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Dalla Cina trent’anni di saga familiare

BERLINO – In ‘So Long, My Son’ di Wang Xiaoshuai, ultimo film in concorso di questa 69/ma edizione della Berlinale, una infinita saga familiare dai toni melò dalla Cina degli anni Ottanta a quella con i televisori al quarzo. Ovvero quando politica e privato si fondono in un tempo troppo accelerato per gestire, senza danni, i sentimenti di una famiglia.

Protagonista del film soprattutto il tempo con le sue leggi, le sue rivoluzioni insieme al modo di aggirarle. “Stiamo aspettando ormai solo di invecchiare” questo, in sintesi, l’atteggiamento di Yaoyun e di sua moglie Liyun riguardo a come sono andate le loro vite. Erano infatti una famiglia felice fino a quando il loro unico figlio (come voleva appunto la legge) è annegato in uno stagno. E così la coppia ha lasciato la casa e si è tuffata nella grande città. Non va bene neppure con il loro figlio adottivo, Liu Xing, che un giorno scompare del tutto. Alla fine Yaoyun e Liyun decidono di tornare dove tutto era iniziato, alle loro speranze perse, dopo aver attraversato e sperimentato, non senza danni, dalla post rivoluzione fino al turbo-capitalismo.

“Dopo la rivoluzione culturale – spiega il regista – la tendenza è stata per molti quella di dimenticare e andare avanti, sia dal punto di vista economico che ideologico. Ma, va detto, non si può fare a meno delle lezioni del passato se vogliamo migliorare. E’ l’unica cosa che ci permette di non ripetere certi errori. Volevo – aggiunge – però che il pubblico avesse la sensazione del cambiamento, della distanza tra presente e passato”. Sul fronte melò del film sottolinea Wang Xiaoshuai: “Non voglio dire di non piangere durante il film, ma quello che volevo fare era comunque mostrare delle persone ottimiste, persone che continuano a sorridere ed essere gentili. Le generazioni precedenti alla mia hanno cercato il benessere, non per tutti è stato facile, qualcuno c’è riuscito pur dovendo attraversare la tragedia, questo era il tipo di storia che volevo raccontare. In un paese come la Cina – conclude – si finisce inevitabilmente per essere influenzati dalla politica, l’individualità è invece un elemento poco presente. Se chiedi a qualcuno le ragioni di quello che sta accadendo difficilmente ti saprà rispondere, per loro le cose accadono e basta”.

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