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Cronaca

La favola in rosa delle operaie di Stienta, che salvano la fabbrica che le aveva licenziate

A Stienta, piccolo comune del rodigino, la bella storia tutta al femminile di 22 ex lavoratrici della Cooperativa Polesana Abbigliamento: chiusa per crisi, ricomprano insieme l’attività, riavviandola con successo e riprendendosi il lavoro perduto

Potrebbe sembrare la classica storia, come tante altre, di rivincita lavorativa, se non fosse che a renderla unica e speciale sono i protagonisti, o meglio le protagoniste: un gruppo di 22 donne, licenziate dall’azienda per cui lavoravano, che dopo pochi mesi dalla cessazione dell’attività hanno comprato la società in cooperativa, riavviando la produzione.

La storia è ambientata a Stienta, piccolo comune veneto in provincia di Rovigo, 3253 abitanti in tutto, dove lo scorso marzo la Cooperativa Polesana Abbigliamento (Capa), fornitrice di abiti per le grandi firme della moda italiana, è costretta a chiudere i battenti a causa della crisi. Le 22 ex lavoratrici, destinate alla disoccupazione, decidono di non perdersi d’animo e di investire i propri risparmi, disoccupazione compresa, per ridare vita a una nuova cooperativa e riprendersi il lavoro che avevano perso. Così, accompagnate nel percorso da Legacoop Veneto, le ex dipendenti sono diventate imprenditrici e lo scorso luglio hanno fatto nascere sulle ceneri della vecchia cooperativa il Centro Moda Polesano, che non solo ha ripreso pochi giorni fa l’attività preesistente, mantenendo gli ordini degli ex clienti, ma l’ha anche ampliata trovando nuove commesse all’estero. Una crescita che ha permesso alle neo imprenditrici di assumere subito 11 nuove dipendenti e ulteriori lavoratori in seguito, per un totale di 39 persone attualmente occupate nello stabilimento. E l’obiettivo è di arrivare in tempi brevi a non meno di 45/50 addette.

Stienta

 

Tra le protagoniste di questa rinascita c’è Rossella Zampini, responsabile amministrativa della nuova cooperativa, che avrebbe dovuto andare in pensione, ma che si è rimessa in gioco rischiando tutto. “L’ho fatto perché amo l’etica del lavoro – spiega Rossella – La mia vita è stata fondata sul lavoro, come la Costituzione, e non ho mai voluto essere di peso allo stato. E poi ora ho l’importantissimo compito di formare le mie ragazze, – le chiama affettuosamente così – quelle che dovranno succedermi quando davvero andrò in pensione, il primo di giugno del prossimo anno”.

L’operazione realizzata dalle lavoratrici di Stienta tecnicamente si chiama workers buyout (WBO): i dipendenti, invece di accettare il licenziamento, si riorganizzano in cooperativa e diventano allo stesso tempo “padroni” e dipendenti dell’azienda per cui lavoravano. In Veneto i WBO hanno interessato dal 2010 ad oggi sette aziende per un totale di 236 occupati, 2,4 milioni di capitale sociale e 5,3 milioni di risorse impiegate (se si contano gli interventi di Veneto Sviluppo, Coopfond – fondo mutualistico di Legacoop – e Cooperazione finanza impresa). Con l’indiscusso record di un 100% di successo. Ma la cooperativa Centro Moda Polesano di Stienta, il settimo WBO in ordine di tempo, ha stabilito un record tutto suo: è il primo caso di WBO al femminile. Ve l’avevamo detto che questa storia aveva qualcosa di speciale.

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