Prima Pagina>Cronaca>Confcommercio: “Il futuro governo eviti l’aumento dell’Iva o addio ripresa”
Cronaca Economia

Confcommercio: “Il futuro governo eviti l’aumento dell’Iva o addio ripresa”

“Se le attuali clausole non venissero disinnescate, dal primo gennaio 2019 avremmo 12,4 miliardi di euro di imposte aggiuntive. E a quel punto potremo dire addio al rilancio dell’economia”, auspica
Carlo Sangalli

Cernobbio – “La prima cosa che dovrà fare il futuro governo è evitare i già programmati aumenti delle aliquote Iva”. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli lo sottolinea durante il suo intervento, in apertura dei lavori del forum “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000”, organizzato da Confcommercio in collaborazione con Ambrosetti, a Cernobbio. “Infatti, se le clausole non venissero disinnescate, dal primo gennaio 2019 avremmo 12,4 miliardi di euro di imposte aggiuntive. E a quel punto potremo dire addio alla ripresa”, dice. “Il rinvio, per motivi tecnici, di ogni decisione sulle clausole di salvaguardia non rassicura. Anzi, preoccupa per i potenziali effetti negativi che potrebbe avere sul clima di fiducia di famiglie e imprese.

Sangalli richiama l’attenzione su due grandi riforme da realizzare: “tasse e burocrazia”. “La riduzione delle tasse è il nostro obiettivo principale, perché il carico fiscale del nostro Paese è tra i più alti in Europa, è insostenibile per il nostro sistema produttivo, è incompatibile con qualsiasi realistica prospettiva di crescita robusta, diffusa, duratura. Noi non siamo affezionati alle formule: che sia la riduzione del cuneo o quella dell’Irpef, l’importante è che si inizi subito un percorso certo di riduzione delle tasse la cui sostenibilità va garantita sia riqualificando la spesa pubblica, eliminandone gli sprechi ancora presenti, sia recuperando preziose risorse dalla lotta all’evasione e all’elusione fiscale”.

E a proposito di tasse, per il presidente di Confcommercio “bisogna, tra l’altro, riordinare, semplificare e ridurre la tassazione locale introducendo un’unica vera imposta comunale sugli immobili, la local tax, che includa tutti gli attuali tributi locali e che sia totalmente deducibile per gli immobili strumentali delle imprese. Quanto alla burocrazia”, aggiunge, “ancora oggi il sogno degli imprenditori è meno carta, meno procedure, più digitale e più semplificazione. L’eccesso di burocrazia pesa complessivamente sulle micro e piccole imprese per 33 miliardi di euro l’anno. Infine una grande emergenza per le imprese: bisogna consentire il riporto delle perdite ad oltre 2 milioni di imprese in regime di cassa e che oggi è permesso solo alle societaà di capitale. Una vera e propria ingiustizia fiscale che va subito affrontata e sanata”.

Rispondi