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Davvero la Sea Watch è uno yacht, come dice Toninelli? 

Davvero la Sea Watch è uno yacht, come dice Toninelli? 

FEDERICO SCOPPA / AFP 

 La Sea Watch 3

Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha affermato che “la Guardia Costiera ha effettuato il fermo amministrativo della Sea Watch 3 per violazioni delle norme in materia di sicurezza della navigazione e di tutela dell’ambiente marino perché “è una imbarcazione registrata come ‘pleasure yacht’, che non è in regola per compiere azioni di

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recupero dei migranti in mare”.

“Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi. Ma soprattutto mi chiedo: il governo olandese non ha nulla da dire rispetto a una imbarcazione di una Ong tedesca che chiede e ottiene la bandiera dei Paesi Bassi per scorrazzare nel Mediterraneo agendo fuori dalle regole?”

Danilo Toninelli 

Un’affermazione contestata dalla Ong, secondo cui “Sea Watch è regolarmente registrata come nave da diporto nel registro olandese e il suo uso è quello di nave da soccorso. L’iscrizione è regolare e la correttezza è stata accertata dalle autorità ispettive dello stato di bandiera”.

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Due posizioni inconciliabili per chiarire le quali ci siamo rivolti all’autorità olandese che gestisce l’attribuzione delle autorizzazioni e delle certificazioni per la navigazione. Ma prima occorre fare un po’ di chiarezza. 

Si parla di unità da diporto quando si indica un’imbarcazione destinata alla navigazione per scopi sportivi o ricreativi. Le unità da diporto si dividono in tre categorie secondo la dimensione in lunghezza: natante da diporto, imbarcazione da diporto e nave da diporto.

  • Per natante da diporto si intende un’unità da diporto a remi, a motore o a vela che non supera i dieci metri di lunghezza. I natanti non necessitano di iscrizione nel Rid (Registro Imbarcazioni da Diporto) tenuto dalla Capitaneria di Porto.
  • Per imbarcazione da diporto si intende un’unità di lunghezza dai dieci metri fino ai ventiquattro metri. L’imbarcazione deve essere iscritta nel Rid. Limiti di navigazione e numero delle persone trasportabili sono indicate dalla licenza di navigazione, che deve essere presente a bordo durante la navigazione.
  • Per nave da diporto si intende un’unità di lunghezza superiore ai ventiquattro metri. Le navi da diporto sono iscritte nel Rid e necessitano di licenza di navigazione per poter navigare.

La Sea Watch 3 è lunga 50 metri e quindi rientra in quest’ultima categoria. Batte bandiera olandese e per questo risponde alla normativa della navigazione dei Paesi Bassi cge, sostiene la portavoce della Ong, permette alle imbarcazioni da diporto di avere funzioni di soccorso.

Le cose non sono in realtà così semplici. Le autorità olandesi, contattate da Agi, hanno messo le cose in un altro modo: nulla, hanno detto, impedisce a una imbarcazione da diporto di svolgere operazioni Sar (Search and Rescue), ossia di soccorso, a condizione che il comandante abbia avuto le certificazioni necessarie. E’ forse questo cui fa riferimento l’Ong quando parla di “correttezza accertata dalle autorità ispettive”.

Il malinteso, se vogliamo definirlo così, però riguarda anche la definizione che Toninelli dà della nave: “pleasure yacht”. La parola yacht, ricorda la Treccani, viene da dall’olandese antico jaghte o jaghtschip, ossia nave (schip) da caccia (jaght) perché nel XVII secolo indicava un piccolo e veloce veliero militare usato per esplorazioni e collegamenti. Solo nel XVIII secolo la parola è stata usata per indicare un’imbarcazione, spesso sontuosamente allestita e decorata, per attività di svago nelle acque interne e costiere. Ma ci sono anche i panfili (eleganti e lussuosi, con stazza superiore alle 50 tonnellate), i maxiyachts o superyachts da oltre 140 metri e così via.

La lingua inglese, poi, complica ulteriormente le cose, perché per yacht intende una braca a vela di medie dimensioni usata nelle regate o nelle crociere.

Ora, basta guardare una foto della Sea Watch per capire che in comune con un panfilo o uno yacht non ha nulla. E’ una imbarcazione con 45 anni di navigazione e almeno sette nomi sullo scafo. Subito prima di essere al servizio di Sea Watch ha avuto le insegne di Medici senza Frontiere (Spagna) e ancora prima è servita come nave appoggio. Secondo il codice Ais, sistema automatico di identificazione usato dalle navi e dai servizi di traffico per la loro identificazione e il loro posizionamento, è registrata sì come nave da diporto, ma cosa significa questo?

Cosa significa navigare per diporto

La navigazione da diporto è regolata dal Codice della Nautica da Diporto. Il Codice definisce la navigazione da diporto come quella effettuata in acque marittime o interne a scopi sportivi o ricreativi e senza fini  di lucro. Per quanto riguarda i mezzi per la navigazione da diporto occorre distinguere tra quelli che vengono utilizzati per uso privato e quelli che vengono utilizzati per uso commerciale.

L’uso privato dei mezzi per la navigazione da diporto si determina quando un’unità da diporto è utilizzata da persone fisiche per una navigazione in acque marittime o interne a scopi sportivi o ricreativi e senza fini di lucro.

L’uso commerciale dei mezzi per la navigazione da diporto si determina quando un’unità da diporto è impiegata per fini di lucro da parte di persone fisiche o giuridiche che ne hanno la proprietà, ma viene pur sempre utilizzata da persone fisiche che ne hanno il possesso o la detenzione per una navigazione in acque marittime o interne a scopi sportivi o ricreativi e senza fine di lucro.

Il nodo, dicono le autorità olandesi sentite dall’Agi, può scioglierlo solo la Guardia Costiere italiana che può chiedere – e lo ha di certo già fatto – al comandante della Sea Watch 3 le certificazioni rilasciate dai Paesi Bassi. Se tra queste c’è quella per esercitare funzione Sar, ossia di soccorso, è in regola, almeno per la normativa olandese cui risponde. Abbiamo cercato di avere chiarimenti dalla Guardia Costiera, ma le nostre chiamate sono rimaste senza risposta. 

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