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Israeliani-palestinesi tra Allen e soap

Woody Allen e Billy Wilder sono fra i cineasti di riferimento di Sameh Zoabi, palestinese nato vicino Nazareth, cresciuto nel sud di Israele e ora di casa nella Grande Mela dove insegna anche cinema alla New York University. Il suo amore per la commedia satirica, sofisticata, con un tocco surreale e capace di veicolare con intelligenza temi seri, come le diverse prospettive sul conflitto israelo – palestinese, emerge in Tutti pazzi a Tel Aviv, il suo secondo lungometraggio, che dopo aver debuttato alla Mostra del Cinema di Venezia in Orizzonti, dove il protagonista Kais Nashif, ha vinto il premio della sezione per il miglior attore, arriva in sala dal 9 maggio con Academy Two. La storia, ambientata nell’oggi, tra quotidiano difficile, militari, file interminabili ai controlli e muro di separazione, riecheggia il meccanismo narrativo di un cult di Allen, Pallottole su Broadway. Al centro del racconto c’è lo scatenato mondo che si agita dietro una soap opera palestinese di grande successo, ‘Tel Aviv in fiamme’, che dipana intrecci amorosi e spionistici legati alla Guerra dei sei giorni del 1967 e alle sue conseguenze. Un assistente di produzione palestinese, Salam (Nashif) si ritrova a diventarne abile sceneggiatore, grazie all’aiuto di un ‘ghost writer’ inatteso: Assi (Yaniv Biton), comandante israeliano (con una moglie appassionata della soap opera) responsabile del posto di blocco dove Salam deve passare ogni giorno. Nelle puntate, via via il triangolo fra la spia palestinese Manal/Rachel interpretata dalla diva Tala (Lubna Azabal), il generale israeliano che lei deve sedurre per carpirgli segreti, Yehuda (Yousef Sweid), e il combattente della resistenza palestinese Marwan (Ashraf Farah) si complica. Crescono i fan, le polemiche, ma anche le disavventure quotidiane e i colpi di scena per Salam, che nel frattempo cerca di riconquistare la donna di cui è innamorato, Mariam (Maisa Abd Elhadi). Il regista che nella storia ha voluto anche rendere omaggio a una soap opera che vedeva in famiglia da bambino, mette in parallelo, nettamente separati dai colori, la fantasia della storia televisiva animata da toni saturi, e la realtà, raccontata in stile quasi documentaristico. Si mescolano con efficacia i piani e vengono messe a confronto le diverse prospettive di israeliani e palestinesi, dall’illusione degli accordi di Oslo alla voglia di andarsene. “Ora la situazione nell’area è tragica, la peggiore di sempre, perché non si vedono quelle possibilità di pace, con cui era cresciuta la generazione di Salam – ha spiegato Zoabi presentando il film -. Io però non volevo fare un film pessimista ma che parlasse anche della voglia di riaccendere una piccola fiamma di speranza”.

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