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Cronaca

Filantropia istituzionale, superiamo l’associazionismo di categoria per diventare attivatori di cambiamento

In questa prospettiva, Assifero è molto più di una rete; è un punto di riferimento e un banco di prova, una piattaforma per connettersi con le migliori pratiche e gli sviluppi a livello nazionale e internazionale. Può dare uno straordinario valore aggiunto in termini di circolarità delle informazioni, moltiplicazione dei risultati, disseminazione di soluzioni innovative, sviluppo di una nuova capacità di pensiero critico, elaborazione di standard di qualità, conoscenza e apprendimento da pari, anche velocizzando i processi di apprendimento ed evitando di dover scoprire ogni volta l’acqua calda.
Oggi, in un mondo epocalmente diverso da 20 anni fa, l’umanità ha di fronte sfide complesse e intersezionali e l’Italia e l’Europa hanno bisogno della filantropia strategica più che mai: minacce alla democrazia, populismo, razzismo, xenofobia, integralismo e violenza, crisi climatica, aumento di diseguaglianze economiche e sociali sia a livello nazionale che europeo. Lo spazio per la società civile è sotto attacco in tanti paesi e vari governi stanno usando la normativa fiscale e bancaria per indebolire le organizzazioni della società civile.

Allo stesso tempo, oggi abbiamo nuovi, potenti mezzi di conoscenza e azione, per raggiungere obiettivi di impatto oltre qualunque aspettativa anche solo di pochi anni fa.
Le fondazioni ed enti filantropici sono diventati più visibili. C’è stata una rapida crescita nel numero e nei tipi di enti filantropici che oggi sono sempre di più riconosciuti come fondamentali attori sociali.

In questo scenario radicalmente nuovo, qual è il ruolo delle associazioni e, più in generale, delle organizzazioni di supporto della filantropia e dei corpi intermedi? Siamo ancora solo delle associazioni di categoria, delle reti? Ci dobbiamo limitare a offrire supporto ai nostri associati nel raggiungimento dei loro risultati individuali? Oppure vogliamo, tra 10 o 15 anni, essere parte di un impatto più ampio in termini di cambiamento sociale? Vogliamo essere parte della soluzione?
Se la risposta è sì, è arrivato allora il momento di re-immaginare noi stessi e il nostro ruolo, per passare al livello successivo di sviluppo.
Abbiamo tutta la possibilità di farlo ma dobbiamo re-immaginare noi stessi passando da un focus sugli inputs a un focus sulla missione, sull’impatto, dai servizi alla base associativa interna alla missione a cui vogliamo contribuire. Abbiamo le capacità e la forza di contribuire direttamente ad un nuovo modello di sviluppo sostenibile le cui pietre angolari sono ancorate nelle comunità ma costantemente e indissolubilmente connesse a livello nazionale e internazionale.

Abbiamo un posizionamento unico per fare una enorme differenza, aumentando il numero, le capacità, la sostenibilità di enti filantropici che siano ancora più strategici. Possiamo facilitare l’adozione di pratiche professionali, generare una migliore conoscenza, promuovere una maggiore collaborazione e partnership strategiche e non solo progettuali, incrementare l’abilità della filantropia di influenzare le politiche, sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al valore e all’impatto della filantropia connettendola in modo più sistemico con gli altri “attori di sistema” – governi, settore privato, media.

Possiamo contribuire a cambiare il mondo sbloccando l’enorme potenziale che risiede nelle risorse private, non solo finanziarie, ma economiche, umane e intellettuali. In una visione di cambiamento sistemico, siamo molto più che reti o associazioni di categoria, possiamo essere attivatori e attori di cambiamento, sviluppatori, abilitatori, acceleratori, moltiplicatori di cambiamento sociale per lo sviluppo sostenibile e per rafforzare la società civile e la democrazia. È un errore distinguere il “vero lavoro filantropico” delle fondazioni dal lavoro di tessitura e moltiplicazione che solo un’associazione di secondo livello può fare. È un errore vedere la quota associativa come un costo. È un investimento strategico. Oggi anche per una fondazione focalizzata su una missione specifica, è essenziale considerare lo scenario più ampio ed essere parte di un cambiamento sistemico. È un investimento strategico in sviluppo, accelerazione di impatto, in abilitatori e moltiplicatori filantropici.

Nei prossimi 10 o 15 anni abbiamo bisogno di più corpi intermedi, di più sviluppatori di una filantropia italiana ed europea per raggiungere questa missione. Il mese scorso all’incontro di WINGS in Jamaica “Driving Philanthropy for the Future: creating the networks we need”, Barry Knight diceva che “gli ego individuali e i silos sono i nostri nemici”. L’Italia è un po’ un paese di “prime donne”, e sappiamo quanto le fondazioni filantropiche possano essere solipsistiche e percepirsi come monadi autosufficienti e quanto le organizzazioni di supporto alla filantropia possano a volte essere “ego-sistemi”. Oggi una delle grandi sfide è prevenire i silos e le bolle di interessi di categoria. Dobbiamo passare da una visione istituzionale individuale a una visione sistemica, alla intersezionalità, alle partnership strategiche tra diversi attori. Dobbiamo prendere l’iniziativa nel re-immaginare il nostro ruolo, migliorando la nostra capacità di pianificare, valutare e comunicare il nostro impatto.

Ognuno di noi può giocare un ruolo specifico e unico come attivatore e attore di cambiamento.

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*Carola Carazzone èsegretario generale di Assifero- Associazione italiana delle fondazioni ed enti della filantropia istituzionale, membro dell’advisory board di Ariadne- European Funders for Social Change and Human rights, del board di DAFNE- Donors and Foundations Networks in Europe e di ECFI- European Community Foundations Initiative. Vedi anche blog pubblicato da EFC per la celebrazione dei trent’anni del European Foundation Centre

Fonte

 

 

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