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Cronaca

Coopi e l’alleanza Fao premi Nobel per la pace insieme per la Repubblica Centraficana

Fao e Coopi hanno illustrato alcuni dei più importanti progetti attivi nella Repubblica Centroafricana, in particolare ci si è soffermati sul programma di implementazione: Appui à la création d’un centre pilote de formation et d’insertion socio-économique des jeunes affectés par les conflits en République Centrafricaine, finanziato dalla Fao e dall’agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

L’iniziativa ha visto l’attiva partecipazione dei premi Nobel Muhammad Yunus e Tawakkul Karman, che sono stati coinvolti nella fase definizione del progetto, rispettivamente nella programmazione di piani di business sociali e nella progettazione di iniziative per il dialogo interreligioso. Durante l’incontro sono stati illustrati i risultati del progetto di Coopi per la formazione e l’inserimento socio-economico con sede a Bimbo, nelle vicinanze della capitale centrafricana Bangui. Alcuni degli obiettivi del progetto sono: prevenire l’insorgere di nuovi scontri nella regione; favorire il ripristino della produzione agricola; promuovere l’occupazione e l’imprenditorialità giovanile in agricoltura e nell’allevamento; favorire la demilitarizzazione e il dialogo interreligioso.

Il presidente di Coopi, Claudio Ceravolo, ha ringraziato il direttore generale della Fao Josè Graziano da Silva e ha inoltre auspicato che gliaccordi negoziati a Kartoume rivisti lo scorso 20 marzo ad Addis Abeba tra il Governo di Bangui e i gruppi armati metta fine a un conflitto che dal 2003 insanguina la Repubblica Centrafricana. Ceravolo si è soffermato sul tema dell’insicurezza alimentare: «Produce instabilità̀ e mette gruppi diversi in antagonismo per assicurarsi il controllo delle risorse. D’altro lato, gli scontri armati provocano un aumento dei prezzi del cibo e una difficoltà di approvvigionamento, mentre spesso i giovani trovano più̀ vantaggioso combattere che faticare coltivando i campi. Nel caso particolare della Repubblica Centrafricana a questi fattori generali si associano altri fattori peculiari, in primo luogo la particolare situazione geografica, chiusa nel cuore del continente e con accessi stradali difficili, così che a ogni riaccendersi dei conflitti le frontiere sono chiuse e si ha penuria di prodotti alimentari. Le violenze intercomunitarie, così frequenti in Repubblica Centrafricana, impediscono i normali scambi commerciali e provocano un aumento terribile degli sfollati interni stimati da Ocha a 621.600 al 31 marzo che vengono così allontanati dalle attività agricole abitualmente praticate».

Una situazione complessa in cui è necessario programmare interventi a lungo termine come ha spiegato Ceravolo coinvolgendo nel programma di intervento più attori: «Fao che ha fortemente voluto questo intervento, la fondazione del professore Muhammad Yunus con il suo Yunus Social Business, impegnato a creare le condizioni socio economiche per uscire dalla povertà; la Fondazione Tavakkol Karman, che lavora sulla coesione sociale e il dialogo intercomunitario, in particolare per favorire il dialogo tra cristiani e mussulmani; la Cooperazione Italiana, che ha fornito un sostanziale supporto finanziario; l’ordine dei Carmelitani Scalzi con il suo monastero del Carmelo che accoglie le attività̀ di produzione e formative;il Governo Centrafricano con i suoi ministeri e la Fondazione Coopi che ha la responsabilità̀ dell’implementazione delle attività̀».

Ceravolo si è inoltre soffermato su un episodio eccezionale avvenuto nella Repubblica Centroafricana il 29 novembre 2015: «Papa Francesco, ha aperto la porta Santa della Cattedrale di Bangui e ha inaugurato il Giubileo straordinario della Misericordia. La visita fu uno spartiacque per il paese. Il Papa ha incontrato le fazioni in lotta e ha ottenuto una tregua di 7 mesi; è andato al Kilomètre 5, il quartiere islamico in cui ci sono stati terribili massacri, con l’imam e ha salutato la popolazione accolto da un tifo da stadio. Inoltre è stato il primo leader mondiale a fermarsi a dormire a Bangui. La gente quella notte ha dormito in strada vicino alla nunziatura per proteggerlo. In quei momenti il monastero del Carmelo ospitava molte migliaia di profughi (è arrivato ad averne 10.000) e si è trasformato in un luogo straordinario di solidarietà̀, sviluppando iniziative di sicurezza alimentare e una fabbrica di mattoni di cui pare il primo acquirente sia stato Papa Francesco. Mi piace pensare che anche questo nostro progetto sia una risposta ideale ai tanti appelli del Papa per dare una risposta alla crisi umanitaria di questo sfortunato paese».

Il progetto si sta già sviluppando in un’ area di 130 ettari, di proprietà̀ del monastero dei Carmelitani e comprende: un palmeto con una piccola officina per la produzione di olio di palma; un allevamento con circa una ottantina di capi bovini; alberi da frutta e da legna, orti e frutteti. «Oggi le attività̀ preparatorie possono dirsi completate, la FAO sta fornendo le infrastrutture (sistemi di irrigazione, nuove macchine per la produzione dell’olio di palma) e il know-how necessario per rafforzare le capacità dei beneficiari nell’ottenere la sicurezza alimentare, mentre Coopi ha già iniziato la formazione pratica e teorica di 500 giovani in orticultura, allevamento bovino e avicolo, produzione di olio di palma, produzione di sapone», ha concluso Ceravolo.

Fonte

 

 

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