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Cronaca

Arrestato il presunto omicida di Soumayla Sacko

È l’agricoltore 43enne di San Calogero finito sotto indagine nei giorni scorsi: l’uomo è ora nel carcere di Vibo Valentia. “Contro di lui quadro evidente”, dicono gli investigatori. Escluso il movente razziale

Vibo Valentia – Antonio Pontoriero, il 43enne di San Calogero già indagato per l’omicidio di Soumayla Sacko, il 29enne del Mali ucciso la sera del 2 giugno nel paese vibonese, è stato sottoposto a fermo, disposto dalla Procura ancora prima dell’esito dei risultati dello stub. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri della Compagnia di Tropea.

Soumayla Sacko è stato ucciso mentre stava prendendo, assieme ad altri due immigrati, delle lamiere e altro materiale da una vecchia fornace abbandonata, probabilmente per costruire un riparo.

Il fermo di Antonio Pontoriero è scattato nella notte alla luce di un’ulteriore assunzione di informazioni che hanno confermato un “quadro che era evidente sin dall’inizio“. L’uomo è accusato di omicidio e porto e detenzione illegale di arma.

Gli inquirenti escludono il movente razziale. A coordinare le indagini la procura di Vibo Valentia, con il pm Luca Ciro Lotoro.

Mentre i tre erano nell’ex Fornace, qualcuno ha sparato contro di loro e il primo proiettile ha colpito Soumayla alla testa. A quel punto gli spari si sono diretti contro gli altri due: Madiheri Drame, 30 anni, è stato colpito a una gamba, mentre Madoufoune Fofana, di 27 anni, è riuscito a ripararsi, rimanendo illeso. È stato lui a dare l’allarme.

I tre uomini erano regolarmente residenti in Italia e vivevano nella tendopoli di San Ferdinando, il campo che pochi mesi prima era stato in parte distrutto dall’incendio che aveva causato la morte di Becky Moses. Il campo doveva essere sgomberato già tempo fa e i braccianti, impiegati principalmente nelle piantagioni della Piana di Gioia Tauro, dovevano essere spostati in un nuovo accampamento.

La soluzione, che era stata definita temporanea, non è risultata sufficiente per ospitare tutti i braccianti, per cui in molti hanno trovato nuovamente un rifugio di fortuna nel campo di San Ferdinando.

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