Anche la copertura dei ghiacci ha raggiunto il suo secondo minimo storico, mentre il ghiaccio invernale nel mare di Bering è al livello più basso. E il cambiamento è globale

“Il continuo riscaldamento dell’atmosfera e dell’oceano in Artico sta determinando un grande cambiamento nell’ambiente”: lo fa “in modo prevedibile, ma per certi versi, anche inatteso”, scrivono gli esperti. “Nuove minacce stanno emergendo rapidamente evidenziando il livello di incertezza nelle dimensioni del cambiamento ambientale che ci attende”.

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Le temperature dell’Artico dal 2014 al 2018 “hanno superato tutte le precedenti misurazioni fatte dal 1900”, sottolineano gli esperti del Noaa. Nell’ultimo periodo di osservazione, tra ottobre 2017 e settembre 2018, la temperatura annuale media dell’Artico è stata di 1,7 gradi più alta della media registrata tra il 1981 e il 2010. Anche la copertura dei ghiacci ha raggiunto il suo secondo minimo storico, mentre il ghiaccio invernale nel mare di Bering è al livello più basso. Un Artico così ‘bollente’ determina una riduzione della differenza di temperatura tra nord e sud, togliendo di fatto la ‘benzina’ che alimenta la corrente a getto polare, un flusso di forti venti che soffiano all’altezza a cui volano gli aerei.

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La corrente a getto sempre più ondivaga “permette che l’aria calda penetri più a nord, mentre l’aria fredda si spinge più a sud”. E’ inevitabile dunque che gli eventi atmosferici diventino sempre più anomali, “sia nell’Artico che alle medie latitudini. Eventi estremi di rilievo includono l’ondata di caldo registrata al Polo Nord nell’autunno 2017, la serie di importanti tempeste invernali nella parte orientale degli Usa nel 2018 e l’estrema ondata di gelo avvenuta in Europa nel marzo 2018, definita come la ‘bestia dell’est'”.

Fonte: ansa.it

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