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Cronaca

La grande attesa per il Palio

La prima corsa si svolse nel 1664

I giorni dell’anno che un vero senese aspetta di più sono quelli del Palio, ovvero il 2 luglio e il 16 agosto.  Ma cos’è il Palio? Come si può spiegare ad un turista o a qualcuno che non è del posto che importanza ha il Palio per un senese?  Il Palio ha origini remotissime, il primo si corse nel 1664, e consiste in una corsa di dieci cavalli che ha luogo nella celebre Piazza del Campo.

Siena è divisa in diciassette piccole regioni, chiamate contrade, e ogni cavallo partecipante alla gara ne rappresenta una.  Ma il Palio non è una semplice corsa di cavalli a differenza di come può sembrare, per riuscire a capire cos’è veramente bisogna entrare nella mentalità di un senese.                                   Ogni senese viene battezzato in una contrada poco dopo essere nato e sin da bambino si sente parte di essa, partecipando a cene ed eventi organizzati dalla contrada stessa.  Come nel calcio la tifoseria di una squadra può essere gemellata o rivale con un’altra, anche a Siena due contrade si possono definire tra loro come amiche o nemiche.  Il concetto, in particolare, di rivalità, è però molto diverso da quello calcistico. Una contrada che corre, nel caso avesse poche possibilità di vittoria, gareggia spesso per danneggiare quella nemica, non provando nemmeno a cercare di vincere e puntando, piuttosto, ad ostacolare in tutti i modi possibili, anche i più scorretti, quella rivale.  Durante la corsa è veramente permesso di tutto, il fantino con il suo nerbo, una specie di frusta, non solo incita il proprio cavallo ma lo utilizza anche per colpire un altro fantino, cercando di disturbarlo o farlo addirittura cascare. 

Nel Palio non solo è possibile ma addirittura consuetudine corrompere i fantini delle altre contrade.  Quando si vedono, nell’attesa della partenza, i fantini parlottare tra loro, essi non fanno altro che accordarsi. Per farlo i fantini hanno a disposizione delle somme di denaro messe a disposizioni dalle varie contrade. Le strategie sono preliminarmente decise a tavolino dai vertici delle contrade. Una contrada ha un suo organigramma ben preciso con in cima un responsabile chiamato “capitano”. Dietro al Palio, è questo è uno degli aspetti più belli e puri dell’evento, non c’è nessun interesse economico. I fantini corrono è vero dietro compenso, sono speso dei mercenari, ma dalla vittoria di un Palio, una contrada non ottiene nessun ritorno economico. La vittoria serve solo a riempiere d’orgoglio i contradaioli ed a permettere di sfottere i rivali.

Anche questa è la bellezza del Palio, a distanza di tanti anni, quasi quattrocento dalla prima edizione, le regole non sono mai cambiate e possiamo così tornare per poco tempo nella Siena post rinascimentale.  La rivalità fra due contrade è davvero tanta, basta pensare alla grande tensione che si può avvertire fra alcuni senesi quando corre la contrada nemica. A volte si prova più gioia a veder perdere “la rivale” che vincere la propria contrada, come successo in quest’ultimo Palio per i contradaioli della Torre dopo il secondo posto dell’acerrima nemica, l’Oca.

L’ultimo Palio ha visto trionfare la contrada del Drago, capace di rimanere in testa per tutti e tre i giri previsti, andando così a trionfare e a vincere il Palio in onore della Madonna di Provenzano.  Quella del 2 luglio è stata una “carriera” (si chiama così la corsa, non chiamatela mai né corsa né gara, i senesi potrebbero offendersi) particolare, c’era tanta attesa e soprattutto tanta curiosità nel vedere quale cavallo riuscisse a vincere, dato il grande equilibrio e l’assenza di un vero favorito. I cavalli, dopo una selezione che avviene nei giorni precedenti, vengono estratti a sorte. La sorte è uno degli elementi chiave del Palio, è necessaria per avere un buon cavallo, è fondamentale in gara, dove può vincere anche un cavallo che disarciona un fantino (il quadrupede si chiama in questo caso “scosso”).

Dopo la vittoria, secondo tradizione, i contradaioli del Drago sono scesi in piazza per festeggiare il fantino vittorioso Andrea Mari detto “Brio” (ogni fantino ha un soprannome) e, soprattutto, per prendere il cosiddetto drappellone, “cencio” per i senesi, il premio che viene consegnato alla contrada vincitrice.  Il “cencio” è un drappo rettangolare di tessuto, dipinto da un artista. Il “cencio” dell’ultimo Palio è opera di Emilio Giannelli, il noto vignettista del Corriere della Sera, senese DOC e contradaiolo, guarda caso, del Drago. Ormai dal maggio del ‘99 l’amministrazione comunale di Siena ha messo in pratica tutta una serie di iniziative per tutelare i cavalli impegnati nella corsa: non vengono più somministrate all’animale sostanze stimolanti ed inoltre tutti i cavalli che partecipano devono avere una serie di requisiti.

 

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