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La sociologa etiope vittima di razzismo

La giovane donna, in Italia ormai da molto tempo e perfettamente integrata, ora teme seriamente per la sua incolumità. Un vicino di casa l’ha ripetutamente minacciata e ha ucciso una delle sue capre.

Agitu Idea Gueta è una giovane donna etiope, arrivata per la prima volta in Italia a 18 anni per studiare sociologia, per poi tornare nel suo paese d’origine. Dopo il 2010 in Etiopia la situazione politica cominciava a diventare preoccupante e carica di tensioni, perciò Agito ha deciso di fuggire e tornare nel nostro paese per condurre una vita tranquilla.

Da circa cinque anni abita nella valle dei Mocheni, in Trentino, dove gestisce un allevamento biologico di capre, che producono latte e yogurt di qualità. Agitu ama le sue bestie e il suo lavoro, si è integrata perfettamente nel territorio trentino ed è stimata dagli abitanti locali, anche perchè è partita dall’idea di allevare specie di capre autoctone per valorizzare la biodiversità e i terreni del demanio abbandonati dagli allevatori locali nel corso degli ultimi decenni.

Nel corso dell’ultimo anno per Agitu è iniziato un periodo di tensione e preoccupazioni, dovute al crescente clima xenofobo e in particolare alle minacce di un uomo residente in zona, che più volte le ha messo le mani addosso spaventandola, oltre ad aver ucciso una delle sue capre. Un giorno mentre lavorava nella sua tenuta, Agitu è stata afferrata bruscamente da dietro e presa per il collo dal solito uomo che le gridava : “Sporca negra, ti uccido, devi morire.” La giovane donna, dopo essere riuscita a liberarsi dalla presa grazie ad un calcio ben sferrato, è fuggita riuscendo a chiamare i carabinieri e ad immortalare l’uomo mentre le bucava le ruote della macchina.

Numerose le manifestazioni di solidarietà giunte dalla popolazione locale, che però non bastano a tranquillizzare la donna, consapevole che ci sia a piede libero un individuo così violento e pericoloso. Non è la prima volta che Agitu sporge denuncia, ma purtroppo ancora non è stato fatto molto per la sua tutela, tant’è che è ormai arrivata al punto da non riuscire a dormire la notte per paura che le succeda qualcosa. “Vivo in Italia da molti anni e non ho mai avuto paura, non mi sono mai sentita discriminata per il colore della pelle, è la prima volta che mi capita di avere paura e di ricevere questo tipo di insulti”, afferma la donna.

La storia di Agitu è simile a quella di tanti altri giovani etiopi e non solo, costretti a fuggire dalla proprie terre in cerca di pace e stabilità. La donna racconta: “Ero impegnata con un gruppo di studenti contro il land grabbing, denunciavamo l’illegalità degli espropri forzati dei terreni agricoli, voluti dal governo a spese dei contadini locali per favorire le multinazionali che li usano per coltivare cereali e monocolture destinate all’esportazione. L’Etiopia è un paese ancora agricolo e queste politiche del governo riducono alla fame i contadini che sono costretti a lavorare per le multinazionali per 85 centesimi di dollari al giorno.” Molti dei compagni di Agitu sono scomparsi in circostanze misteriose e di loro non si è più avuto notizia.

Questi episodi costituiscono un campanello d’allarme per l’Italia tutta, non tanto perché espressione di una paura del diverso, che esiste da sempre in ogni luogo e cultura, quanto per pregiudizi, anch’essi duri a morire, fomentati soprattutto dall’ignoranza.

 

 

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