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Cronaca

Da 3 anni la fame nel mondo è in aumento

 

821 milioni, tante sono le persone che nel mondo soffrono ancora la fame. E per il terzo anno di fila il loro numero è aumentato. È quanto emerge dai nuovi dati delle Nazioni Unite sull’insicurezza alimentare a livello globale. Una situazione “inaccettabile” si legge in una nota di Oxfam che di fronte a questi dati lancia “un appello urgente alla comunità internazionale e all’Italia”, affinché smettano di “ignorare” un tema centrale per il futuro del pianeta e al contrario, intervengano non solo con maggiori e immediati aiuti nei Paesi più colpiti, ma mettendo in campo, allo stesso tempo, politiche efficaci in grado di eliminare nel medio periodo le cause che sono all’origine di quest’emergenza globale.

Alla base dello scenario attuale, vi è un concorso di cause, dato dal protrarsi di conflitti drammatici e dall’acuirsi di fenomeni climatici estremi, a cui si uniscono gli effetti di decenni di politiche economiche che alimentano le disuguaglianze tra grandi oligopoli transnazionali del cibo e milioni di produttori di piccola scala, da cui dipende la maggior parte della produzione globale.
Il risultato, per esempio in molti Paesi dell’Africa sub-sahariana, è che decine di milioni di persone in questo momento sono allo stremo a causa di conflitti regionali o di siccità durissime e sempre più prolungate che impediscono l’accesso a cibo e a mezzi di produzione.

«Il tema della sicurezza alimentare è vergognosamente scomparso dall’agenda politica globale», ha detto Giorgia Ceccarelli, policy advisor per la sicurezza alimentare di Oxfam Italia. «Sono passati ben dieci anni dalle due consecutive crisi alimentari, che hanno avuto impatti devastanti sulle persone più povere del mondo e sulla loro capacità di nutrirsi adeguatamente, eppure nulla è cambiato. I dati di oggi ci confermano che fin quando non si affronteranno le cause strutturali, fame e povertà continueranno ad aumentare».

Per contrastare la crescita della fame a livello globale è necessaria un’inversione di marcia: mettere al centro i diritti umani e costruire un sistema alimentare equo e sostenibile.

«La fame non è un fenomeno casuale, ma è figlia di un sistema alimentare globale che mette sempre di più gli interessi commerciali, davanti ai bisogni delle comunità più povere e vulnerabili. Un trend che colpisce in primis i piccoli agricoltori che sono i primi produttori di cibo al mondo e soprattutto sono i promotori di un modello di agricoltura sostenibile per l’uomo e il pianeta», ha aggiunto Ceccarelli. «Invertire la rotta significa innanzitutto investire maggiormente nell’agricoltura di piccola scala.

Significa anche intervenire per una riduzione massiccia delle emissioni di gas serra, prodotte in buona parte da un modello di agricoltura intensiva e quindi insostenibile per l’ambiente. In secondo luogo, sostenere l’adattamento dei piccoli agricoltori, soprattutto nei Paesi poveri, ad un clima sempre più estremo e instabile. È inoltre fondamentale sostenere le tantissime donne che lavorano in agricoltura, che pur rappresentando oltre la metà dei produttori agricoli nei paesi in via di sviluppo, spesso sono le più discriminate e colpite dalla fame».

Per l’Italia – continua la nota di Oxfam -, la promozione della sicurezza alimentare, dell’agricoltura e dello sviluppo rurale rappresenta da molti anni uno dei pilastri della politica di Cooperazione Italiana allo Sviluppo. Ma nonostante i proclami, il livello di impegno finanziario del nostro Paese risulta costantemente inadeguato. Nel 2017, l’Italia, stando ai dati Ocse, ha destinato solo l’1,7% dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (Aps) alla cooperazione bilaterale, a sostegno dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Una percentuale che la nota di Oxfam definisce “irrisoria per la sfida in essere e in diminuzione rispetto agli anni precedenti”.

«È prioritario che il Governo italiano, così come la comunità internazionale faccia molto di più mantenendo le promesse con maggiori investimenti e politiche mirate a sostegno dei piccoli produttori agricoli del Sud del Mondo. Ne va del futuro di milioni di persone, che devono la propria sopravvivenza all’agricoltura di piccola scala nei Paesi poveri. In continenti come l’Africa, dove paradossalmente chi produce cibo, spesso è il primo ad essere colpito dalla fame», conclude Ceccarelli.

Una delle regioni del mondo attualmente più colpite dalla crisi alimentare globale è la regione africana del Sahel. Qui oltre 22 milioni di persone sono allo stremo, oltre la metà della popolazione è senza accesso all’acqua potabile, si contano 4,2 milioni di sfollati e più di 7 milioni di persone – di cui 5 milioni di bambini sotto i 5 anni – colpiti da malnutrizione acuta.

Per far fronte ad una delle più gravi emergenze a cui il mondo stia assistendo oggi, Oxfam è al lavoro ogni giorno per portare soccorso alla popolazione colpita dalla crisi in sei Paesi del Sahel: Mauritania, Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e Nigeria. Attraverso interventi diretti a migliorare l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico sanitari, al cibo e all’istruzione, ai tanti che hanno perso tutto a causa della guerra, dell’impatto climatico, ha l’obiettivo di raggiungere centinaia di migliaia di persone entro la fine dell’anno.

 

 

Fonte

 

 

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