Prima Pagina>Cronaca>Incoronati i vincitori dell’Italian Fundraising Award
Cronaca

Incoronati i vincitori dell’Italian Fundraising Award

“Gutta cavat lapidem”, sceglie un detto latino come motto Giovanna Bonora, Fundraiser dell’anno, premiata nelal cornicer del Festival del Fundraising, in corso a Lazise sul Garda. L’occasione l’ottava edizione dell’Italian Fundraising Award, l’unico premio italiano dedicato a coloro che operano nella raccolta fondi. Nato per diffondere la cultura del dono, il premio, porta ogni anno in evidenza le esperienze dei Fundraiser che operano a sostegno delle Onp, e raccoglie le più belle storie del Non Profit che hanno come protagonisti i Donatori.

Il premio è nato nel 2011 da un’idea del Festival del Fundraising e del suo Comitato Tecnico Scientifico, di cui Assif è membro. Dopo le prime tre edizioni organizzate direttamente dal Festival del Fundraising in collaborazione con Assif, dalla quarta edizione, quella del 2015, è stato deciso che il premio fosse integralmente gestito e promosso dall’Associazione Italiana Fundraiser.

Anche quest’anno due le categorie premiate, accanto a quella del Fundraiser dell’anno, il professionista della raccolta fondi che si sia distinto nella pratica della professione per le eccezionali capacità all’interno di un’organizzazione non profit oppure come consulente, vi è il Donatore dell’anno. Questo secondo riconoscimento è rivolto a una persona o una famiglia che si sia distinta per il senso civico e filantropico grazie alla sua eccezionale generosità nel sostenere progetti di raccolta fondi. Grazie al suo impegno contribuisce a diffondere la cultura della filantropia e a realizzare progetti di utilità sociale attraverso sia erogazioni liberali, sia donazioni di beni.

Ad aggiudicarsi il riconoscimento di Donatore dell’anno è stata la famiglia Barchet che – si legge nella motivazione – “rappresenta un esempio virtuoso di come il dono possa essere contagioso. Da una ragazza che, a dispetto dei luoghi comuni, ha saputo guardare lontano e mettersi in gioco in prima persona fino al coinvolgimento dell’intera famiglia in nuove avventure di dono. Il loro esempio dimostra che il dono può essere un potente strumento per annullare le distanze: quelle tra generazioni, tra persone geograficamente distanti e permette di costruire comunità in cui è desiderabile vivere”. Tutto è infatti partito da Sara, uno dei sei figli della coppia Barchet che a scuola, nel 2014 alle elementari rimane colpita da un incontro con l’associazione “Insieme si può…” sul tema dell’acqua.
«Mi ha colpito la storia di Zaira, una ragazza ugandese che si stava dando da fare per costruire un pozzo per evitare i rischi che bambini e ragazze corrono quando devono procacciarsi l’acqua», racconta Sara che decide di seguire l’esempio di Zaira e inizia a risparmiare e a rinunciare agli acquisti personali. Nell’aprile del 2018 viene finalmente inaugurato il pozzo di Sara in una scuola ugandese. Ma il suo gesto è contagioso e l’11 febbraio di quest’anno viene inaugurato un altro pozzo in Karamoja, frutto questa volta dell’impegno dei genitori di Sara, Nicola e Mariaelena che hanno approfittato del loro trentesimo anniversario di matrimonio «la nostra idea è stata condivisa da tanti amici» raccontano, aggiungendo «la nostra famiglia ha sempre tenuto le porte aperte al bisogno dei vicini e non solo». Un bene contagioso. Sara oggi ha un desiderio: «Vorrei essere un scintilla, perché ognuno nel suo piccolo può fare la differenza».

La fundaraiser dell’anno, Giovanna Bonora, ha iniziato il suo cammino nel non profit da giovane, a Ferrara come attivista per Amnesty International, mentre i primi passi nella raccolta fondi li ha compiuti con Fondazione Ant dove si occupava di corporate fundraising, ma anche di gestione dei volontari, banchetti e tanto altro. Ha poi lavorato in diverse organizzazioni non profit prima di approdare all’Università Bocconi di Milano dove si occupa di Major Donor. Bonora, secondo le motivazioni del premio “incarna lo spirito del fundraiser animato e guidato dal desiderio di fare qualcosa per cambiare il mondo. Negli anni ha saputo mettersi in gioco in diversi ambiti e in diverse attività fino a ricoprire un importante ruolo all’interno di un prestigioso ente internazionale di istruzione universitaria. Il suo percorso professionale – si legge ancora – è caratterizzato da una costante attenzione alla formazione continua e alla condivisione con colleghi e fundraiser alle prime armi». A chi le chiede cosa si augura Bonora per il futuro risponde di non voler «perdere l’entusiasmo» e cercare di non tradire «la Giovanna ragazzina, attivista per i diritti umani perché è così che ho cominciato».

Il premio è realizzato in collaborazione con il Festival del Fundraising, con il sostegno di Fundrai-serPerPasione, Fundraising Km Zero e con la partnership tecnica dello Studio Romboli.
I due vincitori sono stati scelti fra i finalisti da una Giuria Esterna composta dagli ultimi 3 vincitori del premio IFA (categoria Fundraiser) – Alessandro Benedetti (Fondazione ospedale pediatrico Meyer), Roger Bergonzoli (Fondazione Santa Rita da Cascia) e Alessandra Delli Poggi (Airc); 
dal presidente in carica e il past-president di Assif Nicola Bedogni e Luciano Zanin; dal presidente in carica e dal pas-president dell’associazione Festival del Fundraising, Mauro Picciaiola e Stefano Malfatti; da
i direttori delle testate giornalistiche di settore: Stefano Arduini (Vita non profit) ed Elisabetta Soglio (Corriere Buone Notizie). 


Il vincitore nella categoria Fundraiser dell’anno riceverà come premio la possibilità di accedere gratuitamente al processo di certificazione delle competenze di fundraising CFRE (Certified Fun- draising Executive) rilasciato da CFRE International; mentre il vincitore nella categoria Donatore dell’anno potrà indicare liberamente un’organizzazione Non Profit italiana alla quale far pervenire, attraverso Assif, una donazione economica del valore di 500 euro.

Nelle immagini momenti della premiazione

Fonte

Rispondi