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Cronaca

Diciotto anni fa l’attentato in Afghanistan di Maria Grazia Cutuli,

Sono passati  diciotto anni da quando Maria Grazia Cutuli, inviata del Corriere della Sera nelle zone di crisi, fu assassinata da un commando in Afghanistan, mentre si trovava nei pressi di Tangi Abrishum, circa 90 chilometri a est di Kabul, sulla strada che da Jalalabad porta alla capitale. Con lei, vennero freddati, il 19 novembre del 2001, altri tre giornalisti, l’australiano Harry Burton, l’afghano Azizullah Haidari, entrambi corrispondenti della Reuters, e lo spagnolo Julio Fuentes del Mundo.

Cutuli era stata inviata nello stato asiatico dal quotidiano milanese nel settembre del 2001, poco dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York; per la morte sua e dei tre colleghi sono stati processati in Afghanistan Mamur e Zar Jan, di etnia Pashtun, che il giorno dell’attentato avevano appena diciotto anni; per loro il tribunale afgano ha stabilito una pena a 16 e 18 anni di reclusione, mentre per Reaza Khan, arrestato e processato nel 2007 a Kabul, la condanna è stata fissata nella pena di morte, eseguita poco dopo.

Proprio in quell’occasione, la madre di Maria Grazia, Agata D’Amore, scomparsa nel 2015 a 88 anni, aveva lanciato un disperato appello per fermare la condanna alla pena capitale per uno degli assassini della figlia, in un gesto estremo di umanità. “Siamo contrari alla pena di morte – aveva dichiarato in quell’occasione la mamma della giornalista proprio al Corriere – Non abbiamo mai pensato che chi ha ucciso Maria Grazia possa essere condannato alla pena capitale: questo non ci darebbe nostra figlia“.Mamma Agata, riposa dal 2015 a Santa Venerina, un paesino alle pendici dell’Etna, accanto, finalmente, alla figlia. 

Nel 2011 a Kabul è sorta una scuola, voluta dalla Fondazione Cutuli, “Un segno tangibile – ha detto il fratello Mario – dell’amore di Maria Grazia per quei paesaggi, per quei cieli, per quella gente, per quei bambini“.

 

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