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Cronaca

Il test del dna conferma che l’infermiera di Prato è incinta del ragazzo a cui dava ripetizioni

infermiera prato studente

Le analisi del dna confermerebbero, secondo indiscrezioni, che il figlio di 5 mesi dell’infermiera di Prato di 35 anni, indagata per violenza sessuale su un ragazzo, all’epoca 13enne, appartiene proprio a quest’ultimo. I risultati arrivano proprio dopo che per tutto il pomeriggio la donna è stata sentita in procura a Prato. La donna, sposata e con un altro figlio, venerdì scorso ha subito una perquisizione dopo che i genitori del ragazzo avevano presentato una denuncia.

Si erano insospettiti per l’atteggiamento del ragazzo, oggi quasi 15enne, e soprattutto dopo la lettura di alcune chat che si erano scambiati l’adolescente e la donna, con la quale faceva ripetizioni di inglese. L’infermiera fino ad oggi ha negato tutto e si è detta intenzionata a voler parlare con i genitori del ragazzo, ma intanto sul caso sta indagando la procura di Prato che sta setacciando computer e telefonini. 

Al momento – riporta Il Tirreno – l’ipotesi di reato a carico dell’infermiera è di atti sessuali con minorenne, che presuppone un atto consensuale e che è punita con la stessa pena della violenza sessuale, perché secondo quanto è trapelato la relazione tra il ragazzo e l’infermiera sarebbe iniziata prima che il minore compisse 14 anni. Anzi, forse non ne aveva nemmeno 13, se è vero che la squadra mobile sta indagando su un periodo che va dalla primavera del 2017 ai giorni nostri.

Le due versioni

Le due versioni, quella dell’accusa e quella della difesa, erano apparse da subito inconciliabili. I genitori del 14enne, probabilmente sulla base di quello che ha raccontato loro (o si è lasciato sfuggire) il ragazzo, sono convinti di due cose: la prima è che i rapporti sessuali tra il figlio e l’infermiera sarebbero stati più di uno, tutte le volte che non erano in casa; la seconda è che il bambino partorito in autunno dall’infermiera sia in realtà il loro nipote. Secondo il Corriere della Sera, è tutto contenuto nella querela insieme alla testimonianza di quel ragazzo di 14 anni, descritto da chi indaga come sportivo, atletico, all’apparenza più grande della sua età, che ha raccontato come lei, l’infermiera, non lo lasciasse in pace. Lei invece ha negato su tutti i fronti: sia di aver avuto rapporti sessuali col 14enne, sia che il padre del bambino sia il ragazzino.

Perché il reato è punito come una violenza sessuale

Sui fatti di Prato è intervenuta anche Christina Bachmann, vicepresidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana. “In attesa che le indagini facciamo il loro corso – ha detto Bachmann – la gravità di quanto accaduto a Prato induce ad alcune riflessioni. Il motivo per cui avere atti sessuali con un minore sotto i 14 anni è sempre reato nasce per tutelare il sano sviluppo affettivo, psicologico e fisico del minore, anche quando c’è esplicita volontà da entrambe le parti. Un ragazzino è diventato padre senza avere ancora potuto maturare consapevolezza e senso di responsabilità, per legge anche un suo eventuale consenso non può essere considerato valido”.

Il marito dell’infermiera che non vuole perdere il bimbo

In questa storia, racconta ancora il Corriere, c’è un’altra vittima: il marito dell’infermiera che ora, incredulo e disperato si chiede: “Ma ora che succede? Lo perdo, questo figlio?”. Venerdì scorso ha accompagnato la moglie in Questura a firmare il consenso per prelevare al neonato il dna. Intanto, però, comunque vada, lui il piccolino lo sente suo e non solo perché l’ha già riconosciuto all’anagrafe. Da cinque mesi, insieme alla moglie, lo coccola, lo nutre e lo addormenta. Perciò, al di là di tutto, oggi è una la sua preoccupazione: “Ma lo perdo il figlio?”, ha ripetuto l’altra sera ai poliziotti. I due hanno già un figlio di sette anni.

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