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EXCO2019, al via la prima fiera della cooperazione internazionale per lo sviluppo

Non tutto e non sempre è stato irreprensibile, coerente, efficace ma la direzione è stata e continua ad essere giusta e va confermata e valorizzata. È il volto che l’Italia e l’Europa presentano cercando di costruire legami e unire. Lo fanno fedeli alla loro storia recente e al vissuto di democrazia, di tensione unitaria, di solidarietà che ha garantito pace duratura in un continente di continui conflitti e divisioni. Lo fanno opponendosi all’insostenibilità, adottando e promuovendo l’Agenda 2030 con i suoi obiettivi di sostenibilità globale, puntando a creare alleanze, a non escludere, a “non lasciare nessuno indietro”. È l’espressione di un’identità europea salda, convinta dei propri valori e della propria missione nel mondo. Identità che l’azione di cooperazione internazionale ha saputo promuovere.

È convinzione comune che lo sviluppo dell’impresa e l’iniziativa imprenditoriale sono indispensabili nell’azione di cooperazione per lo sviluppo, la cui efficacia complessiva dipende anche dal protagonismo imprenditoriale, consapevole di potere rispondere adeguatamente ad un bisogno vero; investendo, mettendoci del proprio, rischiando e traendo il giusto profitto dalla propria iniziativa. Questa convinzione, pur chiara, richiede qualche approfondimento e un’attenzione più precisa nel sistema della cooperazione internazionale in merito all’indispensabile approccio etico, al rispetto della persona e della sua dignità, della comunità, dell’ambiente.

Quando due anni fa Alpha Condé, allora presidente dell’Unione Africana affermava (anche se un po’ sbrigativamente) che “i problemi dell’Africa sono dovuti a ingerenze esterne” si riferiva in particolare all’influenza di soggetti non governativi transnazionali che hanno assunto rilevante peso nella vita degli Stati africani: di imprese, cioè, con bilanci talvolta superiori a quelli dei paesi in cui investono, che pretendono di non tenere conto delle esigenze di sostenibilità e priorità sociali, economiche e ambientali di tali paesi. Deforestazione, degrado del suolo, inquinamento, sfruttamento predatorio delle risorse, distruzione dell’ambiente, accaparramento di terreni agricoli, corruzione, migrazioni forzate, indifferenza verso le popolazioni e le culture sono effetti (forse crimini contro l’umanità) che in parte si riproducono tuttora nonostante la maturata sensibilità, l’attenzione mondiale e la reazione delle popolazioni.

La ricerca del massimo profitto è stata a lungo l’unico criterio perseguito, accompagnato da un errato esercizio della responsabilità sociale di impresa, gestita in modo puramente volontario, spesso pubblicizzata e sbandierata a copertura dei gravi danni provocati. Queste forme di “cooperazione” si basano anch’esse su rapporti concordati con i Governi; ma spesso in una situazione di potere contrattuale squilibrata e condizionante. Non è quella della “spoliazione” e dell’interesse unidirezionale la strada della cooperazione, né per le grandi imprese né per quelle di media o piccola dimensione.

La cooperazione di cui si parlerà in EXCO2019, dal 15 al 17 maggio, si inquadra infatti all’interno dell’Agenda 2030 con i suoi obiettivi di sviluppo umano, sostenibile, inclusivo e pone la partnership, la pari dignità e il reciproco beneficio alla base dei rapporti con i soggetti pubblici e privati e le comunità dei paesi in sviluppo.

L’Italia, l’Europa, la Comunità internazionale
La Legge 125/2014, Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo, riconosce “soggetti del sistema della cooperazione allo sviluppo italiana” non solo le amministrazioni e gli enti pubblici e le organizzazioni senza finalità di lucro della società civile ma anche, per la prima volta, i soggetti privati con finalità di lucro, riconoscendone la potenzialità di generare crescita e sviluppo nei paesi partner. Si tratta di un’innovazione importante in una normativa che “mira a promuovere relazioni solidali e paritarie tra i popoli fondate sui principi di interdipendenza e partenariato”, riconosce “la centralità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria” e persegue, tra gli altri, gli obiettivi fondamentali volti a sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze, migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, tutelare e affermare i diritti umani, la dignità dell’individuo, l’uguaglianza di genere, le pari opportunità e i principi di democrazia e dello Stato di diritto” (art.1).

Alla nuova Agenzia e alla Direzione generale del Maeci la legge ha affiancato la Cassa Depositi e Prestiti come istituzione finanziaria per la cooperazione allo sviluppo. Successive norme hanno rafforzato le possibilità di iniziativa e di azione di CDP, rendendola un soggetto chiave a livello italiano e nell’interlocuzione europea e internazionale per favorire gli investimenti del sistema delle imprese per lo sviluppo sostenibile. La cooperazione internazionale per lo sviluppo è ormai uno dei quattro pilastri fondamentali del piano industriale 2019-2021 di CDP.

La Commissione Europea, nella comunicazione “Un ruolo più incisivo del settore privato nella crescita inclusiva e sostenibile dei paesi in via di sviluppo” (2014), prevede che “le imprese private che beneficiano del sostegno [della Commissione] devono dimostrare di agire conformemente alle norme ambientali, sociali e fiscali, nel rispetto dei diritti umani e delle popolazioni indigene, del lavoro dignitoso, del buon governo societario e delle specifiche norme settoriali”. Concetti che sono riaffermati nel nuovo Consenso europeo in materia di sviluppo (2017). Il Piano europeo per gli investimenti esterni con il relativo Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile prevede nel prossimo bilancio UE 2021-2027 garanzie e sostegni pari a 10 miliardi per investimenti del settore privato e 32 miliardi per investimenti pubblici degli Stati. Si tratta di una rilevante apertura finanziaria per iniziative di sviluppo in Africa e nel Vicinato che farà da leva per investimenti di un valore complessivo prevedibile di 400-500 miliardi, finalizzati a supportare i paesi partner nei loro sforzi per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030, promuovere investimenti privati, creare posti di lavoro dignitoso, attenuare i cambiamenti climatici, intervenire sulle cause degli esodi migratori e sostenere i paesi di accoglienza e transito.

Anche il Programma di Azione di Addis Abeba, adottato dall’Assemblea generale dell’ONU nel luglio 2015, invita ogni impresa “ad applicare la propria creatività e la propria volontà di innovare alla soluzione dei problemi di sviluppo sostenibile… a impegnarsi come partner nel processo di sviluppo, a investire in aree critiche per lo sviluppo sostenibile e a passare a modelli di produzione e consumo che siano sostenibili”.

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