, la donna che lui amava, cosa è accaduto…

 

 

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