(ANSA) – NEW YORK, 4 GIU – Tutti conoscono l’amore di Quentin Tarantino per Sergio Leone e gli spaghetti western, ma questo non rende meno affascinante la lettura di un saggio pubblicato dalla rivista britannica Spectator che il regista di Pulp Fiction ha dedicato ai suoi predecessori italiani.
    “C’era una volta il West è il film per cui sono diventato regista”, scrive Tarantino in quella che sarà la prefazione a un nuovo libro di Christopher Frayling sul film di Leone pubblicato a fine maggio da Reel Art Press. Se, tra gli italiani, Leone è stato, agli occhi di Tarantino, “il più grande”, il saggio è una lettera d’amore al genere e ai suoi maestri: “Nella storia del cinema solo pochi registi hanno affrontato un vecchio genere e creato un nuovo universo”. Leone, Corbucci, Tessari e Giraldi “lo hanno fatto alla grande”, scrive il regista, secondo cui “devi andare alla Nouvelle Vague per trovare un gruppo che amava altrettanto il cinema” ma Leone & Co “avevano alle spalle una fiorente industria del cinema a cui fare riferimento”.
   

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