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Cronaca

«Jovanotti? C’è chi fa ambientalismo perché ci crede e chi perché è obbligato»

Lorenzo Cherubini ieri ha messo da parte il sorriso, l’aria scanzonata di chi non si prende troppo sul serio e le frasi da baci Perugina e si è sfogato online. Dopo mesi di frasi di circostanza («il mio pubblico non è di hooligans, il mio pubblico è intelligente» o «viviamo in un Paese dove le cose vengono bloccate ancora prima di farle») cercando di mantenere l’allure di nuovo guru dell’ambientalismo ieri su Facebook ha deciso di uscire allo scoperto.

Un risultato grottesco che si concretizza in una lezione di ambientalismo agli ambientalisti condito da insulti e insolenze.

«Non mi sarei mai aspettato», scrive «che il mondo dell’associazionismo ambientalista fosse così pieno di veleni, divisioni, inimicizie, improvvisazione, cialtroneria, sgambetti tra associazioni, protagonismo, narcisista, tentativi di mettersi in evidenza gettando discredito su tutto e su tutti, diffondendo notizie false, approfittando della poca abitudine al “fact checking” di molte testate”», scrive il cantante.

Tra queste testate probabilmente c’è Vita che più volte ha affrontato il problema (con un’intervista al direttore generale del WWF Gaetano Benedetto e con alcuni appunti sull’organizzazione dell’evento)

«E dire che fino a ieri né io né nessuno di Enpa aveva mai parlato del Jova Beach Party. L’unica cosa che ho fatto è stato retwittare una volta un contributo che parlava della vicenda», spiega ridendo la presidente Carla Rocchi, «sono abituata a guardare il bicchiere mezzo pieno e mi fa piacere che ci abbia citato, nonostante tutto, in un’accezione positiva».

«Detto questo, se ci sono delle critiche, anche se non espresse direttamente da noi, non vedo il problema. Secondo me il problema di Jovanotti è che questo evento invece di essere accolto da tutto il mondo in maniera trionfale, come si aspettava, ha ricevuto delle critiche. Mi dispiace che sia andata così, davvero. Però tutti veniamo criticati. Anche avrei voluto essere la prima ballerina del Bol’šoj ma c’è chi ritiene non sia adatta».

Poi Rocchi entra nel dibattito: «Quello che deve essere chiaro a Jovanotti è che la sola presenza numerosa è un problema innegabile. Poi uno mette sul piatto da una parte l’impatto che genera e dall’altra il messaggio lanciato e può darsi che i conti personali dia un risultato positivo. Nessuno di noi può pensare di fare cosa senza che abbiano un risvolto. Il miglior favore che si può fare a natura e animali è astenersi. Jovanotti è convinto che sia importante lanciare quel messaggio in questo modo. Penso sia possibile non essere d’accordo». Sulla lezione di ambientalismo Rocchi la chiude con una battuta: «Enpa esiste dal 1891. Io non insegno ai gatti ad arrampicarsi».

Ma per Rocchi più che l’esternazione su Enpa ad essere irricevibile è il discorso generale sull’ambientalismo italiano. «Noi di Enpa abbiamo appena ricorso contro l’apertura della caccia, un tavolo che vedeva al tavolo tutte le grandi associazioni. Se dobbiamo discutere naturalmente lo facciamo. Non lo andiamo a dire in giro e generalmente troviamo una sintesi. Ognuno di noi ha una propria specificità e lavora nel proprio ambito».

La musica per il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani «è un veicolo straordinario per messaggi come quello ambientale. È per questo che noi dal 1989 organizziamo a Grosseto Festambiente, la nostra festa nazionale da cui passano oltre 100mila persone. Prima della caduta del Muro di Berlino facevamo già la raccolta differenziata, non c’era la plastica usa e getta, c’erano iniziative per la mobilità collettiva e alimenti biologici. Lo scorso anno, prendendo proprio questo modello, abbiamo firmato un percorso sulla riduzione dell’impatto ambientali degli eventi a cui hanno aderito tra gli altri il Concertone del Primo Maggio, la Note della Taranta di Melpignano, Arezzo Wave e Umbria Jazz».

Insomma da un lato da parte di Legambiente non c’è alcuna posizione ideologica contro al Jova Beach Party, dall’altro però l’associazione non ha nulla da farsi insegnare dal cantante. «Legambiente esiste da 39 anni. Dire che parliamo di Jovanotti per farci pubblicità significa non sapere chi siamo. Anche noi siamo stati contattati da una star nazionale del livello di Cherubini. Ci è stato chiesto di prestare la nostra immagine e il nostro marchio per un tour. Abbiamo chiesto un certo numero di condizioni minime per accertare. Siccome non tutte erano garantite abbiamo rinunciato. Il nome è l’unico nostro patrimonio insieme alla nostra autorevolezza. Non siamo disposti a metterla a repentaglio».

La rivalità con il WWF secondo Ciafani «è lunare. Insieme a loro lavoriamo da almeno 22 anni. Com’è stato sul nucleare o per la chiusura delle centrali a carbone. In questi giorni stiamo lavorando sul un Piano energia e clima più ambizioso di quello che il Governo ha pubblicato qualche mese fa».

«I toni e le argomentazioni di quel post mi hanno stupito», continua Ciafani, «i rilievi che Legambiente ha fatto, relativi alla nidificazione del fratino e della tartaruga Cara Cara, erano circostanziati e puntuali. Detto questo c’è chi fa ambientalismo perché ci crede e chi perché è obbligato», affonda in conclusione il presidente.

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