Prima di fare un acquisto on line, magari per i regali di Natale, o farvi recapitare un pranzo a domicilio o usare le consegne per qualcosa pensateci bene. Dal 2 gennaio con l’uscita in sala di Sorry We Missed You vi sarà un po’ più difficile essere disinvolti in tema delivery: il nuovo film di Ken Loach è un pugno nello stomaco e non lascia indifferenti. Racconta la discesa negli inferi della working class ridotta a schiavitù nell’illusione turbocapitalista e quello che capita al protagonista Ricky e alla sua famiglia ridotta in breve sul lastrico potrebbe accadere a tutti. Sì ma come avrà votato il padroncino del camioncino delle consegne vessato dall’azienda vessata a sua volta? La domanda è lecita dopo l’esito delle elezioni in Gran Bretagna con la schiacciante vittoria dei tory di Boris Johnson.
Ken Loach, l’irriducibile maestro inglese, cantore delle sventure della classe operaia sin dai primissimi film per la Bbc due volte Palma d’oro a Cannes (Il vento che accarezza l’erba, nel 2006 e Io, Daniel Blake nel 2016) arriva in Italia, ieri a Bologna oggi a Roma, ancora stordito dalla batosta. La stampa gli tributa una standing ovation lunghissima e affettuosa al cinema Quattro Fontane al termine della proiezione, lui, 83 anni di lucida consapevolezza politica, ringrazia. “Mi auguro che i miei protagonisti abbiano votato per Jeremy Corbyn, ma non sono sicuro, magari erano confusi anche loro come tanti nel mio paese”, dice Loach. Le bugie della propaganda Tory di Boris Johnson “hanno ridicolizzato il programma di sinistra radicale di Jeremy Corbyn e convinto l’elettorato che fosse razzista o addirittura simpatizzante di terroristi o nemico della tecnologia, quando invece nel suo programma si diceva una cosa sensata, ossia di puntare a 32 ore settimanali di lavoro”: afferma Ken il rosso che ha appoggiato fortemente il leader laburista sconfitto.
Secondo Loach l’esito del voto è dovuto alla macchina “feroce e sofisticata della propaganda” ma anche alle polemiche dei LibDem. In Sorry We Missed You, scritto con il grande Paul Laverty, siamo nella provincia inglese, proprio quella che ha fatto vincere Boris Johnson. Non piu’ contratti regolari, non piu’ assicurazioni, l’illusione di mettersi in proprio e la realta’ di venire stritolati da un infernale meccanismo di competizione, deregulation, assenza di diritti elementari.
Persino fare pipi’ e’ un lusso: si ferma il camioncino delle consegne e si fa nella bottiglia, neanche un minuto e si riparte, perche’ tutto e’ tracciato, tutto e’ una performance obbligata. E’ un j’accuse alla societa’ in rovina, ad una disgregazione sociale che sembra ormai ad un passo dal baratro definitivo quella che racconta questo film potentissimo con attori non attori ma poveri cristi.
Ricky (Kris Hitchen) e’ un uomo di mezz’eta’ costretto a ricominciare da capo dopo aver perso il lavoro come tanti.
Mettersi a fare il freelance per le consegne dei pacchi puo’ essere un’idea: il delivery impazza anche a Newcastle, si compra su Amazon qualunque cosa e qualcuno te la deve recapitare.
Peccato che il camioncino costi una follia e che il manager dell’agenzia, sottolineando che e’ lavoro in proprio, sia a capo di fatto di un’organizzazione di consegne ad orologeria che non ammette altro e per cui non ci sono ferie, non ci sono emergenze, non ci sono diritti, altrimenti la competizione fa fallire anche lui.
Tutto costa a Ricky e il lavoro e’ fonte di stress e guai, quelli piu’ piccoli (il destinatario del pacco che non si fa trovare) fino a quelli piu’ grandi (il furto del prezioso scannerizzatore delle consegne). Ma intanto e’ un lavoro e pazienza se bisogna vendere l’utilitaria di Abby (Debbie Honeywood, ipoteca la Palma) che andra’ in bus a fare il suo lavoro: custodire per un’agenzia che non paga straordinari le persone in difficolta’, anziani, disabili. Lei ha una regola: trattare tutti come fossero suoi parenti con dolcezza e calore.
A casa ci sono anche i due ragazzi, la dolce Liza di 10 anni (Katie Proctor) e l’adolescente ribelle Seb (Rhys Stone).
E’ una famiglia modesta, ma l’amore tra loro e’ la vera forza dirompente in una vita di fatica e abbrutimento, miserabile. Forse persino un anticorpo. Ma le cose non sono lineari, il ragazzo si mette nei guai, viene sospeso a scuola, ha discussioni con il padre: il conflitto familiare esplode ma il lavoro deve venire prima di tutto, chi paga altrimenti le rate del van? (ANSA).

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