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Cronaca

Carlo Alberto Dalla Chiesa, 36 anni fa l’omicidio del generale difensore dei cittadini onesti

Era il 3 settembre del 1982 quando il generale dalla Chiesa, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente Russo, veniva ucciso da un agguato mafioso a Palermo. Un difensore della legge la cui memoria viene onorata oggi in tutta Italia

Era il 3 settembre del 1982 quando, poco dopo le 21 in via Isidoro Carini a Palermo, una Bmw affiancava e faceva fuoco su una Autobianchi A112. I passeggeri di quell’auto, rimasti uccisi dall’attentato, erano il generale Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, diretti a una cena in un ristorante di Mondello. Non furono i soli a morire in quell’agguato, perché anche l’agente di scorta Domenico Russo, che seguiva il prefetto palermitano a bordo di un’Alfetta, venne ucciso da un motociclista armato di un fucile AK-47.

“Qui è morta la speranza dei palermitani onesti” recitava un cartello appeso il giorno dopo l’omicidio in via Isidoro Carini, ma 36 anni anni dopo quel delitto di mafia sono numerose in tutta Italia, non solo in Sicilia, le iniziative nate con l’obiettivo di non dimenticare e di far vivere la speranza di tutti i cittadini onesti.

Dalla Chiesa e moglie

 

Perché il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nato nel 1920 a Saluzzo nel cuneese, figlio di un generale dei Carabinieri, fu uno strenuo difensore della legge. Protagonista della Resistenza negli anni della Guerra, successivamente fu chiamato a combattere il banditismo prima in Campania e poi in Sicilia. Lavorò quindi a Firenze, Como, Roma e Milano, per poi essere richiamato in Sicilia tra il 1966 e il 1973 per indagare su Cosa Nostra negli anni “caldi” della strage di Viale Lazio, della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro e dell’omicidio del procuratore della Repubblica di Palermo Pietro Scaglione.

Divenuto generale di brigata, dal 1973 al 1977  condusse la lotta contro le Brigate Rosse e per contrastare il fenomeno del terrorismo eversivo fondò il Nucleo Speciale Antiterrorismo, con cui ottenne importanti risultati. Nel 1981 dalla Chiesa venne promosso vice comandante generale dell’Arma, diventando quindi generale di corpo d’armata, la massima carica per un ufficiale dei Carabinieri, finchè nel 1982 venne nominato dal Consiglio dei ministri prefetto di Palermo e posto contemporaneamente in congedo dall’Arma.

L’obiettivo era ottenere contro la mafia gli stessi risultati che il generale aveva ottenuto contro le Brigate Rosse. Ma il prefetto di Palermo non ebbe mai quei “poteri speciali” che gli erano stati promessi dal Governo per svolgere la sua attività, tanto che se ne lamentò nell’agosto del 1982 in una famosa e polemica intervista concessa al giornalista del quotidiano La Repubblica Giorgio Bocca.

Il risultato è che dalla Chiesa viene lasciato solo e così, il 3 settembre del 1982, a quattro mesi dalla nomina a Prefetto, la mafia lo uccise assieme alla moglie e all’agente Russo. Per l’omicidio sono stati condannati, come mandanti, i vertici di Cosa Nostra dell’epoca: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Per una condanna agli esecutori materiali bisognerà aspettare il 2002, quando la Corte d’Assise ha riconosciuto la colpevolezza dei killer Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo e Nino Madonia (cui è stato comminato l’ergastolo) e dei collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci (condannati a 14 anni).

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