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Depardieu e il piccolo re clandestino degli scacchi

(ANSA) – ROMA, 01 DIC – Un giovanissimo re degli scacchi, diventato nel 2012 campione under 12 di Francia pur essendo ‘sans papier’ come immigrato dal Bangladesh insieme al padre, con il quale era rimasto, dopo il rifiuto dello status di rifugiato al genitore, senza permesso di soggiorno e senza fissa dimora. E’ l’incredibile storia vera di Fahim Mohammad, che arriva al cinema nella coinvolgente dramedy Qualcosa di meraviglioso di Pierre François Martin-Laval, in uscita il 5 dicembre con Bim. Protagonisti l’esordiente Assad Ahmed (trovato per caso dopo una lunga ricerca) e Gérard Depardieu, che regala una nuova intensa prova d’attore nel ruolo di un burbero e carismatico insegnante di scacchi, Sylvain, ispirato al reale coach francese di Fahim, Xavier Parmentier, scomparso prematuramente per un tumore a 52 anni, nel 2016. Un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita a formare campioni in erba, allenando le nazionali giovanili francesi e insegnando gli scacchi ai bambini e ai ragazzi delle banlieue.
    Il maestro, insieme a Fahim, e alla scrittrice Sophie Le Callenec, aveva firmato anche il libro sul giovane campione prodigio, Un re clandestino, uscito in Francia nel 2014 e in Italia nel 2015 con Bompiani. “Siamo tutti migranti, – ha detto Depardieu a Télématin parlando della storia di Fahim -. Per costruire insieme l’intelligenza di domani bisogna lasciarsi compenetrare da altre culture differenti e straordinarie”.
    Martin-Laval (soprannominato Pef), classe 1968, noto in Francia da fine anni ’90 come attore della compagnia comica Les robins des Bois e poi come regista delle commedie hit Les Profs e Les Profs 2, qui cambia registro costruendo un racconto che alterna pathos e leggerezza, stando molto attento alla verità dei fatti, con qualche licenza narrativa. Fra queste c’è il racchiudere nel personaggio di Isabelle Nanty (pluricandidata ai César e frequente complice artistica di Pef) sia la reale presidente del club di scacchi che ha accolto Fahim, sia la signora che intervenendo al telefono in un programma radiofonico ha portato a conoscenza dell’allora Primo Ministro Fillon, la vicenda del giovane bengalese. (ANSA).
   

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