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Cronaca

Caso Lodi: quando chi ha le possibilità aiuta i più poveri compie un gesto nobile

Non crediamo alla perfidia o al razzismo del Comune di Lodi. Anche gli italiani penano, spesso, per ottenere un minimo di sussidio. Se poi si raccolgono 60.000 euro a favore dei figli degli immigrati e si risolve il problema, buon segno

5 milioni di italiani in povertà assoluta e 2,3 milioni di pensionati che percepiscono meno di 500 euro al mese: partiamo da questa realtà. Poi i disoccupati, che per ottenere un sussidio devono sottoporsi ai flagelli della burocrazia. Non è uno scandalo togliere qualcosa a chi ha più di 4500 euro al mese di pensione, magari senza aver versato i relativi contributi, per aumentare la vergognosa elemosina che lo Stato attualmente dà a tanti anziani. Aldilà dei pianti e delle minacce dei vecchi poltronisti che vedono intaccata una minima parte del loro emolumento, ma, soprattutto, la loro intangibilità di casta, gli italiani restano un popolo generoso e, come nel caso di Lodi, sono pronti a mettere mano al portafoglio. Persino quelli più abbienti, che, come è noto, votano soprattutto Pd. Quindi, più che puntare il ditone ideologico contro il Comune di Lodi, che deve rispettare le regole, coloro che ululano al razzismo dai talk show dovrebbero elogiare quell’Italia bipartisan che non esita ad aiutare il prossimo. Chissà se loro lo fanno.

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Da Agi

…Gli extracomunitari che volessero ottenere agevolazioni devono presentare non solo la documentazione Isee (richiesta ai lodigiani) ma anche un documento rilasciato dal consolato del loro Paese d’origine in cui si attesta che lì non posseggono case o beni mobili. Cosa difficilissima da ottenere assicurano. Quindi che succede? Che o fanno a meno dei servizi ‘accessori’ a tariffa agevolata o devono pagare una cifra esorbitante. Questo perché vengono catapultati dalla fascia ISEE più bassa a quella più alta. Ce lo racconta Jeneviève, originaria della Costa d’Avorio, ma abita a Lodi da 17 anni. Lei quei documenti dal suo paese non è riuscita a ottenerli. E pur di avere la mensa per la piccola Anne Sophie, di 6 anni, deve pagare 5 euro al giorno. “Una cifra altissima, pazzesca per noi. Significa 25 euro alla settima, 100 euro al mese. Abbiamo fatto sciopero, protestato due volte sotto al Comune ma non è servito a niente”. 

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…All’esterno della scuola Barzaghi a onor del vero tutti i genitori, si sono detti “disgustati” per questa delibera, perché “i bambini non devono essere discriminati in alcun modo”. “Una nonna, la signora Angela, che accompagnava la sua nipotina Katia, dice che non ha mai visto gli italiani comportarsi così. Lo stesso per Katia, mamma di Greta. Ottenere quel documento è di una difficoltà oggettiva, dovrebbero capirlo e cambiare la delibera dice. Il principio, che le regole sono uguali per tutti, potrebbe anche andare bene ma in questo caso e in questo modo, non è fattibile. D’altra parte lavorano e pagano le tasse qui. Dovrebbe bastare anche per loro la presentazione del modello Isee. Non dicono che si devono integrare?”. Alla fine la voce di un papà, Davide, che ha appena lasciato la figlia Bianca di 6 anni a scuola, “è un’assurdità, una discriminazione vergognosa. Ma lo sanno anche in comune. Quando questo regolamento è stato adottato l’assessore alle politiche sociali disse che dovevano farlo per mantenere gli impegni presi in campagna elettorale, ‘prima gli italiani’. Quello che mi spiace vedere è che non c’e’ stata una reazione forte da parte di tutti i genitori. All’inizio dell’anno scolastico, il mese scorso era stata lanciata una raccolta firme nelle scuole di Lodi e dopo due settimane ne erano state raccolte solo 150”. 

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