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In piena stagione turistica fermo pesca in Adriatico: ai turisti prodotto straniero e congelato

E’ stop al pesce fresco a tavola lungo tutto l’Adriatico con l’allargamento dal 13 agosto del blocco delle attività di pesca nei tratti di costa da San Benedetto del Tronto a Bari: il rischio di trovarsi a tavola pesce congelato o straniero
Pesce
Rischio pesce congelato

Proprio quando bisognerebbe far conoscere a turisti italiani e stranieri lo straordinario pesce dell'Adriatico scatta un pressoché totale fermo pesca. Poi toccherà agli altri mari. Occorre una razionalizzazione tra l'esigenza biologica di riproduzione della specie e quella economica delle marinerie, connessa al turismo. Un noto ristorante del vecchio borgo dei pescatori di Rimini, che purtroppo non esiste più, "Da Franco" (detto "Il lurido"), serviva solo pesce pescato dalla propria paranza nella notte e ad agosto -per non dover ricorrere a prodotti importati e/o congelati- preferiva chiudere per ferie, rinunciando all'enorme fatturato legato al turismo balneare.

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E’ dunque stop al pesce fresco a tavola lungo tutto l’Adriatico con l’allargamento il 13 agosto del blocco delle attività di pesca nei tratti di costa da San Benedetto a Termoli e tra Manfredonia e Bari, che durerà 42 giorni consecutivi, fino al 23 settembre. A darne notizia è Coldiretti Impresapesca nel sottolineare che il fermo biologico segue quello già scattato il 30 luglio scorso da Trieste ad Ancona che rimarrà in vigore fino al 9 settembre.

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Con il blocco totale dei pescherecci in Adriatico – denuncia Impresapesca Coldiretti – aumenta anche il rischio di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare. Un pericolo favorito dal fatto che – sottolinea Impresapesca Coldiretti – in Italia più di 2 pesci su 3 consumati nei territori interessati dal blocco vengono dall’estero.

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Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma si può anche rivolgersi alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica.

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Dopo l’Adriatico la prossima tappa del fermo biologico 2018 – spiega Impresapesca Coldiretti – sarà il Tirreno, da Brindisi a Roma dal 10 settembre al 9 ottobre e da Civitavecchia a Imperia dal 1° ottobre al 30 ottobre. Per Sicilia e Sardegna – spiega Coldiretti Impresapesca – lo stop è previsto per un mese tra agosto e ottobre su indicazione delle Regioni. Coldiretti Impresapesca ha più volte negli anni chiesto una radicale modifica di questo strumento di gestione che non risponde più da tempo alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi.

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Questo ha determinato nel periodo un crollo della produzione – conclude Coldiretti Impresapesca -, la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di 18.000 posti di lavoro. L’auspicio è che dal 2019 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie.