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Cronaca

Insetti, “bioraffinerie” per produrre energia e compost

Trasformare i fanghi di depurazione di acque reflue, letame e scarti dell’industria agroalimentare o della gestione del verde in biocarburanti avanzati, materiali innovativi biodegradabili o fertilizzanti agricoli (ammendanti) attraverso gli insetti che si nutrono di materia organica in decomposizione. È questo l’obiettivo di un progetto condotto da un team di ricercatori del Centro Enea della Casaccia che punta ad alimentare le larve di “Black Soldier Fly” – un dittero saprofago – con il cibo di cui lui va particolarmente ghiotto quali sono appunto gli scarti organici. Durante la crescita – spiega una nota dell’enea – le larve riescono ad operare la bioconversione di questi substrati organici, trasformandoli in molecole quali lipidi, proteine e polisaccaridi che possono trovare applicazione in campo energetico, cosmetico, farmaceutico e agroindustriale.

Inoltre, nel’ambito del progetto, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Entomologia Sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, è stata messa a punto una vera e propria “bioraffineria” di piccole dimensioni che punta a sfruttare materiali da smaltire per ottenere biocarburanti avanzati ma anche nuovi materiali per la chimica verde, come bioplastiche e rivestimenti biodegradabili, in linea con i principi dell’economia circolare. Oltre alla biomassa di insetti – si legge in una nota dell’enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile -, attraverso il processo di bioconversione si ottengono deiezioni e residui che possono avere un elevato valore agronomico se utilizzati come ammendanti per favorire la crescita delle piante in agricoltura o nel florovivaismo.

Il processo di bioconversione è caratterizzato da un’elevata efficienza, dato che le larve riescono a metabolizzare e ridurre in soli 15 giorni fino all’80% del volume del substrato organico. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che il microbioma dell’apparato digerente di questo insetto riesce a modificare la microflora del substrato, riducendo la carica di eventuali batteri nocivi quali Escherichia coli e Salmonella enterica e senza che le larve (o gli esemplari adulti) ne diventino portatori.

«Il nostro obiettivo è incrementare l’efficienza del processo e caratterizzarlo determinando il profilo nutrizionale e lipidico e il contenuto di polisaccaridi come la chitina negli stadi maturi dell’insetto con la prospettiva di amplificare e migliorare la strategia di utilizzo di questa specie, che finora è stata considerata solo nella produzione di farine proteiche per la zootecnia», sottolinea Silvia Arnone del Laboratorio Biomasse e Biotecnologie per l’Energia dell’Enea.

Nel mondo si contano oltre 4mila specie di insetti saprofagi che nutrendosi di materia organica come vegetali, carcasse di animali o escrementi, permettono al substrato di decomporsi e diventare nuovamente disponibile per piante e altri esseri viventi, svolgendo un importante ruolo nel ciclo della vita.
«Prove preliminari con tre regimi alimentari e diverse composizioni del substrato hanno dato risultati incoraggianti, propedeutici alla messa a punto di prove sperimentali su una scala maggiore con fanghi in combinazione con altre biomasse di scarto, come la frazione organica dei rifiuti urbani o il digestato, un sottoprodotto derivante dalla fermentazione anaerobica delle biomasse», conclude Arnone.

In apertura compost da Pixabay

Fonte

 

 

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