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Cronaca

Il climate change si combatte anche con il fair trade

 

Altromercato, la maggiore realtà italiana del fair trade e la seconda al mondo, organizza con il patrocinio del Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona, sabato 12 ottobre al Polo Universitario Santa Marta, “Maneggiare con cura. Cambiamento climatico e fair trade”, terza edizione di “Altromercato Campus”.Il momento è importante: pochi giorni fa alla Conferenza Internazionale della WFTO, Organizzazione Mondiale del Commercio Equo e Solidale (Lima, 16-19 settembre) è stata presentata una risoluzione per assumere un impegno pubblico chiaro e concreto sulla problematica dei cambiamenti climatici. Il movimento ha preso la storica decisione di rinominare il proprio principio 10 (“Rispetto per l’ambiente”) con il nuovo titolo “Crisi Climatica e Protezione del Pianeta”.

È questo il tema centrale di “Altromercato Campus” (e del dossier “Maneggiare con cura. Cambiamento climatico e fair trade”). Un evento alla terza edizione in cui Altromercato darà voce alle storie dei produttori agricoli del Sud del mondo e italiani che subiscono gli effetti del riscaldamento globale sul proprio lavoro e sui loro prodotti – come caffè, cacao, banane, riso – e da anni lo combattono adottando tecniche e modelli resilienti e spesso replicabili.

Altromercato è la prima grande realtà europea di Commercio Equo e Solidale a organizzare un evento culturale di questa portata, aperto al pubblico e in particolare ai giovani e agli studenti, oltre che ai propri soci. «Abbiamo iniziato tanti anni fa per una questione di giustizia», sottolinea il presidente Cristiano Calvi, «Ci ribolliva il sangue quando ci raccontavano dei coyotes – gli intermediari locali – che insieme alle multinazionali affamavano i produttori di caffè in Messico: 30 anni dopo, con la stessa logica, affrontiamo la crisi climatica, che colpisce in primis i più vulnerabili. Altromercato si assume, insieme ai propri partner, la responsabilità di combatterla. È una priorità assoluta e una questione di giustizia». Nel ricco programma dibattiti, laboratori, una mostra fotografica sull’Amazzonia, la sfilata di moda etica, workshop con degustazioni: l’intero evento sarà orgogliosamente “plastic free”.

Altromercato Campus” si apre con la “plenaria” condotta da Filippo Solibello (Radio2-Caterpillar), che affronta di petto la questione discutendo “Il ruolo del Commercio Equo e Solidale nella lotta ai cambiamenti climatici” e vede i contributi del professor David Bolzonella dell’Università di Verona, di Federico Testa Presidente di ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile)- e la testimonianza di quattro produttori fair trade, Vitoon R. Panyakul di Green Net (Tailandia), Jose Rojas Hernandez di Norandino (Perù), Juan Francisco Hun Pop di Redesign (Perù) e Giovanni Girolomoni, dell’omonima azienda marchigiana di grano e pasta, oltre che dei ragazzi di “Fridays for future”. L’impatto dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole e in particolare su quelle di prodotti “simbolo” come caffè e cacao è stato raccolto in un prezioso “dossier”.

L’altro momento saliente di “Altromercato Campus” è nel pomeriggio. Si tratta di veri e propri “faccia a faccia” con i produttori , sotto il titolo di “Grandi sfide per il cambiamento climatico”. Alle h. 14.30, Incontriamo Juan Francisco Hun Pop di Redesign(Perù), partner Altromercato e produttore di baby banana. Ci racconterà l’impatto del cambiamento climatico sulla loro produzione e il progetto di Sviluppo Sostenibile e Lotta al Cambiamento Climatico nell’Alto Huallaga.
In contemporanea, Vitoon Ruenglert Panyakul di Green Net (Thailandia), partner Altromercato e produttore di riso biologico, ci farà conoscere una realtà pioniera dell’agricoltura biologica, fortemente impegnata nella salvaguardia dell’ambiente, nella tutela della biodiversità e nella lotta ai cambiamenti climatici (vedi – più avanti e nel press kit – le storie dei produttori).

C’è anche spazio per i “sognatori concreti” . “Altromercato Campus” è infatti un’imperdibile occasione per studenti, universitari e giovani laureati per conoscere il Commercio Equo e Solidale come risorsa valoriale: non solo quindi una possibile prospettiva futura di ricerca e di lavoro ma uno stile di vita sostenibile a cui ispirarsi, un modello di business potenzialmente adatto a qualsiasi impresa e a costruire un mondo migliore. Nell’incontro pomeridiano “L’università incontra il Commercio Equo e Solidale: percorsi comuni e progetti futuri. Esperienze a confronto” – moderato da Francesca Simeoni dell’Università di Verona -, ricercatori di diverse università e giovani laureati raccontano le proprie esperienze e disegnano questo orizzonte.

Le storie dei produttori
Altromercato da sempre – ben prima che diventasse prassi della “Corporate Social Responsibility” – ascolta la voce dei piccoli produttori, e sostiene i più fragili, ovvero proprio le prime vittime del cambiamento climatico. I produttori delle filiere di Commercio Equo e Solidale sono infatti al centro degli effetti del cambiamento climatico, sia perché devono far fronte a eventi climatici e nuove criticità produttive – piogge torrenziali, siccità, tornado – sia perché scelgono in modo proattivo metodi produttivi sostenibili per influire positivamente sull’ambiente. Ecco alcune storie originali di resilienza e contrasto al cambiamento climatico.

  1. Green Net, Tailandia – Vitoon R. Panyakul agronomo esperto di agricoltura biologica e commercio equo, fa parte di Green Net, realtà tailandese produttrice di riso Thai, aloe vera, latte di cocco, pioniera dell’agricoltura biologica e impegnata nella salvaguardia dell’ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici. Così spiega: “I piccoli contadini marginalizzati sono gli ultimi responsabili dell’emissione dei gas serra, ma quelli che ne pagano il prezzo più alto. A causa degli eventi atmosferici estremi – caldo sempre più intenso e piogge irregolari – i raccolti di riso biologico, la coltura principale sono sempre più scarsi”. Green Net e l’organizzazione sorella Earth Net Foundation portano avanti un programma di adattamento ai cambiamenti climatici, fornendo supporto tecnico e aiuti finanziari ai contadini soci delle cooperative per migliorare la gestione delle risorse idriche e diversificare le colture. Un altro sostegno ai contadini viene dato insegnando loro a realizzare il “biochar”, il cosiddetto “carbone vegetale”, che si ottiene tramite degradazione termica dei gusci delle noci di cocco. È un ottimo fertilizzante per il suolo e permette il riutilizzo dei gusci delle noci di cocco, che altrimenti costituirebbero rifiuti che i villaggi dovrebbero smaltire.
  2. Norandino, Perù – Le 7.000 famiglie contadine della cooperativa Norandino producono dell’eccellente caffè biologico di qualità arabica: le zone di coltivazione sono state però fortemente colpite dai cambiamenti climatici, primo fra tutti il fenomeno conosciuto come El Niño. Spiega José Rojas Hernandez: “Il cambiamento climatico non è una novità, ma non lo possiamo prevedere né possiamo sapere quali e quanti saranno gli effetti. Dobbiamo essere pronti in ogni momento a situazioni avverse che la natura ci può presentare”. Con grande perseveranza i soci di Norandino cercano di mitigare le conseguenze del climate change, selezionando le varietà di piante più resistenti alle avversità, cercando di rendere più efficienti i sistemi d’irrigazione e diversificando la produzione, con cacao, banane e altri prodotti. Dal 2008 Norandino, assieme alla Ong Progreso, Proclimate e altre associazioni ambientaliste, promuove il progetto di riforestazione della Sierra de Piura, che mira a produrre “bonos de carbonio”. La loro vendita serve a finanziare le azioni di contrasto al cambiamento climatico.
  3. Redesign, Perù – I 250 contadini di Redesign vivono nella zona dell’Alto Rio Huallaga, affluente del Rio delle Amazzoni, in una delle regioni più povere e isolate del Perù. 165 ettari strappati alla coltivazione della coca dove ora crescono le baby banane biologiche Altromercato. Juan Francisco Hun Pop sostiene che tutti devono fare la loro parte: “Per mitigare gli effetti negativi del climate change bisogna sensibilizzare i consumatori, le persone, le istituzioni pubbliche e private, invitando tutti ad adottare comportamenti che riducano l’impatto ambientale”. Qui gli eventi atmosferici estremi, come tornados, precipitazioni ed esondazioni rendono la vita difficile alle baby banane. Il progetto “Sviluppo sostenibile e lotta contro il cambiamento climatico nell’Alto Huallaga”, realizzato in collaborazione con Ctm Agrofair, la Cooperativa Mandacarù, la Provincia Autonoma di Trento, il Dipartimento di Ingegneria Ambientale dell’Università di Trento e l’Università Agraria de La Selva, ha l’obiettivo di limitare i danni attraverso un stazione pilota per monitorare le condizioni meteorologiche e climatiche – barriere frangivento, sistemi d’irrigazione antisiccità, produzione di humus biologico e controllo dei parassiti. I contadini sono coinvolti in prima persona e si coltivano “appezzamenti pilota” per testare le varie strategie.
  4. Girolomoni, Italia – Gino Girolomoni – marchigiano – ha segnato la storia del biologico in Italia che la cooperativa pratica da più di 40 anni, battendosi per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico. Spiega il figlio Giovanni Girolomoni “Ognuno di noi è chiamato ad agire, sia come organizzazioni, sia come abitante della terra. Il biologico infatti ha bisogno di stare insieme, procedere con altri settori che vadano nella stessa direzione come il Commercio Equo e Solidale che vuole onorare un debito di giustizia, le medicine dolci o le energie rinnovabili che sono garanzia di futuro. E poi come abitanti della terra “non tanto per salvare il mondo, ma per non stare dalla parte di quelli che lo distruggono”. Per combattere i danni del climate change, la prima misura è stata quella di assicurare i raccolti per gli eventi atmosferici avversi; in secondo luogo la promozione presso le proprie aziende agricole delle tecniche dell’agricoltura conservativa e rigenerativa, quali le rotazioni e minime lavorazioni e colture di copertura, soprattutto con l’obiettivo di migliorare la fertilità dei terreni; il terzo punto è la ricerca sui semi, in particolare i cosiddetti “grani antichi”, che oltre a promuovere la sopravvivenza di tali varietà hanno una spiccata “rusticità” e sono quindi più resilienti ai cambiamenti climatici. Girolomoni è tra i soci fondatori della Fondazione Seminare il futuro, che sostiene la ricerca e la salvaguardia della filiera non speculativa dei semi con l’obiettivo di costituire nuove varietà di grano libere, adatte all’agricoltura biologica e biodinamica e adattabili al cambiamento climatico.

Gli altri eventi da non perdere ad “Altromercato Campus”:
• Il pranzo a cura di “Sapori da Ascoltare”, progetto interculturale che facilita l’inserimento lavorativo di donne in situazione di vulnerabilità. Nel pomeriggio segue un intenso programma di incontri e laboratori, con la presentazione della mostra fotografica, la sfilata di moda etica e il docu-film “Soyalism”.
•Incontro con Beatrice de Blasi (h. 16.00), autrice della mostra fotografica “Amazzonia. le custodi della biodiversità”, che documenta lo stile di vita e di lavoro dei due popoli indigeni Shuar e Achuar, con cui da anni Mandacarù Onlus e Altromercato collaborano nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo e di Commercio Equo e Solidale (produzione di oli essenziali, saponi e arachidi).
I workshop esperienziali: “Il gusto della sostenibilità”, (h. 14.30-16.00) che esplorano attraverso le degustazioni la filiera sostenibile del caffè e del cacao. Per il caffè, il laboratorio sarà tenuto da Rosanna Sottile (Assicurazione Qualità e Ricerca e Sviluppo Altromercato) e da Giada Tessari (Category Manager Caffè Altromercato). Per il cacao, degustazione a cura di Silvia Nulli (Category Manager Food Altromercato) e intervento di Damiano Cosaro (Area Acquisti e Cooperazione Altromercato). Parteciperà Jose Rojas Hernandez di Norandino (Perù), Partner Altromercato e produttore di cacao e caffè.
•La sfilata e presentazione della collezione di moda etica “On Earth” (h. 16.15-17.00) in cui giovani studenti e volontari sfileranno indossando i capi On Earth Altromercato, la collezione di moda sostenibile, frutto di una filiera tessile che mette al centro i diritti delle persone e la salvaguardia dell’ambiente. Presentano: Elena Speggiorin e Daniela Mancini (Category Manager Moda Altromercato).
• La proiezione del documentario “Soyalism” di Stefano Liberti e Enrico Parenti (durata 70 min.) (h. 17.20) che racconta, attraverso interviste a ricercatori, attivisti, produttori, un sistema di produzione del cibo iniquo e non sostenibile. Un’analisi della filiera di produzione industriale della carne di maiale che ne denuncia le conseguenze, viaggiando tra Stati Uniti, Cina, America Latina e Africa, mostrando come le vittime di tutto questo siano le popolazioni locali inermi e impossibilitate a ribellarsi.
• L’aperitivo di chiusura, (h. 18.30) per festeggiare i 30 anni della storica cooperativa veronese socia di Altromercato Le Rondini.

Fonte

 

 

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