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Cronaca

Da oggi di nuovo in classe 5,6 milioni di studenti

Sono tornati in classe 5,6 milioni di alunni: quasi il 66% degli 8,5 milioni iscritti a scuola, cioè 2 su 3. Tra loro, 2,7 milioni sono della scuola d’infanzia e primo ciclo, provenienti anche da zone rosse. Mentre sono 2,9 milioni quelli che restano con la didattica a distanza.
Proprio nel giorno del rientro, il registro elettronico nazionale è andato in tilt a causa di un “attacco hacker” e sarà ripristinato con tutti i suoi servizi entro domani mattina. A comunicarlo è la società Axios, che rifornisce il servizio in Italia nel 40% delle scuole italiane. “A seguito dell’attacco subito dalla nostra piattaforma inviamo di seguito le istruzioni per gestire il registro di emergenza del protocollo”, scrive sul sito Axios. Da alcuni giorni non si ottiene nessuna risposta dalla piattaforma. 
Gli hacker avrebbero chiesto un consistente riscatto in bitcon, hanno prelevato decine di migliaia di file del registro elettronico delle scuole di tutta Italia. La Axios, la società informatica che fornisce il servizio, ha presentato denuncia alla Polizia postale. Al momento non sarebbe stato pagato alcun riscatto, ne ci sarebbe l’intenzione di farlo.
   
Per molti studenti dunque un addio alla didattica a distanza: il nuovo decreto varato dal governo infatti prevede la scuola in presenza nelle zone arancioni fino alla prima media e dalla seconda media e per tutto il ciclo scolastico delle superiori la presenza almeno al 50%.
Mentre nelle zone rosse frequenteranno tutti gli alunni fino alla prima media, dad dalla seconda media in poi.

Questa decisione, si legge in una circolare del Viminale ai prefetti, “non ammette alcun intervento in deroga da parte dei presidenti di Regione o delle province autonome e dei sindaci, tranne che in casi di natura eccezionale legati alla presenza di focolai o ad un grado estremamente elevato di rischio di diffusione del virus e delle relative varianti”. Eventuali deroghe, dunque, dovranno essere “adeguatamente motivate”, adottate dopo un “confronto con le competenti autorità sanitarie” e “in conformità ai principi di adeguatezza e proporzionalità”.

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Per far ripartire la scuola in sicurezza è tuttavia necessario garantire un trasporto pubblico privo di rischi per i ragazzi che ne fanno uso: controlli dei Nas, d’intesa con il ministero della Salute, per verificare il rispetto delle norme anti-Covid, hanno portato a contestare la regolarità per 65 mezzi su 693 ispezionati. Tra i tamponi di superficie raccolti sono emersi 32 casi di positività per la presenza di materiale genetico riconducibile al virus trovato in autobus, vagoni metro e treni a Roma, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Varese e Grosseto.

La circolare del Viminale prevede che i prefetti debbano valutare l’impatto della domanda di mobilità sul sistema del trasporto pubblico. Riguardo alla capienza dei mezzi, si legge, i valori di riferimento sono quelli del Dpcm del 2 marzo scorso che prevedono “un coefficiente di riempimento di quelli adibiti al trasporto pubblico locale non superiore al 50% dei posti consentiti dalla carta di circolazione ed un coefficiente di riempimento dell’80% per i mezzo di trasporto scolastico dedicato, incrementato nella misura massima del 100% nel caso in cui la permanenza degli alunni sul mezzo non sia superiore ai 15 minuti”.

Fonte Ansa.it

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