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Cucchi: 8 carabinieri a rischio processo, “Il generale Casarsa ordinò di falsificare gli atti”

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Falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia: sono i reati contestati, a seconda delle singole posizioni, a otto militari dell’Arma, coinvolti nell’inchiesta bis sui depistaggi legati al pestaggio di Stefano Cucchi, il geometra di 32 anni morto il 22 ottobre del 2009 all’ospedale Sandro Pertini, sei giorni dopo essere stato arrestato dai carabinieri per detenzione di droga.

L’avviso di conclusione delle indagini, atto che precede solitamente la richiesta di rinvio a giudizio, riguarda tra gli altri il generale Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e il colonnello Lorenzo Sabatino, già responsabile del reparto operativo.

Il 415 bis è firmato dal pm Giovanni Musarò e dal procuratore Giuseppèe Pignatone. Secondo i pm, partì dall’allora comandante del Gruppo Roma Alessandro Casarsa, e poi a cascata a tutta la scala gerarchica dei carabinieri dell’epoca, l’input a modificare due annotazioni di servizio relative allo stato di salute di Stefano Cucchi.

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