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Cronaca

Il violino, l’orchestra e le primarie Pd secondo Dario Nardella

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Agf

Dario Nardella

“La musica ti insegna ad ascoltare, prima ancora che a suonare. Quando suonavo in orchestra, avevo attenzione al suono intorno a me, prodotto dai miei colleghi. Questo mi ha insegnato la musica, e l’ho portato in politica”. Parola del sindaco di Firenze Dario Nardella, politico dai tempi in cui era rappresentante di istituto del liceo scientifico che frequentava, ma, ancor prima, violinista. Da quando era alle elementari e viveva ancora in Campania.

Pronto alla sfida elettorale delle prossime elezioni amministrative con il Pd, e al voto per le primarie di domenica prossima, Nardella tiene uno dei suoi due violini nella Sala di Clemente VII, l’ufficio del primo cittadino in Palazzo Vecchio. Lo suona, quando può, fra i vari impegni istituzionali. E lo fa anche in pubblico, partecipando a concerti di beneficenza. Suonare il violino è stata “la prima decisione seria della mia vita. La mia passione inizia a 7 anni – racconta il 44enne sindaco di Firenze in un’intervista ad AGI – ascoltai, a bocca aperta, un bellissimo concerto sinfonico, alla televisione. Subito dopo chiesi a mia mamma di comprarmi un violino, perché mi colpirono i violinisti, la loro gestualità, la loro eleganza, il suono. Mia mamma allora mi comprò un violino molto piccolo, sembrava quasi un giocattolo. Decise, evidentemente, di spendere poco, perché immaginava che il mio fosse più un capriccio che una cosa seria”.

Non è stato così. La vita del sindaco di Firenze è accompagnata dal suo violino “il cui suono è davvero tuo, ti nasce da dentro: è il combinato disposto di tecnica e talento”. Le molte ore di studio al giorno, non gli hanno impedito di iniziare a fare politica durante l’adolescenza e di iscriversi, poi, alla facoltà di Giurisprudenza. “C’era un periodo in cui mescolavo politica, musica e diritto – racconta ancora Nardella – e devo dire che è un mix che mi ha sempre stimolato”.

I ricordi musicali si mescolano quindi con il presente politico. “Il mio maestro mi diceva sempre che una nota stonata in un concerto, è come una macchia di pomodoro su una camicia bianca. La politica italiana oggi? Si fa fatica a trovare la parte bianca della camicia! Altro che lo ‘smacchiatore’ di Bersani…”. L’analisi del sindaco del capoluogo toscano diventa un parallelismo fra le sue due passioni. “Oggi la politica italiana è una valanga continua di parole vuote e di slogan ripetitivi. In musica sarebbe un disastro. Non c’è fraseggio musicale importante che abbia sì le note, ma che abbia anche le pause. Un politico deve conoscere anche il silenzio. In certi pezzi contano più le pause di silenzio delle battute suonate. Oggi invece – ha spiegato Nardella – la politica è presenzialismo ossessivo, penso a Salvini, e logorrea. Immaginiamo cosa può essere una sinfonia di un’ora e venti fatta di un unico suono continuo forte…”.

E l”orchestrà del Pd, oggi, come suona? “Il mio partito al momento non ha un direttore. Ha bisogno di accordare i suoni, perché troppo spesso i violini fanno una nota, mentre i violoncelli ne fanno una stonata e le trombe entrano contro tempo. Provo rabbia, perché questo partito ha degli orchestrali molto preparati, ma non si ascoltano tra di loro. Serve ascoltarsi e cercare di suonare ‘a ritmo’, come si dice in gergo musicale, e intonati, perché altrimenti fuori, lo spettatore, ascolta soltanto un groviglio di note. Il rischio è che venga fuori un concerto pessimo”.

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Giachetti, Martina e Zingaretti

Sul tema della leadership, Nardella non ha dubbi. “Direttore e orchestra hanno bisogno l’uno dell’altra. Il Pd dovrebbe ispirarsi a questo modello. L’orchestra è l’organizzazione, il direttore rappresenta la leadership”. Un pensiero musicale, infine, il sindaco violinista, lo dedica anche ai candidati alla segreteria del Pd in vista del prossimo congresso.

“A Zingaretti suonerei ‘La marcia di Redetzky’, di Strauss, per dargli un po’ di vigore. A Martina? ‘La sinfonia del nuovo mondo’ di Dvorak, perché possa trovare la forza di far vedere davvero un nuovo mondo. A Giachetti invece suonerei ‘L’eroica’ di Beethoven, perché lui è l’outsider. Quindi questa sinfonia personifica l’uomo coraggioso, battagliero, come lui è”. A se stesso invece, il sindaco Dario Nardella dedica le Sonate e Partite per violino solo di Bach. In vista della sfida elettorale “Bach mi servirà a trovare fiducia in me stesso, lucidità e forza emotiva”. 

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