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Diffusero foto osè della loro amica: dovranno risarcirla assieme ai genitori

di Giulio Verde
Il giudice del processo civile ha stabilito la pena per i fatti del 2013 a Sulmona, quando una ragazza di 14 anni fu vittima della derisione di undici coetanei. Ora le famiglie verseranno 100 mila euro. Ma non ai genitori della giovane
telefonino

Arriva la sentenza dopo i fatti del 2013 quando undici minorenni che avevano diffuso la foto di una coetanea nuda, facendola circolare sui telefonini di mezza città, sono stati condannati, insieme ai genitori, a risarcirla in sede civile. E' quanto stabilito dal giudice del tribunale di Sulmona. La ragazza, all'epoca 14enne, denunciò la diffusione di scatti osé sui social. Furono i genitori della ragazza a far partire le indagini con l'accusa di diffusione di materiale pedopornografico.

Quello che all'inizio, nel 2013, sembrava un gioco indecente presto è finito al centro di indagini giudiziarie condotte dai carabinieri di Sulmona, sollecitati dai genitori della ragazza. L'accusa fu quella di diffusione di materiale pedopornografico. All'inizio furono una trentina i ragazzi, quasi tutti minorenni, chiamati a deporre dai carabinieri. Da questo elenco sono poi stati estrapolati gli undici ritenuti autori materiali della diffusione delle foto osè. In sede di udienza preliminare gli indagati sono stati tutti prosciolti. Non in sede civile, dove il giudice accogliendo parzialmente le richieste dei genitori che avevano avanzato un risarcimento di 650mila euro, per danni patrimoniali e non, ha stabilito che i convenuti debbano versare, a vario titolo, la cifra in totale di oltre 100mila euro, come danno non patrimoniale.

Il giudice ha disposto che a pagare il risarcimento debbano essere i genitori degli allora minorenni perché "è in capo al genitore l'onere di provare e di dimostrare il corretto assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sul figlio, solo in tal modo potendosi esonerare dalla condanna risarcitoria". Il giudice ha infine "bacchettato" anche i genitori della minorenne non riconoscendo loro il risarcimento in quanto non avrebbero vigilato sulla condotta imprudente della propria figlia, da cui sarebbero partite le foto osè.