“Il COVID ci sta costringendo ad estrovertere tutte le nostre attività, portando all’esterno, al di fuori degli spazi chiusi, abitudini e prassi prima ancorate indissolubilmente a perimetri circoscritti e magari angusti. Se da un lato questo ci consente di guardare con occhi nuovi all’ambiente che ci circonda, dall’altro crea ulteriori ostacoli alla ripresa di attività commerciali svolte storicamente al chiuso di locali ed edifici. Penso al mondo della ristorazione, a bar, pub o ristoranti ma anche a luoghi di arte, spettacolo ed intrattenimento. Occorrerebbe immaginare una azione di trasformazione urbana che possa concedere agli esercenti spazi esterni con la formula del comodato d’uso gratuito”.
Lo dichiara Ermanno Russo, vicepresidente del Consiglio regionale di Forza Italia e già assessore all’Urbanistica della giunta Caldoro.
“Governo e Regione facciano una verifica sulla possibilità di normare in tal senso”, aggiunge. “Il mondo è cambiato con questo lockdown e i piccoli esercenti non potranno riconvertire le loro attività se hanno già canoni di locazione onerosi da dover pagare per la sede in cui attualmente si trovano. Servono misure straordinarie per una crisi che rischia di trasformarsi al Sud e in Campania in una ecatombe socio-economica”, evidenzia.
“Non si può chiedere ad un piccolo imprenditore, al titolare di un’attività di ristorazione di pagare oltre al fitto del locale anche quello di un eventuale spazio esterno da allestire, seppur con tutte le prescrizioni del caso, ad area per consumare pasti o bevande. Sarebbe un danno che si va ad aggiungere alla beffa dei mancati incassi di questi mesi. Ma con un programma regionale di riqualificazione delle aree dismesse e di spazi inutilizzati, con risorse magari a valere su fondi europei, si potrebbe immaginare di destinare superfici oggi abbandonate ad attività commerciali di questo tipo. Sul gestore ricadrebbero i costi della manutenzione ordinaria e della tutela del bene ma non anche il canone di affitto”, spiega Russo.
 
“Come istituzioni, siamo chiamati ad una grande prova di coraggio. Le misure ordinarie non possono essere applicate alla attuale situazione di crisi profonda che l’economia sta vivendo e continuerà ancora di più a vivere dopo l’estate. Occorre ripensare Il territorio, le sue risorse, le opportunità che offre. Altrimenti saremo condannati ad una selezione darwiniana delle attività e delle imprese, con costi altissimi sia in termini di patrimonio di esperienze e di storie imprenditoriali che sotto il profilo dell’assistenza sociale. Perché è chiaro che per ogni azienda fallita ci saranno almeno tre-quattro bocche in più da sfamare per lo Stato tra familiari e dipendenti ritrovatisi dalla sera alla mattina disoccupati”, conclude Russo.