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Cronaca

Il finto ginecologo brianzolo che adescava minorenni sui social per poi abusarne

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Un uomo di 50 anni è stato arrestato dalla polizia di Monza. Secondo la ricostruzione degli agenti adescava ragazze minorenni tramite app di messaggistica online. Durante le conversazioni l’uomo si fingeva ginecologo. Poi ne abusava. Maggiori dettagli alle 11 in questura a Milano.

Si chiama ‘Octopus‘ l’operazione che ha consentito di arrestare l’ingegnere brianzolo 50enne accusato di violenza sessuale, adescamento e detenzione di materiale pedopornografico. L’uomo “colto” e dall’aspetto insospettabile, aveva portato nella sua rete molte minorenni della zona per poi abusarne. La sua tecnica era infatti quella di accerchiarle con i suoi “tentacoli” ovvero una rete di profili falsi su Instagram, Facebook e anche Kik, un nuovo social di messaggistica che non richiede l’uso di un numero di cellulare per la registrazione.

A far scattare l’indagine la denuncia di una minorenne, che ne ha parlato con i suoi genitori e poi ha raccontato tutto in procura. Quindi le prove raccolte dal commissariato di polizia di Monza, guidato da Davide Re. Alcuni profili da lui utilizzati erano di coetanee: nelle conversazioni usava un linguaggio giovanile per avvicinarsi e loro e apparire come un’amica attraverso cui “pubblicizzare” i suoi servizi.

Altre volte si camuffava da ragazzi di bell’aspetto. Nel momento in cui era sicuro di averle attirate si fingeva ginecologo con il nome fittizio di Alberto Berti, e parlava delle sue consulenze: l’esca era un presunto trattamento che le avrebbe rese “piu’ belle, avrebbe impedito la frigidita’ ed eventuali gravidanze indesiderate”, ha precisato il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella che ha coordinato il caso.

Dopo averle circuite completamente le portava in un appartamento preso in affitto: era lì che il linguaggio cambiava, diventava piu’ “tecnico” per simulare la sua professionalità e convincere le vittime a fidarsi. Proprio nell’appartamento poi avvenivano le violenze sessuali: due quelle accertate dalle indagini, ma “siamo convinti che ci siano altre vittime” e che il sistema messo in piedi dal finto medico sia “andato avanti per piu’ di sei mesi” ha affermato la pm Francesca Gentilini.

Qualora, come è successo in un caso, la vittima si ritirasse arrivavano le minacce: avrebbe parlato con i loro genitori oppure avrebbe preteso una somma per “pagare il tempo che aveva dedicato a loro per la visita”: 365 euro. Soldi che le ragazze – tutte tra i 15 e i 17 anni – non avevano, e quindi erano costrette a cedere. Tra gli stratagemmi che usava c’era quello di aver compilato un foglio medico con i loro dati al quale associava delle foto che si era fatto mandare precedentemente: un modo per renderle ancora più ricattabili.

Il 20 febbraio l’uomo è stato arrestato e portato al carcere di Monza.

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