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Cronaca

Bibbiano, le prime reazioni all’inchiesta “Angeli e Demoni”

«L’esperienza ha portato i servizi della Val d’Enza ad osservare ed incontrare situazioni molto complesse; la sperimentazione condotta ha dato luogo alla creazione di nuove modalità di lavoro, ad esempio nella lettura degli indicatori di rischio e negli interventi in emergenza, all’interno delle quali i diversi soggetti della rete di protezione rivolta a bambini e adolescenti sono stati capaci di dialogare con rapidità, competenza e contiguità. Il convegno intende essere una occasione per condividere esperienze e significati, per riflettere sul tema della violenza sulle persone di minore età, sulla identità professionale spesso fortemente sfidata in situazioni di alta complessità e sulla importanza della valutazione multidimensionale del problema. Il convegno intende dunque sollecitare scambio e riflessione ampi e partecipati perché sempre più le risposte che i servizi mettono in campo, soprattutto nelle fasi della prevenzione, del trattamento fino alla presa in carico in giudizio, siano realmente tutelanti e “curative”, tempestive, multidisciplinari e professionalmente qualificate». Sono queste le parole che si leggono sul programma del convegno “Quando la notte abita il giorno: l’ascolto del minore vittima di abuso sessuale e maltrattamento. Sospetto, rivelazione, assistenza, giustizia” tenutosi nel maggio 2016 a Bibbiano.

Parole che stridono forte con l’elenco dei reati contestati dalla Procura di Reggio Emilia sugli affidi familiari nella Val d’Enza. Si parla di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, lesioni gravissime per i danni procurati ai minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Si contesta il tentativo di costruire falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi di una “macchinetta dei ricordi”. Fa specie anche leggere, in un articolo di due anni fa di un quotidiano nazionale, del metodo che il giornalista definiva «“riciclo delle emozioni”. Come se i bambini finissero dentro una lavatrice sana e cominciassero a lavarsi dentro» e che veniva indicato come un «modello degli otto comuni dell’Unione Val d’Enza», «è lì, basta allungare una mano e prenderlo. Interessa?».

È su questo che stiamo ragionando. Su questa enorme distanza fra quello che fino a ieri era modello e oggi l’inferno. Possibile ci sia stato un tale abbaglio collettivo prima? Angeli e Demoni, davvero, come i carabinieri hanno battezzato l’indagine? Qual è il metodo che veniva utilizzato? Si può pensare di fare convegni per presentare il “lavaggio del cervello” come metodo? Per il momento abbiamo solo le prime reazioni, quelle a caldo. Quella di un addetto ai lavori che si dice «sorpreso» dell’arresto del responsabile del Centro torinese Hansel e Gretel perché «lo conosco, l’ho sentito parlare a tanti convegni e in tante formazioni, l’ho stimato sempre». Quella di Luigi Fadiga, ex Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza dell’Emilia Romagna, oggi in pensione ma che due anni fa a quel convegno c’era e dice che «ho sempre avuto modo di apprezzare i servizi di Reggio Emilia e anche della Val d’Enza, non so cosa sia successo in questi due anni ma la mia valutazione quando ero Garante era positiva». Certo ciò che “Veleno” ha scoperchiato pesa e parla alle emozioni e all’intelligenza. Certo è necessario andare fino in fondo. Certo non è possibile essere superficiali. Ma vengo da un convegno, questa mattina, in cui hanno preso parola sette ragazzi che hanno vissuto un’esperienza di allontamento dalla famiglia, in comunità o in affido: hanno scritto lettere a tutte le figure professionali coinvolte nei loro percorsi, a tratti dure, critiche… ma hanno anche detto che quell’allontanamento “è stato la mia salvezza”.

Oggi la Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, che con CISMAI e Terre des Hommes sta lavorando a una rilevazione campionaria in 231 comuni italiani sul tema degli abusi e le violenze nei confronti dei minorenni, rompe il suo consueto no comment sui singoli casi di cronaca: «di fronte alle notizie emerse in queste ore a proposito del caso degli affidi in provincia di Reggio Emilia e pur dovendosi attendere l’esito degli accertamenti giudiziari, va sottolineato che – se i fatti fossero confermati – ci troveremmo di fronte a una situazione di gravità inaudita. Fatti del genere calpestano la Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. E proprio da parte di chi è chiamato a realizzare tali diritti. Il sistema di tutela dei minorenni non può tradire la sua vocazione, che è quella di proteggere i bambini in condizione di fragilità. Ciò impone un accertamento rigoroso delle circostanze e, qualora si prenda atto delle responsabilità delle istituzioni coinvolte, ci troveremmo di fronte al loro fallimento. In ogni caso, va garantito il maggior sostegno possibile ai bambini e ai ragazzi al centro della vicenda».

Concetti simili sono espressi da Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia – Europa di Save the Children: «lascia senza parole l’elenco dei reati contestati dalla Procura di Reggio Emilia sugli affidi familiari nella Val d’Enza. Se confermati, sarebbero di una gravità assoluta, a maggior ragione perché i presunti autori di reato sono proprio le figure che dovrebbero essere preposte alla protezione e alla tutela dei bambini più vulnerabili. È indispensabile assicurare ai minori coinvolti tutto il sostegno, in una fase evidentemente critica». «L’affido familiare è un istituto di grande importanza che riguarda, secondo gli ultimi dati disponibili, oltre 14.000 bambini e ragazzi in Italia, a cui consente la crescita in un ambiente familiare, in momenti particolarmente difficili per la loro famiglia di origine, in una prospettiva temporanea, alla luce del supremo interesse del bambino. È un istituto che richiede una costante attività di formazione, supervisione e sostegno da parte della rete dei servizi. Ề urgente fare luce al più presto su quanto accaduto, anche al fine di tutelare un istituto fondamentale come è l’affido», ha concluso Raffaela Milano.

La condanna severa di quanto sarebbe accaduto, si affianca in molti addetti ai lavori alla difesa dell’operato di comunità e famiglie affidatarie: «Se sono stati commessi abusi e reati questi certamente vanno perseguiti, nessuna difesa e nessuna tolleranza per chi opera negando ogni diritto e ogni rispetto per i minorenni e le loro famiglie», afferma Liviana Marelli, referente Minori e Famiglia del CNCA. «Questa bruttura oltre che offendere minorenni e famiglie infanga il buon lavoro di molte famiglie affidatarie e di molte comunità che con passione e competenza accompagnano i minorenni verso un futuro possibile». Anche Gigi De Palo, presidente del Forum Famiglie, sottolinea due cose: «innanzitutto, chi ha sbagliato deve pagare e i controlli in questo ambito devono essere ampliati e moltiplicati, per evitare il ripetersi di nefandezze come queste. Ma, in secondo luogo, un caso come questo non può fermare l’istituto dell’affido familiare: deve anzi rilanciare il tema dell’accoglienza, che rappresenta una scelta d’amore, per i bambini accolti e per le famiglie che la compiono». Come Forum, afferma Massimo Orselli, Delegato all’Affido familiare e adozione del Forum Famiglie «ci sentiamo di cogliere questa circostanza nefasta per riaffermare l’importanza e la bellezza dell’affido e promuoverne il valore innanzitutto sociale, chiedendo ad altre famiglie di fare questo passo. Un episodio drammatico non può e non deve fare del male anche alle migliaia di bambini in affido e alle famiglie che in tanti anni si sono dedicate con amore sincero a questi minori».

«Il quadro delineato dalle indagini dell’inchiesta “Angeli e Demoni” è drammatico: diversi bambini sarebbero addirittura stati sottoposti a ore di “lavaggi del cervello” durante le sedute di psicoterapia e suggestionati con l’uso di impulsi elettrici per alterarne la memoria in prossimità dei colloqui giudiziari. Inoltre gli addetti avrebbero falsificato, con l’aggiunta di dettagli sessuali o scene di violenza, i disegni che i piccoli facevano della propria vita famigliare, oltre ad aver nascosto le lettere affettuose scritte ai piccoli dai genitori», commenta Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. «La Convenzione ONU del 1989 e la Convenzione di Strasburgo del 1996 hanno specificato e attuato il diritto del minore alla piena ed effettiva partecipazione ai processi che lo riguardano ed alla difesa, con diverse modalità e a seconda della sua capacità di discernimento. Da parte nostra stiamo redigendo una proposta di legge per l’introduzione della figura dell’Avvocato del minore, una figura che segua ogni bambino in situazione di difficoltà famigliare e che sia preparato a seguirlo e tutelarlo anche da un punto di vista psicologico. È una figura sempre più necessaria purtroppo. Perché, a quanto pare, gli orchi non esistono solo nelle favole».

Fonte

 

 

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