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Cronaca

Lettera documento che il maestro acconciatore Giuseppe Piras ha scritto

Nessuno si sarebbe mai aspettato una pandemia così atroce per l’umanità che ha letteralmente messo in ginocchio il mondo intero. Siamo entrati, da alcune settimante, in un tunnel dell’emergenza dal quale dobbiamo uscirne più forti di prima. Così come è vitale che venga messa al primo posto la salute dei cittadini. I dati delle autorità scientifiche, quelli diramati dalla Protezione civile, ci fanno ben sperare anche se con

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cauto ottimismo. E soprattutto al Sud dove, grazie alle maggiori misure del lockdown e alla responsabilità dei cittadini, il Covid19 non si è diffuso come al Nord. Tuttavia, proprio a partire dalla “fase due”, è necessario affrontare il rilancio dell’economia con vigore e meno burocrazia. Ed è qui, in questo contesto difficile e drammatico, che con coraggio la nostra “Associazione 2020” vuole inserirsi e sviluppare alcune proposte di merito in riferimento al comparto degli acconciatori e dei centri estetici.
      La nostra realtà associativa opera nel mondo del sociale. Ed è ben radicata nella città di Napoli. Offriamo servizi di informazioni, assistenza ai disoccupati; abbiamo lo sportello pensionati. Assistenza alle categorie degli artigiani e dei commercianti. A chi ha bisogno, agli ultimi e a chi vive con disagio.
      E proprio in queste ore che tanti dei nostri associati, che sono imprenditori nel campo dell’estetica e delle acconciature, ci hanno interpellato con disperazione. Un mese circa è un’enormità a nostro avviso. È possibile cambiare programma d’apertura nello step successico alla fase più critica dell’epidemia.
      Sono anni che denunciamo il dilagare del mondo irregolare che ruota intorno al nostro settore. Ma nulla cambia. Il governo, le istituzioni e gli enti locali ora si facciano carico di questi aspetti ed attuino norme ad hoc che contrastino l’illegalità. Pene severe e forti sanzioni per chi non lavora con i dipsositivi di sicurezza e per chi non applica i protocolli igienico-sanitari stabiliti dalle Asl. E soprattutto per chi non paga le tasse e i tributi allo Stato.
      Intanto ricordiamo alcune cifre. Confartigianato stima una perdita di 1.078 milioni pari al 18,1% del fatturato annuo. E parliamo di 141mila aziende in Italia: Milano, Torino, Napoli, e Roma sono le prime città. Il totale del giro di affari è di sei miliardi.
      Immediatamente, nella fase di rilancio, sarà necessario adottare misure a sostegno delle nuove attività, con incentivi e sgravi fiscali per il comparto benessere. Favorire l’inserimento dei giovani nel nostro mercato del lavoro; sviluppare, dunque, l’occupazione, la formazione, la sicurezza nei luoghi di lavoro nell’era Covid19. Inoltre è fondamentale, più di prima, lanciare campagne di sensibilizzazione contro ogni forma di lavoro nero. Mentre a livello europeo si lavora per definire standard di prestazioni elevate, nel nostro Paese, secondo Confartigianato, il tasso di irregolarità nel settore dell’acconciatura e dell’estetica è del 26,3%; mentre la media del lavoro irregolare nel totale delle attività economiche è del 15,3%. Una sproporzione che non possiamo più accettare. Sono quindi pesanti le ripercussioni sulla salute e la sicurezza del consumatore e i danni sia per le imprese del settore benessere sia per l’economia del Paese.
      Nel mondo l’Italia si dimostra essere forza trainante con maggiore potenziale di sviluppo. Soltanto nel comparto delle spa, dei saloni acconciatori e dei centri estetici c’è stato l’incremento del 9,8% secondo l’Ufficio studi di Confesercenti Immagine e Benessere. Il nostro paese è tra i primi dieci tra turismo e cura del copro, come riporta il “Sole 24 Ore” con 3,2 miliardi in crscita annua pari al 32% rispetto al 2015.
      Solo nella realtà della della regione Campania abbiamo 16mila tra saloni acconciatori e centri estetici con 64mila addetti. Mentre a Napoli sono 8mila con 36mila occupati. Casartigiani Napoli ha stimato una perdita di oltre trenta milioni di euro che per il nostro territorio rappresenta la morte di tante attività le quali non vedrebbero più la riapertura.
       Sin dai tempi degli studi, tra i banchi delle accademie professionali, sono impartiti gli insegnamenti sulla sicurezza e su tutte le norme igienico-sanitarie. Ma con rigore e non superficialità. Perché sappiamo di svolgere mestieri particolari. A partire dalla normativa dell’Unione europea, le leggi nazionali e i regolamenti Regionali e Comunali.
      Infine e rapidamente, chiediamo che governo, parti sociali, tutte le categorie attinenti e le istituzioni si siedano attorno ad un tavolo per affrontare con concretezza la ripresa immediata e la riforma del comparto per tutelare le migliaia di imprese. Il primo Giugno – che poi è il tre – è troppo lontano.

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